[162]. Questa libreria rubata poi dal duca Valentino, e più tardi acquistata da Alessandro VII, trovasi ora nella Vaticana. Brevemente ne parla il Castiglioni nel suo Cortegiano; ma Vespasiano ne discorre a lungo e va in estasi descrivendola. «Solo a questo duca è bastato l'animo di fare quello che non è ignuno che l'abbia condotto da anni mille o più in qua, d'avere fatta fare una libreria, la più degna che sia mai istata fatta da quello tempo in qua.... E ha preso quella via che bisogna pigliare a chi vuole fare una libreria famosa e degna come questa.... E che lettere! e che libri! e come degni! non avendo rispetto a spesa ignuna (Vita di Federico duca d'Urbino, § XXVII e XXVIII).... In quella libreria i libri tutti sono belli in superlativo grado, tutti iscritti a penna, e non v'è ignuno a stampa, che se ne sarebbe vergognato; tutti miniati elegantissimamente, e non v'è ignuno che non sia iscritto in cavretto.» Ma il pregio principale era l'ordine con cui fu composta, contenendo i principali autori antichi e moderni in tutto lo scibile, e non molti esemplari d'uno stesso autore, ma una copia di ciascuno, nè «ci manca una carta sola delle opere loro che non ci sia finita.» (Ivi, § XXXI).

[163]. Il Piccolomini ha nel lavoro sopra citato, pag. 111 e seg., riportato il canone bibliografico composto dal Parentucelli, poi papa Niccolò V, e può vedersi quanto esso sia incompiuto, e quanto sieno perciò esagerate le lodi che riscosse.

[164]. Vespasiano, Vita di Federico duca d'Urbino, § XXXI.

[165]. Vespasiano, ibidem; Ugolini, Storia dei Conti e Duchi d'Urbino, vol. due: Firenze, 1859; Dennistoun, Memoirs of the Dukes of Urbino: London, Longman, 1851; Burckhardt, Die Cultur der Renaissance, pag. 44-46; Voigt, Die Wiederbelebung, ecc., pag. 263.

[166]. De Platonicae atque aristotelicae philosophiae differentia: Basileae, 1574.

[167]. Nella mia Storia di G. Savonarola, ecc., ho esaminato più ampiamente questo argomento. Vedi vol. I, lib. I, cap. 4.

[168]. «Unser heutiger monotheistischer Gottesbegriff hat zwei Seiten, die der Absolutheit und die der Persönlichkeit, die zwar in ihm vereinigt sind, doch so, wie bisweilen in einem Menschen zwei Eigenschaften, davon die eine ihm nachweislich von der väterlichen, die andre von der mütterlichen Seite kommt: das eine Moment ist die jüdisch-christliche, das andre die griechisch-philosophische Mitgift unsres Gottesbegriffs. Das alte Testament können wir sagen hat uns den Herrn-Gott, das neue den Gott-Vater, die griechische Philosophie aber hat uns die Gottheit oder das Absolute vererbt.» — Strauss, Der alte und der neue Glaube: Bonn, 1873, 5ª ediz., pag. 107. Lo stesso autore osserva nella pagina precedente: «In Alexandria war es, wo der jüdische Stamm-und Nationalgott mit dem Welt-und Menschheitsgott zusammenffoss und bald zusammenwuchs, den die griechische Philosophie aus der olympischen Göttermenge ihrer Volksreligion heraus entwickelt hatte.» (Pag. 106). Da Alessandria venute in Italia, queste idee si diffusero in Europa, e divennero sangue e sostanza della cultura moderna.

[169]. Una simile tradizione si diffuse anche intorno a Pitagora ed Apollonio, nata forse dall'antico uso dei primitivi cristiani, che chiamavano spesso giorno di nascita quello in cui passavano a miglior vita i loro martiri.

[170]. Nel suo Comento al Simposio di Platone.

[171]. Nelle sue lettere il Ficino distingue gli accademici platonici in suoi discepoli ed in suoi amici, dai quali ultimi dice che spesso imparava molto. Uno di questi era il Poliziano, il quale scriveva: «Tu cerchi il vero, io cerco il bello negli scritti degli antichi; le nostre opere si compiono a vicenda, essendo come due parti d'un solo e medesimo tutto.»