In questo tenpo, esendo don Ferrante re di Spangna, nella città di Tolletta avea uno giudeo ch'avea nome Iosep; cavando una sua vingna, trovò j grande lapida cavata dentro e di fuori tutta salda, sanza nulla fessura; la quale facendo manifessto al popolo della città, presente loro la ruppe, e dentro vi trovò uno bellissimo[397] libro ch'avea quasi i folgli grossi come tavole, ed era iscritto di tre maniere lettere, cioè in lingua[398] ebrea e greca e latino: e potea avere tanta lettera quanto si mette in uno saltero compiuto di cl. salmi: il quale libro si crede che fosse fatto per Noè che fece l'arca del diluvio. La letteratura ebrea brevemente parlava da Adamo infino ad Anticristo; l'altra partita dicea delle propietadi degl'uomini, exprimendo di catuno mondo e menbro; l'altra partita dicea il principio del terzo mondo, e come il Filgluolo di Dio nasscerà d'una pulzella sancta vergine ch'averà nome Maria, il quale patirà passione e morte per salvare l'umana generazione del peccato d'Adamo[399] e d'Eva. Tantosto che questo libro fue aperto e lletto, Iosep giudeo, con tutta la sua familgla e co molti altri giuderi, si battezaro e tornaro alla fede cristiana. E nell'assi di fuori di questo libro si era scritto come questo libro si dovea trovare al tenpo di don Ferrante re di Castello. E somilglante troverai iscritto al tenpo di Costantino sexto, il quale fu ciecho dalla madre.
In questo anno lo 'nperadore Federigo secondo asediò Faenza, una nobile città di Romangna, che s'era da llui rubellata; e vij mesi continui vi stette l'asedio; e poi perché nonn aveano sale, si ss'arenderono a patti.
In questo anno era podestà di Firenze messer Castellano da Cafferi, huomo sapio e pieno di giustizia. E al suo tenpo il borgo a San Ginegio fa possto e rifatto nel piano di Saminiato.
E in questo anno Arrigho filgluolo dello 'nperadore Federigo, esendo eletto re della Mangna per la Chiesa di Roma, contra il suo padre si rubelloe, e molta guerra li facea; onde lo 'nperadore si llo prese, e per forza d'asspre carcere in Pulgla il fece dolorosamente morire.
Anni Domini Mccxlj.
Innocenzio iiijº, nato di Genova, gentile huomo nato della casa di conti de Llavangna, sedette papa anni xj, die xij; vachò la Chiesa die lij. Quessti rienpieo tutte le sedie di cardinali, che lunghissimi tenpi erano state vote, del numero di lj cardinali; facendo di loro elezioni di diverse parti del mondo.
Quessti, dopo molto trattamento ch'era fatto di fare pace tra llui e lo 'nperadore Federigo, il qual era aversario e caduto in contumacia[400] per sentenzia de la Chiesa, coll'aiuto e navilio di Genovesi, celatamente per paura dello 'nperadore n'andò in Francia, e quivi celebroe Concilio generale nella città di Leone sovra Rodano; nel quale Concilio per sententia appostolicale plubicato fue nimico della Chiesa, e sentenzia sopra lui fue data di maladizione scomunicale, e privato fue e disspossto di ttuti honori e ufici inperiali.[401] E llo 'nperadore,[402] vedendo questa sentenzia, si ll'[403] appelloe a Ddio; e prochacciò di fare eleggere a' baroni della Mangna, a chu' s'apartiene la lezione, di fare chiamare re della Mangna l'antigrado di Toringia; il quale per morte fu privato e non venne alla dingnitade: poi fece chiamare lo conte di Laudi; ed ancora eletto, tantosto morio.
Quessto Papa, alla città di Leone predecto, chalonizzoe santo Emundo confessore, vescovo di Conturbiera d'Inghilterra. Po' si partio da Lleone e venne a Perugia; e quivi callonizzò il beato santo Pietro martire, nato di Verona, dell'Ordine di frati predicatori; il quale, esendo filgluolo d'uno eretico ed ereticha, e dalli eretici fu fatto uccidere; ed Uccherino[404] e..... l'uccisero tra Chommo e Milano, perch'elli predicava contra la loro setta. Ancora calonizzò[405] ad Ascesi san Stanilao martire, vescovo, il quale da Malagio principe fu morto.
Item in questo tenpo plubicamente si manofesstò la grande bontade di frate Ugho, cardinale dell'Ordine di predicatori, huomo mirabile di scienza e di boutade, il quale tutta la Bibbia disspuose e dichiarò a sano intendimento.
Poi nel Mccxlvij anni,[406] alla singnoria di messer Iacopo di Rota, la notte di sancta Maria Candelloria, di febraio, la Parte guelfa di Firenze, per forza, da' Ghibellini ch'aveano la forza dello 'nperadore Federigo, fuori della Città fuorono cacciati. E questo fue la prima fiata che Parte guelfa o ghibellina uscisse fuori di Firenze. Ed allora i Ghibellini dissfecero torri e palazzi e tutte fortezze ch'e' Guelfi aveano, ed altre cose fecero assai laide e biasimevoli, di sforzare donne e pulzelle, di grande vergongnia.