Nel Ccxlviij anni fue disfatto il Borgo a Sanginegio, die primo iulii, per li.... Ed essendo lo 'nperadore. Federigo con grandissimo exercito di popolo e di cavalieri, avea asediata la città di Parma di Lonbardia, dov'era il Legato chardinale della Chiesa di Roma; e sí stretto era l'asediamento che nulla persona vi potea intrare né uscire: ed apresso [a][407] Parma avea facto una cittade nuova, la quale puose nome Vittoria, per contrario di Parmigiani; e lungo tenpo era bastato l'assedio, sí che quasi tutti moriano di fame. Avenne ch'uno giorno, die martedí primo di febraio, lo 'nperadore con certa quantitade di suoi baroni andò a chaccia di falconi: i Parmigiani col Legato, popolo e chavalieri, uscirono fuori di Parma e fedirono al canpo dello 'nperadore, e quivi tutta la sua gente fu morta e sconfitta; e la corona con tutta la camera ed arnesi dello 'nperadore[408] vi si perdeo, e molto tesoro similglante.
Nel Mccxlviiij anni, die xxvij del mese di marzo, Lodovicho re di Francia....[409]
Mcclxxxv.
Onnorio, nato di Savelli gentilissimi cittadini di Roma, sedette papa anni ij e dí xxj; vachò la Chiesa mesi x, dí xiiij. Questi fue avarissimo come cane.
Nel tenpo di costui il conte Guido di Montefeltro, il quale avea occupata Romangna sicome camera della Chiesa di Roma, per chui molto sangue si sparse. Il quale conte Guido fue huomo savio e di grande valore.
In questo anno Guilglelmino vescovo d'Arezzo, nato della casa delli Ubertini di Firenze, huomo franco e maestro di guerra, a sua masnada[410] fece torre un castello di Sanesi, il quale si chiama il Poggio a Sancta Cicilia; e 'l filgluolo, k'avea nome Monaco e Simone Pazzo di Pazzi di Valdarno, ne fece capitano, con alquanti[411] ghibellini usciti di Siena. E tennero i' castello, contra i Sanesi e Fiorentini e di tutta Toscana, mesi xiiij e dí xviij, conducendosi a mangiare i topi e rodere i chuoi di tavolacci; e richolglieano la rugiada per sete ch'aveano, e finalmente il loro pisscio medesimo beveano.[412] Finalmente la notte di venerdie sancto, non potendo piú sostenere il castello, abandonaro il castello e fugirono fuori, venendo una grande piova, e canparo. Sapiendo ke nel decto anno fue sí gran caro che quasi tutta la gente moria di fame.
In questo anno Mcclxxxvj Redolfo re della Mangna eletto inperadore fece suo vicari in Toscana messer Prizzivalli del Fiessco di Gienova, per raquistare le sue ragioni sicome vicario d'inperio. Elli comandò a' Fiorentini ed alli altri Toscani ke giurassero le comandamente dello 'nperio; i quali, non esendo ubbedito, condannò i Fiorentini e li altri ke non ubidiano in clm. marchi d'argento. E poi n'andò e fece suo capo inn Arezzo, e diede bando alle decte terre d'avere e di persone; e poi si ritornò nella Mangna.
Mcclxxxvij.
Del mese di giungno Guilglelmino vescovo d'Arezzo, chon Ubertini e Pazzi di Valdarno e con Bonconte filgluolo del conte Guido di Montefeltro, chon Uberti e Lanberti ed altri sbanditi di Firenze, di notte tenpora, entraro del mese di giungno inn Arezzo, e cacciaro fuori tutti i Guelfi. E pocho stante Prizzivalli vicario dello 'nperio della Mangna tornò inn Arezzo, e quivi aunò gran quantitade di chavalieri a soldo, e facea, guerra in Firenze ed algli altri Toscani ke Parte guelfa reggea.
In questo anno e nel decto mese di iunio Carlo Martello e Ruberto conte d'Artese fecero una grande armata di galee per passare in Cicilia, e di ciò fecero capitano d'alquante il nobile chavaliere messer Renaldo Avelli di Pulgla, per passare in Cicilia. Onde don Giacomo re di Cecilia per possedimento, filgluolo del re Piero d'Aragona, sentendo la sua venuta, e che non prendesse terra, con sua gente per forza il fece levare dell'isola con dalmagio di lui. Avenne ke 'l die di san Giovanni proximo vinente, Carlo Martello si mosse del porto di Napoli per passare in Cicilia, dov'era capitano il conte Guido di Monforte, el filgluolo del conte di Fiandra, el conte di Brennai,[413] ed amiralglo messer Aringhino da Mmare,[414] nato di Genova, il quale avea lx galee bene fornite; e in quelo dí medesimo, apresso[415] a Nnapoli a vj milgla, intopparsi coll'armata del re Giacomo, dov'era amiralglo messer Rugieri di Loria di Calavra, huomo benaventurato; e quivi fecero una dura ed asspra battalgla. Finalmente Carlo Martello, filgluolo del re Carlo secondo, fu preso aprigione co' sotii, e fu sconfitto; dove molta nobile gente fu morta e presa. E decti capitani vi fuoro presi: salvo ke messer Aringhino da Mare si partio, e non volle conbattere, sano e salvo con tutte le sue galee.