[126]. Archivio fiorentino, Carte Strozziane-Uguccioni, 127. Questo documento fu trovato dal sig. Salvemini che ce lo ha gentilmente comunicato.

[127]. Questo Daddoccio si era immatricolato nell'arte del cambio il 11 Dicembre 1283, e il 1º Dicembre 1287 pagava la sua rata d'associazione. (Strozz. Ugucc. 1283 11 Dic.)

[128]. Nuova Antologia di Roma, 1 dicembre 1888.

[129]. Molte giuste osservazioni ed importanti notizie, a questo proposito, troviamo in L. Chiappelli, L'Amministrazione della giustizia in Firenze (Arch. Stor. It., Ser. IV, vol. XV, pag. 35 e segg.), e Francesco Novati, La Giovinezza di Coluccio Salutati (Torino, Loescher, 1888, Cap. III, pag. 66 e segg.). Mi sembra però che, colle loro acute e dotte indagini, questi due scrittori si siano fermati a mettere in evidenza la corruzione dei giudici, senza notare le origini di questa corruzione ed il suo grande aumento nel secolo XIV. Le origini si debbono, io credo, cercare nelle mutate condizioni dei Podestà, Capitani del popolo, cancellieri, notai, giudici, ecc. E certamente quello che di essi si diceva nel secolo XIV non si sarebbe potuto dire nei tempi di Pietro della Vigna, di Rolandino dei Passeggeri o di quei molti Podestà del Medio Evo, i quali erano tanto potenti, che cercavano e spesso riuscivano a farsi tiranni dei Comuni. Essi non erano allora gente da piegarsi a far da ciechi strumenti delle altrui voglie partigiane; operavano piuttosto per conto proprio. Forse alla decadenza politica dell'ufficio del Podestà, al suo venire perciò piú facilmente in balía dei partiti, si deve, a cominciare dal 1290, la riduzione del suo ufficio da un anno a sei mesi (Ammirato ad annum). Lo stesso si dové fare, come era naturale, anche pel Capitano.

[130]. Cronica, I, 13, pag. 57.

[131]. G. Villani, VIII, 17.

[132]. Di Calimala o dei panni forestieri, raffinati e tinti a Firenze; dei Cambiatori o Banchieri; della Lana; di Porta S. Maria o della Seta; dei Medici, Speziali e Merciai, cui andavano uniti anche i Pittori: a quest'arte s'era ascritto Dante Alighieri.

[133]. Lastig, Entwicklungswege und Quellen des Handelsrechts: Stuttgart, Enke, 1877 pag. 251 e segg. Questo autore, fra molte altre giuste osservazioni, nota che gli Ordinamenti fissano a ventuno il numero delle Arti, numero che d'allora in poi restò sempre inalterato, e che nei loro Statuti l'anno 1293 è continuamente ripetuto come il loro anno normale, «wiederholt geradezu als Normaljahr» (pag. 244). Vedi anche a pag. 267 e segg.

[134]. G. Villani, lib. VIII, cap. 2 e 39.

[135]. V. Il Comune di Roma nel Medio Evo, nei miei Saggi Storici e Critici: Bologna, Zanichelli, 1890.