E Neruccio diceva il vero.

Sono misteri dello spirito umano codesti, mille volte osservati, ma inesplicati sempre, che forniscono argomento a cui mette fede nella palingenesi e nelle nuove dottrine di Alano Kardec e di Flammarion. Certo che da essi non si giunge a trarre veruna diretta illazione; sfuggono ad ogni analisi psichica e fisiologica e si smarriscono in quello sterminato oceano che si chiama: il caso. Certo parimente, tuttavia, che esercitano soventi una grandissima influenza su le umane vicende.

Gli amori improvisi, subitanei, determinati da un semplice sguardo, quasi scintilla determinante lo incendio, noi mal sappiamo spiegarceli, se non per via di cosiffatti amori, i quali — nella genesi dell’amore — sono come i tempi preistorici in quella dell’uomo.

Quando una di cotali donne, che — relativamente a voi potrebbesi chiamare predestinata e fatale — vi cade la prima volta sott’occhio, voi non avete più indagini a fare, nè dimande a rivolgere al vostro cuore: amate già, amate quasi di un affetto antico, congenito: quella donna pare che, in qualche guisa, o sia già stata o debba indubiamente esser vostra, sicchè vi appartenga ad ogni modo; onde voi — da quel primo istante — la seguite, pigliate interesse ad ogni suo moto, ad ogni sua parola, ad ogni suo sguardo, non diversamente appunto che se si trattasse di persona a voi legata dai vincoli più sacri.

Tanto era avvenuto di Neruccio a proposito di Bianca.

E la giovinetta subiva tanto più il fascino degli orizzonti affatto nuovi e completamente ignorati, che le andavano schiudendo le calde dichiarazioni del suo amatore, inquantocchè la situazione istessa in cui si trovava rimpetto a lui, aggiugnesse loro irresistibili attrattive.

La circostanza che glie lo aveva fatto incontrare la prima volta, era stata di natura da legarla a lui con un nodo indissolubile: quello della riconoscenza. Il transito da questo affetto, già per sè medesimo sì dolce, a quello anche più dolce dell’amore — sovratutto col valido efficente delle idee disperate che la predominavano — doveva necessariamente operarsi spontaneo e rampollare come cosa da cosa.

L’isolamento da cui sentivasi minacciata, le paure che le ispirava l’avvenire, non potevano che concorrere a spingerla tra le braccia dell’uomo, che in tanta miseria le profferiva, come refugio, il suo amore.

— Ebbene, sì — ella gli rispose, arrossendo — vi sono grata, messere, de’ sentimenti vostri, e li accetto tanto maggiormente di cuore, che non è più alla nepote invidiata del ricco e possente castellano, ma alla povera orfanella, priva omai di tetto come di famiglia, che si rivolgono le generose vostre proposizioni!... noi uniremo insieme i nostri dolori, per formarne una gioia: quella del nostro reciproco amore; poichè anch’io vi amo, Neruccio, ah, sì.... e anch’io sino da quella sera funesta che fu l’origine di tutte le mie sventure.... ci staccammo allora l’uno dall’altro e per sempre, e pure un’arcana voce del core mi andava susurrando tratto tratto che vi avrei riveduto.... la vostra imagine mi stava sempre dinanzi!

— E così a me la vostra, madonna! io la serbava nel più intimo del core, siccome reliquia di Terrasanta, e ogni giorno le inalzava una prece, un voto, che in questo punto Dio mi concede la suprema gioia di veder sodisfatta!