Ma quell'ingrato popolo maligno
Che discese da Fiesole ab antico
E tiene ancor del monte e del macigno.
Niccolò Machiavelli nelle sue Storie, lasciando da parte (come aveva già fatto Leonardo Bruni) tutte le leggende medioevali, diceva che i mercanti fiesolani cercarono, fin da tempi remotissimi, di avere un emporio sull'Arno. Cosí a poco a poco s'andarono costruendo capanne, che poi divennero case, le quali formarono una città. Ma ciò sarebbe avvenuto per opera dei Romani, dopo le guerre cartaginesi. Altri suppose che ciò potesse essere avvenuto quando, secondo Livio (187 a. C.), Flaminio viam a Bononia perduxit Arretium.[61] Ma questo primo periodo della storia di Firenze è oscurissimo. Strabone non la nomina neppure; la ricordano Tacito e Plinio, il primo dei quali racconta che insieme con altre città, essa mandò una deputazione a Tiberio, per impedire che la Chiana venisse immessa nell'Arno, dal che temevano una inondazione. Quaranta anni dopo, Floro la ricorda fra i municipia splendidissima, che piú soffrirono ai tempi di Silla, il quale la mise all'asta.[62] Un'antica iscrizione in cui si leggeva: Jul[ia] Aug[usta] Flor[entia] fece ritenere che Firenze fosse colonia romana fondata da Augusto. Ma recentemente il Mommsen sostenne che questa iscrizione si deve riferire non a Firenze, bensí a Vienna nella Gallia[63] Il Liber coloniarum (213.6) la pone tra le colonie dedotte dai Triumviri (colonia deducta a triumviris, adsignata lege Julia). E però qualche scrittore, riferendosi al primo triumvirato la dice fondata da Cesare (59 a. C.), gli altri, riferendosi al secondo, la ritengono fondata da Ottaviano Augusto (43. a. C.). Pure, non ostante il Liber coloniarum, non ostante la citata iscrizione e le parole di Floro, altri scrittori propendono a credere che Firenze sia colonia sillana, opinione cui sembra inclinare anche il Mommsen.[64] Gli scavi recentemente fatti proverebbero, secondo il prof. Milani, direttore del Museo Archeologico di Firenze, che ai tempi di Silla la città aveva già non poca importanza.[65] In conclusione però se si disputa sul primo fondatore della colonia, la esistenza di Firenze colonia romana, non solo è certa, ma gli avanzi dei monumenti ai nostri giorni scoperti ce la fanno sempre meglio conoscere. Le mura romane erano visibili ancora nel Medio Evo, ed alcuni avanzi se ne sono pure trovati ai nostri giorni.
Prima però di questa Firenze colonia romana, ve n'era stata di certo un'altra piú antica, quella cui si dovrebbero riferire le parole di Floro, quando la chiama Municipium splendidissimum. Ma di essa non si sa nulla di veramente certo, e finora si hanno delle ipotesi piú o meno fondate, ma solo ipotesi. Possiamo aggiungere che gli scavi piú recenti han messo in luce alcune tombe italiche assai antiche, ed alcuni frammenti architettonici che, come già dicemmo, si possono, secondo il prof. Milani, ritenere anteriori anche ai tempi di Silla.
Comunque sia di ciò, la Firenze colonia romana aveva la forma dell'antico castrum, un quadrato, traversato da due grandi strade perfettamente orientate, le quali s'incrociavano ad angolo retto nel centro di essa, e la dividevano in quartieri. Il Campidoglio era nel mezzo, là dove piú tardi fu la chiesa di S. Maria in Campidoglio; ivi era anche il Foro, nel luogo stesso dove fu poi il Mercato Vecchio ora demolito. V'erano inoltre nella Città un anfiteatro, che nel Medio Evo fu chiamato il Parlascio, del quale si vedono ancora le tracce presso il Borgo dei Greci; un teatro in via dei Grondi; un tempio d'Iside, dove ora è S. Firenze; le Terme nella strada che ora ne porta il nome.[66] Non è quindi da maravigliarsi se questa città, che del resto era allora assai piccola, e tutta al di qua d'Arno, pretendesse chiamarsi piccola Roma, e cercasse le proprie origini nella tradizione romana. Tutto infatti ne' suoi monumenti parlava di Roma, e ciò trovava naturalmente eco nelle menti e nella fantasia fiorentina donde scaturí poi la leggenda. Anche oggi noi troviamo sempre nuovi avanzi di monumenti romani, esempi di architettura bizantina, nulla di veramente gotico o longobardo, appena qualche traccia di etrusco.
