[115]. Petrus f. Mingardole, il quale, ad defendendum se de crucifixo, passò illeso attraverso il fuoco. Alcuni storici, non volendo credere alla esistenza allora dell'eresia in Firenze, hanno disputato sulle parole de crucifixo, proponendo che si leggesse invece: cum crucifixo, o de crimine infixo. Ma il fac-simile del codice, pubblicato dal prof. Paoli, non lascia dubbio.
[116]. Infatti Simone della Tosa, posteriore al Villani, che forse copia in questo luogo, parlando del secondo incendio, nel 1117, aggiunge che vi fu allora in Firenze «la resia de' Paterini». Papa Innocenzo III (1198-1216), discorrendo degli eretici scriveva: impii Manichaei, qui se Catharos vel Patarenos appellant (Ep. lib. X, ep. 54, ed. Migne, vol. II, pag. 1147). E negli Annales Camaldulenses (III, App. pag. 396) si trova un giudicato di Sutri, 1141, nel quale si legge: Igitur universi qui vulgo Paterenses vocantur, eo quia, sub iugo peccati, retinebant omnia que de predicta ecclesia sancte Fortunate accipiebant. È chiaro dunque che qui si dava nome di Paterini (che pur furono seguaci d'una setta speciale e ben distinta dalle altre) anche a coloro che occupavano i beni della Chiesa, o in qualche modo la combattevano. Hartwig, II, p. 17 e 21.
[117]. Vedi la Cronica, ad annum. Come abbiamo già detto, tutto quello che si riferisce a questi tempi, trovasi solo nel codice gaddiano, che fu scoperto pochi anni sono nella Laurenziana. La parte che comincia dal 1181, trovasi anche nell'autografo, da piú tempo conosciuto; ma questo è assai difficile a leggersi, e però anch'esso fu poco studiato.
[118]. «Advegna Dio che Ghibellini fussero pubblicati Paterini». Cosí dice il pseudo Brunetto Latini all'anno 1215.
[119]. Il Codice degli Annales I, dice: Rempoctus, non Remperoctus, come fu da altri stampato.
[120]. Ficker, II, pag. 223-4, par. 310; Murat., Antiq. III, 1125.
[121]. Murat., Antiq. I, 315.
[122]. Gli Annales I dicono: deo auctore, Florentini Monte Cascioli igne consumpserunt. Il codice veramente par che dica: de auctore, il che non avrebbe senso. Il Lami propose che si leggesse: de auctoritate, che neppure avrebbe senso. L'interpretazione da noi adottata, fu data dal prof. Paoli, e ci pare assai preferibile. I Fiorentini, combattendo contro l'Impero e parteggiando per la Chiesa, si credevano protetti da Dio, di cui dichiaravano nemici i propri avversari, ai quali perciò davano nome di eretici e Paterini.
[123]. «Teneanla certi gentiluomini Cattani, stati della città di Fiesole, e dentro vi si riducevano masnadieri e sbanditi e mala gente, che alcuna volta faceano danno alle strade e al contado di Firenze». (IV, 32).
[124]. Gli Annales I la fanno durare meno di tre mesi, che nel Sanzanome diventano tre anni. Si può supporre che egli riunisse in uno tutti gli assalti o scaramucce, che assai probabilmente precedettero la guerra vera e propria.