Mccxxviiij anni i Sanesi ruppero pace alli Fiorentini, e per dispetto di Fiorentini guasstaro il castello di Monte Pulciano ch'era racomandato di Fiorentini; e questo fue del mese d'agosto. Poi del mese di settenbre, per fare la vendetta, i Fiorentini cavalcarono popolo e chavalieri nelle terre di Sanesi, sopra il castello d'Asciano e tutto il contado[380] di Siena da quella parte guastarono.

Nel Mccxxx i Sanesi ruppero pace a' Fiorentini. E fu trovato nella cossta del Ppoggio di Montissci, nel contado di Firenze, uno bangno freddo d'una sancta acqua, la quale gueria tutte infermitadi; ed eziandio somilglante fu trovato un altro bangno freddo santissimo, ch'è nella cossta di Monte Morello, sopra lo rivaggio di Tersolla. E ciascuno di questi bangni per lo Comune di Firenze fu dotato di c. braccia di terreno intorno intorno.

E in questo anno, era podestà messer Otto da Bandello, die xxj di giungno,[381] i Fiorentini andaro ad oste sopra la città di Siena, col carroccio e collo stendale ispiegato; e guastando tutto dintorno il contado di Siena infino alle porte, chavalcaro innanzi infino alla roccha di Radicofano ed a San Guilicho e lo Bangno a Petriuolo; e disfecero xxij castella, e talglaro il grandisimo pino da Monte Cilglese e la torre colli serralgli ed istecchati del borgo, infino alle mura. E' Sanesi uscendo fuori per difende', la battalgla fue grande; i Fiorentini gli sconfissero. E le donne vi vennero a conbattere, e Alberto conte di Mangone alla porta puose lo schudo. La mortalitade fu grande, e la terra fu quasi tutta presa; e sed e' non fossero stati misericorduosi,[382] tutta la poteano distruggere a ffuoco ed a ferro. Li prigioni, che nne menaro presi in Firenze, fuorono mcccxxxv huomini; e molte donne belle di Siena fuorono prese, e per forza menate in Firenze per drude di coloro che ll'aveano guadangnate.

Nel Mccxxxij anni i Sanesi, per disspetto di Fiorentini, disfecero il caste[llo] di Monte Pulciano. E tantosto i Fioren[ti]ni cavalcaro sopra Siena, popolo e chavalieri, e tutta la guasstarono; e poi puosero l'assedio a Quercia Grossa, a iiij milgla presso a Siena, e per forza di battalgla la presero; e tutti gl'uomini ke v'erano dentro ne menarono in Firenze in prigione. E fue del mese di settenbre battalglato fortemente con vij difici.

In questo anno s'aprese il fuoco in casa di Caponsacchi, tra lli Spadari; e quivi arse tutta la ruga, e xxij tra omini femine e fanciulli.

Nel Mccxxxiij anni, alla singnoria di messer Torello da Strata, die xviij di maggio, i Fiorentini andaro ad osste sopra li Sanesi, ed asediarono la città di Siena dalle tre parti; e xxij[383] vi gittarono dentro,[384] e per piú onta di loro, v asini vi fuorono manganeggiati; e intorno intorno fue guassta. E liiij die vi stette l'osste.

Ancora l'altro venente apresso di quello, Mccxxxiiij anni, i Fiorentini ritornaro ad oste sopra la città di Siena, e tutto il suo contado infino alle mura guasstarono; e liij die vi dimorarono, e disfecero Assciano ed Arcaleccho e xlv castella; e questo fue a dí ij di giungno. Era podestà di Firenze messer Gianni Giudice di Roma.

In questo anno, la notte della passqua di Natale[385] arse[386] tutto il Borgo di Piazza, oltrarno, dall'uno capo all'altro.

Apresso, l'altro anno, Mccxxxv anni, alla singnoria di messer Conpangnone Poltroni, i Fiorentini e' Sanesi, di lunga guerra ch'aveano fatto, fecero grandissima pace, per patto e condizione che lli Sanesi dovessino rifare Monte Pulciano, e' Fiorentini rifacessero Montalcino; le quali due castella i Sanesi aveano disfatto, per cagione che ss'erano racomandate a' Fiorentini per la mala singnoria ch'e' Sanesi usavano loro. E somilglante aveano facto il conte Unberto e el conte Rosso colgli altri suoi consorti conti di Marema, i quali aveano lxiiij castella, ed era loro Grosseto e Massa e Corneto e Soana, tutte cittadi, ed ancora Monte Falcone, Castello Guidi, Malglano, Montalcino e Monte[387] Pulciano e....[388] E questi conte[389] Rosso e conte Unberto e le loro castella, sicome racomandati del Comune e popolo di Firenze, ongn'anno, la vigilia di sancto Iohanni Bactista, nobili e orrevoli ceri ufereano per omaggio. E lo detto conte Unberto mandava la cerbia vestita di scharlatto: e facea osste e cavalcata, quanto facea bisongno per li Fiorentini.

Nel decto tenpo anno Mccxxxvj, del mese di febraio, mastro Giordano, frate dell'Ordine di predicatori, huomo laudabile per vita e per senno, si mise in porto e passò oltremare a predicare li Saracini e là morio.