Che anche Bianca fosse così minacciata?
Laonde non indugiò guari a retrocedere ed a restituirsi alla sua capanna.
Sospirando, singhiozzando e senza quei riguardosi preamboli che la situazione della sventurata giovinetta avrebbe richiesto, ma che la scarsa retorica non gli consentiva; le annunziò il miserando fine dell’avolo suo e quali pericoli sovrastassero a lei stessa.
Nella piena del proprio dolore, Bianca dichiarava esser pronta a sfidarli, ad affrontarli.
Ma Neruccio, con le sue vive ed amorevoli istanze, i due Rinolfo, coi rispettosi consigli, giunsero a rimuoverla dal disperato proponimento.
Terremoto si proponeva di guidarla in salvo.
Da due giorni ed ormai quasi due notti, e’ non s’era preso un attimo di sonno o di requie. Ma era di ferro.
Egli l’avrebbe menata presso i signori di Santafiora, amici dell’avolo suo e suoi naturali difensori.
Bianca esitò ancora un poco; volle opporre qualche altra obiezione; ma finì per lasciarsi persuadere ed accondiscendere. E, nella istessa notte, con la scorta del suo fido vassallo, lasciando Neruccio affidato alle cure del vecchio Rinolfo, partì pedestre dal casolare della Chiappa per alla volta di Castell’Arquato.