L'essere, come dicemmo, i Franchi una federazione di varie tribù, portò per conseguenza che ben presto si trovarono, con consuetudini e costumi diversi, divisi in Salici e Ripuari, i quali si suddivisero formando vari regni, che di continuo combatterono aspramente fra di loro, ritardando il progresso nazionale. Ogni volta che sorgeva fra di essi un principe di genio politico e militare, venivano riuniti in un regno solo, per dividersi di nuovo alla sua morte. E così continuò per più secoli la loro storia fino a che Carlo Magno riuscì per breve tempo a sottoporre quasi tutta l'Europa al suo scettro.
Il primo che seppe riunire i Franchi fu Clodoveo, col quale s'iniziò la dinastia dei Merovingi. Capo d'una tribù salica, egli successe al padre nel 481; riuscì, mediante il suo ingegno ed il suo valore, ad unire Salici e Ripuari, e fu ritenuto come il fondatore della monarchia. Ma pur troppo fu anche un uomo senza scrupoli, che per ottenere il suo intento, si coprì d'ogni più crudele delitto contro alleati e contro parenti, ricorrendo al tradimento ed al sangue, per mezzo di sicari o colle stesse sue mani. La lunga serie di crudeli delitti, attribuiti a lui ed ai suoi successori, fu tale da far credere che siano stati molto esagerati dalla leggenda; ma per quanto se ne levi, resta pur sempre tanto da doverne raccapricciare. Questi delitti uniti a grandi dissolutezze contribuirono finalmente ad indebolire la dinastia per modo da renderne inevitabile la caduta. Tra i fatti che nella vita di Clodoveo più agevolarono la costituzione della monarchia, furono le guerre contro gli Alamanni, e la sua conversione al cattolicismo, invece che all'arianesimo, come avevano fatto gli altri barbari. La guerra alamanna ebbe una grande importanza storica, perchè con essa cominciò quella reazione dell'Occidente contro l'Oriente, che fu continuata dopo di lui, e pose fine alle grandi migrazioni dei popoli germanici. La conversione al cattolicismo, della quale durante la stessa guerra egli aveva fatto voto a Dio, se gli concedeva la vittoria, iniziò la conversione del suo popolo. E la monarchia ne ebbe subito il favore della Chiesa romana, che, per mezzo de' suoi vescovi, era organizzata ben più fortemente dell'ariana. I Franchi così divennero il popolo eletto da Dio a difesa del Papa e della religione, il che agevolò anche la loro fusione coi Romani. Ed è singolare davvero il notare come sin d'ora apparisca chiaro nella mente degli uomini il futuro destino di questo popolo. Gregorio di Tours che scrisse poco dopo, nel narrare i continui delitti del Re, ripete spesso: ogni giorno Iddio faceva cadere un nuovo nemico di Clodoveo, ingrandendone il regno, perchè egli «camminava diritto nelle vie del Signore, e faceva ciò che gli era grato.» Altrove lo chiama addirittura un novello Costantino. E così altri scrittori più o meno vicini parlano in modo da far chiaramente capire, che in questo nuovo Costantino essi già prevedono Carlo Magno. Maravigliosa addirittura è la persistenza con la quale i Papi continuarono attraverso i secoli l'opera loro, quasi imponendo ai Franchi la missione voluta, preveduta dalla Chiesa; e non smisero mai fino a che essa non ebbe il suo adempimento con la coronazione di Carlo Magno e la fondazione del potere temporale. L'imperatore Atanasio intanto conferiva a Clodoveo le insegne del Patriziato ed il Consolato, che egli assunse a Tours, nella chiesa di San Martino, dove i vescovi lo salutarono uomo di Dio, nuovo Costantino. La capitale fu fissata a Parigi.
