[35]. Altre aggiunte fece Grimoaldo nel 668, e più ancora Liutprando, che dal 713 al 735 pubblicò 153 leggi, sanzionate in 15 assemblee, riunite dall'Austria, dalla Neustria (cioè le province orientali ed occidentali del regno) e dalla Tuscia. Poche altre disposizioni promulgarono Rachi ed Astolfo, che fu l'ultimo dei re longobardi legislatori (V. l'ediz. del Bluhme nei Mon. Germ.).

[36]. Nessuna donna che vive secondo la legge longobarda può essere selbmundia. Dunque vi sono donne che non vivono secondo la legge longobarda.

[37]. Liber Pontificalis, I, 383, edizione Duchesne.

[38]. Agnello Ravennate, in Mon. Germaniae Historica, I, 369-70.

[39]. Non poteva essere, come pur si disse, duca di Napoli, perchè questo ufficio, osserva lo Schipa, era allora tenuto da Teodoro, eletto nel 719.

[40]. Il nome di Calabria, dato originariamente alle Puglie ed a Terra d'Otranto, fu esteso nel secolo VII al Bruzio, che fece parte anch'esso del ducato di Calabria, così chiamato da quella regione che ne fu allora la parte maggiore. Quando però la conquista longobarda si estese a poco a poco a tutta quella che era allora chiamata Calabria, il Ducato si trovò ristretto al solo Bruzio, cui nel 757 restò il nome di Calabria, che ritenne poi sempre. Era antica usanza dei Bizantini il continuare a conservar nella forma e nelle parole ciò che nella sostanza e di fatto avevano perduto. V. Schipa in Arch. Stor. per le Province napoletane, anno XX, fasc. 1. Napoli, 1895.

[41]. È strano che ciò avvenisse senza che si veda una seria resistenza da parte del Papa. Hodgkin, VI, 465, Bury, II, 466.

[42]. Liber Pontificalis, I, 442.

[43]. Liber Pontificalis, I, 446 e seg.