[63]. Comento a una canzone di Francesco Petrarca, per Luigi Marsili: Bologna, Romagnoli, 1863. Il Wesselofsky è stato dei primi a notare che vi fu un periodo di transizione fra i Trecentisti e gli eruditi.
[64]. Detto anche Lino, Niccoluccio, Niccolino.
[65]. Il Voigt, pag. 115 (lª ediz.) pose anche Giannozzo Manetti fra coloro che frequentavano queste riunioni, ma fu un errore. Luigi Marsigli nacque verso il 1330, e morì il 21 agosto 1394 (Tiraboschi, vol. V, pag. 171: Firenze, Molini, Laudi e C., 1805-13); il Manetti nacque l'anno 1396 (Tiraboschi, vol. VI, pag. 773), ed appartenne ad una generazione posteriore. L'errore nacque da ciò, che dopo la morte del Marsigli, insegnarono in Santo Spirito Vangelista da Pisa e Girolamo da Napoli, presso i quali studiò il Manetti.
[66]. Il Voigt è stato il primo che abbia, sotto questo aspetto, richiamato l'attenzione sul Salutati. Una compiuta edizione delle sue epistole è stata recentemente iniziata dall'Istituto Storico Italiano per opera del prof. Novati.
[67]. Leonardo Aretino scriveva, che se egli sapeva il greco, se aveva approfondito lo studio del latino, lo doveva a Coluccio Salutati: «Nemo unquam parens in unico diligendo filio tam sedulus fuit quam ille in me.» E Coluccio parla di questa amicizia con gran delicatezza d'animo e nobilissimo linguaggio: «Continua et studiosa nobis consuetudo fuit, et cum de cunctis quae componerem iudex esset, et ego suarum rerum versa vice, nos mutuo sicut ferrum ferro acuitur, exacueramus; nec facile dixerim ex hoc dulce et honesto contubernio, uter nostrum plus profecerit. Uterque tamen eruditior evasit, fateri operteat mutuo nos fuisse vicissim discipulus et magister.» Questi due brani di lettere si trovano riportati nella Prefazione (pag. XI) premessa dal Moreni alla Invectiva Lini Colucci Salutati in Antonium Luscum Vincentiuum: Florentiae, 1826. Il Loschi o Lusco, come lo chiama P. Bracciolini, era dotto nel latino e nel diritto civile; fu cancelliere di Gio. Galeazzo; poi segretario a Roma, dai tempi di Gregorio XII fino ai tempi di Niccolò V. Avendo egli detto male di Firenze, Coluccio gli rispose colla sua Invectiva, nella quale si può vedere a quale esagerazione e gonfiezza arrivasse qualche volta lo stile degli eruditi. «Quaenam urbs, non in Italia solum, sed in universo terrarum orbe est moenibus tutior, superbior palatiis, templis ornatior, formosior aedificiis; quae porticu clarior, platea speciosior, viarum amplitudine laetior; quae populo maior, civibus gloriosior, inexhaustior divitiis, cultior agris; quae situ gratior, salubrior coelo, mundior caeno; quae puteis crebrior, aquis suavior?» ec. ec. E con questo stile continua per molte pagine. (Vedi pag. 125 e seg.). Secondo P. Bracciolini (vedi nota a pag. XXVII della Prefazione all'Invectiva) il Salutati aveva una collezione di 800 codici, numero che è veramente straordinario per quei tempi. Della liberalità con cui ne faceva copia a tutti, ecco come parla Leonardo Aretino: «Ut omittam quod pater communis erat omnium, et amator bonorum.... omnes in quibus conspiciebat lumen ingenii, non solum verbis incendebat ad virtutem, verum multo magis cum copiis, tum libris suis iuvabat, quos ille pleno copia cornu non magis usui suo quam ceterorum esse volebat.» (Vedi questo brano nella citata Prefazione, pag. XXVII). I libri del Salutati andarono poi dispersi, essendo stati venduti da' suoi figli (Ibid., pag. XXVII-VIII). Lo Shepherd, nella Vita di Poggio Bracciolini, dà varie notizie sul Salutati, alcune lettere e un elenco delle opere, molte delle quali son sempre inedite nelle biblioteche fiorentine. L'edizione delle Epistolae del Salutati fatta dal Mehus è assai poco corretta. Invece con grandissima cura è condotta quella del prof. Novati recentemente venuta alla luce tra le Fonti dall'Istituto Storico Italiano. V. anche Novati, La giovinezza di Coluccio Salutati: Torino, Loescher, 1888.