Alla sua morte (511) il regno restò diviso fra i quattro figli, e cominciò quel periodo di corruzione e lussuria, di guerre civili, di sanguinosi tradimenti e delitti, che lo fecero paragonare al regno degli Atridi. Nel 558 Clotario I, l'ultimo sopravvissuto dei figli di Clodoveo, riunì di nuovo i Franchi, e dopo la Sua morte la monarchia si divise nuovamente fra i suoi quattro figli: e così si continuò per lungo tempo. Molto si è discusso sulla vera natura di queste divisioni, che gettarono il paese in una serie continua di guerre civili. Sostengono alcuni storici francesi, che si divise la royauté plutôt que le royaume. Ma il vero è che i Franchi non formavano ancora un sol popolo, che mancava affatto il concetto di nazionalità e di Stato, che la Francia non esisteva. Secondo le idee barbariche il loro regno, che solo dalla violenza e dalla conquista era unito, appariva quale proprietà del conquistatore, e quindi per legge di eredità veniva diviso tra i suoi figli. Anche i servizi pubblici erano più che altro resi alla persona del re. Mancava l'idea di un'amministrazione accentrata ed organica; il diritto pubblico assai poco si distingueva dal privato. E per quanto disgregata fosse ancora questa società barbarica, il contatto continuo che essa ebbe con la romana, l'azione della Chiesa, l'unità geografica del paese fecero sì che i Franchi tendessero lentamente, ma pur costantemente a coordinarsi in unità. I quattro regni (Austrasia, Neustria, Aquitania, Burgundia), sorti e risorti dopo la morte di Clodoveo I, si ridussero nel secolo VII sostanzialmente ai soli due primi. Nella Neustria, formata dalla Gallia occidentale e meridionale, erano i Salici, ed in essi avevano acquistato maggior forza gli elementi romani; nell'Austrasia erano i Ripuari, ed in essi avevano invece maggiore prevalenza gli elementi germanici, favoriti dal contatto e dalle relazioni continue colla patria antica.
Dapprima il predominio spettò alla Neustria ed ai Salici, ai quali appartenne Clodoveo, il fondatore della monarchia e della dinastia merovingia. Alla Neustria appartennero ancora i primi quattro re, che in tempi diversi unirono di nuovo la monarchia, l'ultimo dei quali fu Clodoveo II (638-56). Il centro di ciascuno di questi governi soleva essere allora il Palazzo, in cui primo ufficiale era il Maestro o Maggiordomo. Il suo ufficio si riduceva dapprima ad amministrare la proprietà regia; ma coll'andare del tempo il suo potere andò crescendo sempre più, sino a che egli divenne ministro delle finanze, poi primo ministro, e finalmente addirittura capo del governo. A poco a poco, dopo che i quattro regni si erano ridotti a due, la Neustria cioè e l'Austrasia, il centro di gravità passò dalla prima alla seconda. I Ripuari prevalsero sui Salici, e naturalmente gli elementi germanici sui romani. Andò allora crescendo il numero delle adunanze o assemblee popolari, crebbe il potere di quei nobili germanici, che formarono più tardi l'aristocrazia feudale. Ed essi s'andarono nell'Austrasia stringendo sempre più intorno al Maestro di Palazzo: qualche volta lo elessero e riconobbero come loro capo. Così a poco a poco egli fu più potente dei Re merovingi, che rapidamente decaddero, divenendo tanto deboli e spregevoli, da essere chiamati rois fainéants: da ultimo dovettero cedere il posto ai loro rivali. Alla dinastia merovingia successe allora quella assai più potente, più intelligente ed anche più morale dei Carolingi.
Dopo la morte di Clodoveo II (656) i Maestri di Palazzo erano divenuti nell'Austrasia così potenti, che pareva tendessero a formare colà un Ducato separato ed autonomo. Ma i legami sempre stretti fra Salici e Ripuari, e l'unità territoriale del paese spingevano invece inevitabilmente alla formazione di un solo regno con la prevalenza dei Ripuari. E questo nuovo regno fu iniziato per opera di Pipino, detto d'Héristal dal suo castello. Egli era Maestro di Palazzo nell'Austrasia, dove assunse anche titolo di Duca, e finì coll'esser di fatto padrone di tutto il Regno. Alla sua morte (16 dicembre 714) seguì un periodo di disordine e di lotte fra i suoi eredi, dalle quali uscì finalmente vittorioso Carlo Martello suo figlio naturale, che sebbene non arrivasse ad essere altro che Duca nell'Austrasia e Maestro di Palazzo nella Neustria, pareva invece che fosse successo al padre come un principe ereditario di tutto il regno. Uomo d'alto ingegno politico e di grande valor militare, riuscì a fondare stabilmente la sua dinastia.
