[321]. «Cum autem tu defectum predictum (natalium) non de prefato Duce sed de nobis et de dicta muliere soluta patiaris, quod bono respectu in litteris predictis specifice exprimere noluimus, ecc.» E poi conchiude, che restava tuttavia la già fatta legittimazione, con la facoltà di ereditare. Tutto ciò, secondo il Gregorovius, papa Alessandro lo fece, perchè non poteva legittimare un suo figlio, nato quando egli era Papa, e non voleva che il Valentino potesse aver ragione d'annullare un atto di legittimazione, che gli attribuiva un figlio non suo. Op. cit., doc. 28.

[322]. Vedi il dispaccio dell'ambasciatore di Ferrara, di cui il Gregorovius riproduce un brano nella sua Lucrezia Borgia, vol. I, pagina 101, nota 3.

[323]. Lettera dell'ambasciatore fiorentino A. Bracci (del 19 luglio 1497), il quale dice di aver questi ragguagli da persona che è «degno prelato e palatino.» Archivio Fiorentino, Cod. cit.

[324]. «Et bene non dixit verbum Papae Valentinus, nec Papa sibi, sed, eo deosculato, descendit de solio.» Burchardi, Diarium.

[325]. Burchardi, Diarium. V. anche la lettera dell'ambasciatore A. Bracci, in data del 27 settembre 1497, Cod. cit., fol. 144.

[326]. Secondo il Sanuto, il Re aveva detto: «Mi pare el fiol del Papa, ch'è cardinal, non sia in grado di darli mia fia per moglie, licet sia fio del Papa.» Diarî, vol. I, parte II, pag. 75. Di questa seconda parte del vol. I pare si sia perduto l'autografo. Ne esiste solo una copia del secolo scorso, che ora trovasi nella Marciana di Venezia, insieme cogli altri volumi che sono autografi. Le nostre citazioni del Sanuto rimandano al Codice marciano. — Nel 1879 fu cominciata a Venezia la pubblicazione dei Diarî, e la stampa ne è già molto avanzata.

Il Re di Napoli scriveva al suo ambasciatore in Francia: «L'affanno insopportabile avuto per noi in disturbare lo matrimonio.... tra la figliuola legittima nostra e lo cardinal di Valenza, cosa disconveniente e contraria d'ogni ragione, a voi è ben noto. Averiamo prima consentito di perder lo regno, li figli e la vita.» Arch. Stor. It., ser. I, vol. XV, pag. 235.

[327]. «Per non desperare lo Papa, il quale manifestamente ne minacciava.» Arch. Stor. It., loc. cit.

[328]. Sanuto, Diarî, vol. I, parte II, pag. 164.

[329]. Breve del 3 settembre 1498, in Gregorovius, Geschichte, ecc., vol. VII, pag. 423.