[96]. Nec Marchionem aliquem in Tusciam mittemus sine laudatione hominum duodecim electorum in Colloquio facto sonantibus campaniis. Murat. Antiq. IV, 20. Vedi anche Ficker e Giesebrecht, piú sopra citati, e Pawinski, pag. 31. Si è dubitato che in questi diplomi (di cui non si ha l'originale, ma una copia antica), e piú specialmente nel secondo, possa esservi stata qualche interpolazione, cosa che il Ficker ed il Pawinski contrastano. In ogni modo la sostanza dei due documenti è ora ammessa dai piú autorevoli scrittori. V. Ficker, vol. III, pag. 408; Giesebrecht (4ª ediz.), vol. III, pag. 537-8.

[97]. Amari, Storia dei Musulmani in Sicilia, Vol. III, pag. 1 seg.

[98]. Per maggiore chiarezza usiamo qui la parola Grandi, sebbene in questo senso preciso venisse in uso generale a Firenze solo piú tardi, specialmente ai tempi di Giano della Bella, nel 1293.

[99]. Pawinski, pag. 31, nota 3.

[100]. Nec domum in predictis terminis relevari, neque ad triginta sex brachia interdici permittemus. Pawinski, pag. 34.

[101]. Bonaini, Statuti inediti della città di Pisa, I, pag. 16.

[102]. Si parla assai spesso di conti e di vicecomiti, che in Firenze, finora almeno, non troviamo mai ricordati. Piú tardi ne vedremo entrare qualcuno per le ragioni che diremo.

[103]. Il Pawinski, secondo me, ha torto, quando fermandosi su questo carattere del Comune pisano e di altri simili, trascurando l'elemento popolare, commerciale, che anche a Pisa, come altrove, aveva parte grandissima, vorrebbe far nascere il Comune italiano per opera dei soli nobili.

[104]. Nisi fortitan communi Consilio Civitatis, vel maioris partis Bonorum vel Sapientum... ad commune Colloquium Civitatis... supradictorum hominum consensu et omnibus Pisae habitantibus. Bonaini, op. cit., Vol. I, 16.

[105]. Murat. Antiq. III, 1099. Una poesia attribuita a Guido da Pisa, narrando la guerra fatta nel 1087 dai Pisani, insieme con Genova, Amalfi, Roma, contro i Saraceni in Africa, dà i nomi di quattro Pisani,