Come è naturale la Città s'andò col tempo allargando, e si formarono dei borghi fuori della mura, il piú grosso dei quali, al di là del fiume, congiunto ad essa per mezzo del Ponte Vecchio. Nella seconda metà del secolo XI, e propriamente nel 1078, se è esatta l'affermazione del Villani (IV, 8), alle palizzate che circondavano questi borghi furono sostituite le nuove mura. Si può credere che di ciò egli avesse notizia sicura, giacché, come sappiamo, sorvegliò alla costruzione del terzo ed ultimo cerchio delle mura incominciate nel 1299 (VIII, 2 e 31), e distrutte in gran parte ai nostri giorni, non restandone ora che alcuni brani.
A cominciare dalle invasioni barbariche una profonda oscurità circonda per lungo tempo la storia di Firenze, e le poche notizie che ne abbiamo, o sono di nuovo leggendarie affatto, o dalla leggenda alterate. Nel 405 Radagasio con un'orda di Goti, cui s'erano uniti altri barbari, si fermò in Toscana, ed assediò Firenze, le cui mura poterono resistere fino all'arrivo di Stilicone generale romano, il quale disfece quelle orde, ponendo a morte il loro capo. La resistenza fatta allora venne assai magnificata, e la vittoria di Stilicone fu attribuita a miracolo. La tradizione aggiunse, che il fatto seguí il di 8 ottobre, giorno di S. Reparata, e che perciò i Fiorentini iniziarono in esso le corse del pallio, e fondarono la chiesa di S. Reparata, cose tutte che sono invece di tempi posteriori. Questa leggenda perciò vale solo a provare, come durasse lungamente in Firenze la memoria dello scampato pericolo.
Segue un secolo d'assoluto silenzio, e poi la Chronica de Origine Civitatis, ci dà la notizia ripetuta qui anche dal Villani, che Totila, flagellum Dei, distrusse Firenze e fece riedificare Fiesole.[67] Al che il cronista aggiunge l'altra leggenda, secondo la quale, dopo essere restata la Città cosí guasta e disfatta per 350 anni, Carlo Magno, imperatore, invitò i Romani a volerla insieme con lui riedificare, a similitudine di Roma, e cosí essa sorse con le chiese di S. Pietro, S. Lorenzo, S. Maria Maggiore ecc. come sono a Roma, e le fu dato anche un territorio di tre miglia intorno alle mura.[68] Si vede qui che la ricostruzione di Firenze fatta, secondo il De Origine, subito dopo la pretesa distruzione operata da Totila, e da lui già ricordata piú sopra, gli sembra prematura, perché Firenze restò lungo tempo ancora in grandissimo abbandono; e quindi, senza troppo confondersi, registra anche la leggenda posteriore, che la fa costruire invece da Carlo Magno, il restauratore dell'Impero.
Ma che cosa possiamo noi trovare di vero in tutto ciò? Nel 542 Totila venne veramente in Toscana, e mandò parte de' suoi ad assediare Firenze. Giustino, che ivi comandava la guarnigione imperiale, chiese allora aiuto a Ravenna, ed all'avvicinarsi del soccorso verso la Città, Totila richiamò i suoi, ritirandosi nel Senese. Inseguito dagl'Imperiali, li disfece; ma non tornò poi contro Firenze, andando invece verso il mezzogiorno d'Italia. Tale almeno è il racconto di Procopio, seguito anche dai moderni.[69] I Goti tornarono, è vero, piú tardi, e furono senza difficoltà padroni della Toscana e di Firenze, dove commisero molte crudeltà; ma non la distrussero. Questi sono i fatti, tutto il resto è aggiunto della leggenda, la quale, col suo linguaggio fantastico, voleva dire, che seguí un lungo periodo di oscurità e di oppressione, da cui i Fiorentini cominciarono a sollevarsi alquanto solo a tempo dei Franchi.