[340]. Relazione di P. Cappello, ambasciatore veneto, pubblicata dall'Albèri nelle Relazioni, ecc., Serie II, vol. III, pag. 10.

[341]. «Singulis diebus bono mane exibat in habitu brevi hospitale predictum cum balista, et interficiebat quos poterat commode, et pecunias eourum auferebat.» Burchardi, Diarium, Cod. cit., fol. 209.

[342]. Burchardi, Diarium, ibidem.

[343]. Sanuto, Diarî, vol. III, fol. 141. Le lettere ivi riferite, in data del 4 giugno 1500, parlano del piacere che ebbe il re di Francia per questa condanna, ed aggiungono pure che furono, nel termine di dieci giorni, cacciati i Côrsi che solevano far da sicarî nella Città.

[344]. Ella poi ritornò ben presto.

[345]. In questo tempo, e prima che seguisse il fatto del duca di Bisceglie, il Papa aveva corso pericolo per un tetto caduto in Vaticano. L'ambasciatore veneziano, andandolo a visitare il 3 luglio, trovò che «erra con Soa Santità madonna Lugrezia, la principessa, e so marito, e una soa damisella sta con mad. Lugrezia, che è favorita del Papa.» Sanuto, Diarî, vol. III, fol. 172.

[346]. «Cum non vellet ex huiusmodi vulneribus sibi datis mori, in lecto suo fuit strangolatus circa horam 19m, et in sero circa primam horam noctis portatum fuit cadaver ad basilicam Sancti Petri.» Burchardi, Diarium. Questo è un altro dei fatti narrati da quasi tutti gli storici e ambasciatori contemporanei, fra i quali va ricordato specialmente l'ambasciatore veneto Paolo Cappello, che allora trovavasi a Roma, e che nella Relazione sopra citata racconta minutamente tutti i particolari da noi riferiti. La sua narrazione concorda con quella del Burcardo e con quella del Sanuto, il quale ultimo trascrive quasi sempre in esteso o in sunto i dispacci dello stesso Cappello da Roma. Dopo aver narrato il fatto, il Sanuto (Diarî, vol. III, fol. 201) aggiunge, che l'autore del delitto fu colui che aveva fatto ammazzare il duca di Gandia. Più oltre (fol. 263 retro) riferisce lettere dell'oratore, del 18 e 20 luglio, le quali dicono che il duca di Bisceglie era stato ucciso, «perchè tratava di occider il Duca (Valentino), et il Duca la fato far per alcuni arzieri, et allo fato taiar a pezi fino in la sua camera.» Nella Relazione, che fu scritta dopo, quando forse aveva potuto avere più minute informazioni, il Cappello dice invece che lo aveva fatto strangolare da don Micheletto. Più oltre il Sanuto (fol. 273) riferisce lettere del 23 e 24 agosto, in cui si narra come il Papa scusasse il Valentino, affermando che il duca di Bisceglie voleva ammazzarlo. Recentemente il signor Thuasne, in fine del terzo volume della sua ediz. del Burcardo, pubblicò alcuni dispacci dell'ambasciatore fiorentino Francesco Cappello, che su per giù confermano le stesse notizie.

[347]. P. Cappello, Relazione citata. Il Sanuto invece riferisce lettere di Roma, in data del 20 febbraio 1498, in cui si racconta come Pierotto cameriere fu trovato annegato nel Tevere con una donzella fida e creatura del Papa, «et la cagione non si sa.» Le parole della Relazione del Cappello sono queste: «E altra volta ammazzò (il Valentino) di sua mano, sotto il manto del Papa, messer Pierotto, sì che il sangue saltò alla faccia del Papa.» La Lettera di Silvio Savelli citata dal Gregorovius (Geschichte, ecc., vol. VII, pag. 447) dice: «Pontificis cubicularius Perottus in eius gremio trucidatus.» Anche il Burcardo lo dice annegato nel Tevere. Forse vi fu gettato il cadavere, dopo l'uccisione, per nascondere il delitto.

[348]. Il Manfredi aveva alla sua morte 18 anni. Il Nardi, sempre temperato, parla con orrore grandissimo di questo fatto (Storia di Firenze: Firenze, 1842, vol. I, pag. 237-38). Ne parlano anche il Guicciardini e molti altri. Il Diario del Burcardo dice che nel giugno Astorre Manfredi fu trovato nel Tevere con due giovani, una donna ed altri cadaveri. Accenna alla morte del Manfredi anche il dispaccio 6 giugno 1502 dell'ambasciatore veneto Antonio Giustinian. Dispacci di Antonio Giustinian da me pubblicati in Firenze, Succ. Le Monnier, 1876, in tre vol.

[349]. Vedi la mia Storia di G. Savonarola e de' suoi tempi, in due volumi, nuova edizione: Firenze, Successori Le Monnier, 1888. Avendo già trattato a lungo questo argomento, vi accenno ora assai brevemente.