[77]. Cosí dice S. Pier Damiano nella lettera che piú basso citiamo.
[78]. Petri Damiani. Epistolarum libri VIII: Parisiis ex officina nivelliana, 1610, V. a pag. 727. La lettera (pag. 721 e seg.) è indirizzata: Dilectis in Christo civibus florentinis, Petrus peccator, monachus, fraternae charitatis obsequium.
[79]. Tocco. L'Eresia nel Medio Evo. Lib. I, cap. 3, pag. 207-228.
[80]. Passerini. Nell'Arch. Storico Italiano, N. S. vol. III, pag. 43-4; Perrens., I, 85 e seg.; Hartwig, I, 89-9. Capecelatro. Vita di S. Pier Damiano, libro VII. Vol. due: Firenze, Barbèra, 1862.
[81]. «Ad hec ille se inquit, neutrum iubere, neutrum velle, neutrum recipere. «Quin etiam edictum a Preside per legatos suos impetravit, ut quicumque laicorum, quicumque clericorum se ut episcopum non coleret suique imperio non obediret, ad Presidem victus non duceretur, sed traeretur: si quis autem bis minis territus, de Civitate fugeret, ad dominium Potestatis assumeretur quicquid possedisset». Cosí dice la lettera scritta Millesimo LXVIII idus februari, la quale incomincia: Alexandro prime sedis reverentissimo, ac universali episcopo, clerus et populus Florentinus sincere devotionis obsequium. Essa fu stampata piú volte, ma scorrettamente (V. Brocchi, Vite di Santi e Beati, pag. 145. Firenze, 1742; Acta Sanctorum III, luglio, pag. 359 e 379, nelle due vite di S. G. Gualberto); trovasi nel Cod. Laurenziano XX, 22, che è del sec. XI. La lettera, messa in fine del codice stesso, è scritta da mano diversa e alquanto posteriore; ma anche secondo il prof. Paoli, che a mia preghiera l'esaminò, la scrittura ha tutti i caratteri del sec. XI, «e può solo concedersi, che sia della prima metà anzi del primo quarto del sec. XII». Essa piú che una vera e propria lettera, sembra una narrazione in forma epistolare. Lo confermerebbe anche il titolo che ha nel Codice: Incipit textus miraculi quod Dominus, etc. Dovremo ritornare a parlarne.
È chiaro, in ogni modo, che il Potestas qui sopra menzionato, non ha nulla che fare col Podestà dei tempi posteriori. Si tratta della podestà superiore, cioè del duca Goffredo. Il Preside poi deve essere, io credo, il rappresentante di Goffredo nella Città. Sono forme antiche e spesso retoriche, come quelle che si trovano piú tardi nel Sanzanome.
[82]. La medesima lettera, dopo aver narrato che coloro i quali s'erano rifugiati in un oratorio, ed erano stati minacciati, se non si riconciliavano d'essere cacciati, «extra Civitatem pellerentur», aggiunge che essi non vollero obbedire. «Hincque factum est ut.... municipal. presid.... illos extra emunitatem oratorii.... eiceret». Le due parole abbreviate nel codice, furono stampate in molti modi diversi, mutando il verbo, alterando spesso tutta la frase, il che generò grande confusione. A me e ad altri colleghi che ho consultati, pare che debba intendersi: municipale presidium.
[83]. Nuova Antologia di Roma, 1 giugno 1890.
[84]. Nel codice laurenziano già da noi ricordato.
[85]. Rhetor era allora sinonimo di causidicus.