Con una serie di guerre vittoriose contro i Sassoni, i Frisi, i Bavari e gli Alamanni (718-30), pose termine alle invasioni germaniche; e quando si fu assicurato da quel lato, si rivolse contro gli Arabi, i quali, essendosi coi Musulmani d'Africa avanzati nella Spagna, avevano già passato i Pirenei. Nel 732 dette loro a Poitiers una rotta, che fu davvero memorabile, non solo pel gran numero dei morti, i quali la leggenda fece ascendere a 375,000; ma anche perchè venne con essa fiaccata in Francia la minacciosa potenza dei Musulmani, che furono poco dopo respinti al di là dei Pirenei. Nel 737 Carlo Martello occupò anche la Provenza, e così riuscì ad esser padrone di tutta la Francia, che tenne fino alla sua morte (741).
CAPITOLO II Carlo Martello e le prime origini del Feudalismo — Il Papa si volge per aiuto ai Franchi
Ma Carlo Martello non era solamente un soldato, era anche un grande uomo di Stato; ed a lui si deve se fin d'allora l'aristocrazia franca andò pigliando quella forma che doveva portar poi alla costituzione del feudalismo, il quale dette più tardi una nuova forma alla società in Europa, e merita di essere studiato per la grande importanza che ebbe anche in Italia. Sulle sue origini si è molto discusso, alcuni credendole romane, altri invece germaniche. Il vero è però che esso, come tutte le istituzioni del Medio Evo, risulta da elementi germanici e romani, i quali s'incontrano, s'intrecciano e si confondono fra loro. È un'aristocrazia germanica, se si guarda a coloro che la costituirono, e ne fecero parte; ma è anche una istituzione composta di elementi romani, che dalla società germanica furono profondamente alterati.
Il feudo è certo una nuova forma di quella proprietà individuale, affatto ignota alla primitiva società barbarica. Al concetto del dominio assoluto e personale dell'uomo sulla terra s'aggiunse in esso il concetto, romano del pari, del dominio giuridico sull'uomo. E così nella società germanica, alterata e trasformata da questi elementi che ad essa sono estranei, s'andarono allora formando, come nella romana, dei potenti signori. Resi dalla conquista padroni delle terre, essi furon capi dell'esercito, e pigliarono parte principale al governo.
Nel tempo stesso in cui la società germanica, seguendo questo cammino, s'allontanava dalla sua origine e perdeva il suo primitivo carattere, la romana, seguendo un cammino diverso, subiva anch'essa una trasformazione. I latifondisti, aumentando sempre più le loro terre, erano riusciti ad esser padroni di vastissime estensioni; ma questi enormi possessi non davan loro diritto di pigliar parte al governo, che teoricamente almeno emanava dal solo Imperatore. Il fatto però non rispondeva alla teoria, da cui invece sempre più si allontanava. Colla decadenza dell'Impero, indebolendosi la forza del governo centrale, i ricchi proprietari divenivano, insieme colle terre, padroni degli uomini che le coltivavano o le abitavano, e così cominciarono a comandarli ed a governarli. Questo fatto, che nella società romana appariva come effetto della decadenza, sembrava invece essere nella germanica effetto d'una trasformazione progressiva, che ne cresceva la coesione e la forza. Le due società, partendo da due punti opposti, avanzandosi in due direzioni contrarie, finivano coll'incontrarsi e confondersi fra loro, per dare origine ad una società nuova.