[26]. E qui appunto il codice ha diverse lacune.
[27]. Vedi l'ediz. curata dal Weiland nei Mon. Germ., XXII, 377-475, e ciò che ne dice lo stesso autore nell'Archiv. der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichte, XII, pag. 1 e segg.
[28]. Il Ciampi, che ne pubblicò una parte, e lo Scheffer-Boichorst nei suoi Florentiner Studien.
[29]. Il prof. Santini, che si occupò molto di ciò, ha trovato in Firenze dodici copie di Martin Polono e tre della traduzione, tutte del secolo XIV; altre ancora ne ha trovate il prof. Lami.
[30]. Impressum Florentiae apud Sanctum Jacobum de Ripoli, Anno Domini MCCCCLXXVIII. Altre edizioni se ne fecero nel secolo XVI. Di quest'opera il prof. Santini ha trovato in Firenze tre codici del sec. XIV.
[31]. Il Codice di Napoli è segnato XIII-F. 16. Un altro simile, del secolo XV, continuato fino alla morte di Arrigo di Lussemburgo, è il Laurenziano-Gaddiano CXIX.
[32]. Nella seconda parte della sua opera, Quellen etc., dove dà a questi estratti il titolo di Gesta Florentinorum und deren Ableitungen und Fortsetzungen.
[33]. Parlando di alcuni nobili Saraceni, mandati in quell'anno prigionieri alla Chiesa di Roma, aggiunge: et io gli viddi.
[34]. Arriva fino al 1303, ma l'ultimo paragrafo sembra di mano posteriore. Il paragrafo precedente però narra avvenimenti del 1297, e Brunetto Latini era di certo morto prima (1294).
[35]. Biblioteca Nazionale di Firenze, cl. XXV, cod. 566.