[68]. Dopo di Coluccio Salutati furono successivamente segretarî della Repubblica, Leonardo Bruni, Carlo Marsuppini, Poggio Bracciolini, Benedetto Accolti, Cristoforo Landino, Bartolommeo Scala, Marcello Virgilio Adriani (che fu primo segretario quando il Machiavelli era secondo), Donato Giannotti, ed altri non pochi.
[69]. Vespasiano nella Vita di Piero dei Pazzi.
[70]. Vespasiano, nella Vita di N. Niccoli, paragrafo VIII; Poggio Bracciolini nella Prefazione all'Invectiva del Salutati, citata più sopra, pag. XXVII. Altri portano i codici a poco più di 600.
[71]. Vedi Vespasiano, Vita di N. Niccoli; Mehus, Ambr. Camaldulensis Epist. Praefatio, pag. Xxxi, lxiii, lxxxii; Tiraboschi, vol. VI, pag. 125 e seg., e l'opera del Voigt, già citata. Cosimo de' Medici fece porre i libri in San Marco, l'anno 1444, nella stupenda sala costruita a sue spese dall'architetto Michelozzi, la quale fu restaurata ed ampliata dopo il terremoto seguito l'anno 1453. (P. Marchese, Scritti varii: Firenze, Le Monnier, 1885, pag. 135). Più tardi, cioè dopo la cacciata di Piero de' Medici, seguita nel 1494, i frati di San Marco comprarono i codici della libreria privata dei Medici, che vennero poi ricomprati dal cardinal Giovanni, che fu papa col nome di Leone X, ed alla sua morte il cardinal Giulio dei Medici, anch'egli poi eletto papa col nome di Clemente VII, esecutore della volontà di Leone, li riportò in Firenze, ordinando a Michelangelo la costruzione dell'edifizio, in cui dovevano essere collocati, nel chiostro di San Lorenzo. L'edifizio fu compiuto sotto Cosimo I, dopo la morte di Clemente VII, e così fu fondata la famosa libreria Laurenziana. Secondo il Padre Marchese, avendo Cosimo de' Medici pagato i debiti del Niccoli, ed avendo mescolati in San Marco codici suoi con quelli del morto amico, i figli e nipoti ritennero su di essi un certo diritto; e così quando riacquistarono dai frati i libri che erano stati di proprietà privata dei Medici, ve ne inclusero parecchi anche di quelli del Niccoli. Intorno alla storia di queste collezioni, notizie svariate si trovano in Vespasiano, Vita di N. Niccoli, e Vita di Cosimo de' Medici; Tiraboschi, vol. VI, pag. 128 e segg.; Poggio, Opp.: Basilea, 1538, pag. 270 e seg.; Meiius, Ambr. Camaldulensis Epist. Praefatio, pag. LXIII e seg., LXXVI e seg.; P. Marchese, Scritti varii, pag. 45 e seg. Parecchie notizie con nuovi documenti pubblicai io nella mia Storia di Girolamo Savonarola e de' suoi tempi. Una breve relazione, Della biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze; Firenze, Tofani, 1872, fu pubblicata dal cav. Ferrucci bibliotecario e dal sig. Anziani vice-bibliotecario, che ne fu l'autore. Ma tutto ciò che risguarda la storia della privata Collezione dei Medici trovasi ampiamente narrato ed illustrato con nuovi ed importanti documenti dal prof. E. Piccolomini nell'Archivio Storico Italiano, tomo XIX, dispense 1, 2 e 3 del 1874, e tomo XX, 4ª dispensa del 1874. Questo medesimo lavoro fu poi stampato a parte col titolo: Intorno alle condizioni ed alle vicende della libreria Medicea privata, Ricerche di E. Piccolomini: Firenze, Cellini e C. 1875.
[72]. Vespasiano, Vita di P. Strozzi.