[350]. Così nella sua Storia fiorentina, come nel suo trattato Del Reggimento di Firenze, pubblicati nelle Opere inedite.

[351]. Tutto ciò è assai più minutamente esposto nella mia Storia di Girolamo Savonarola, alla quale rimando di nuovo il lettore.

[352]. Secondo la legge, il numero minimo era di 500, giacchè se i beneficiati non superavano i 1500, non venivano sterzati. La sala del Consiglio, allora costruita nel Palazzo della Signoria dal Cronaca, fu per questa ragione chiamata dei Cinquecento.

[353]. Tra Pratica e Consulta v'era allora assai poca differenza, tanto che spesso si confondeva l'una con l'altra; ma pare che nella Consulta si discutesse anche più liberamente.

[354]. Nelle lettere, che citammo più sopra, del Capponi a Piero de' Medici, pubblicate dal Desjardins, Négociations, ecc., vol. I, pag. 393 e segg.

[355]. Questa lettera, che è la seconda in tutte le edizioni delle Opere del Machiavelli, porta la data del dì 8 marzo 1497. È noto però che i Fiorentini, sino alla metà del secolo passato, computarono l'anno, ab incarnatione, incominciandolo cioè dal 25 marzo, e quindi la data sarebbe ora, nello stile moderno, 8 marzo 1498. Dopo la prima lettera, che citeremo più oltre, segue un frammento latino, che nelle stampe non ha un suo proprio numero. Ripetiamo, che citando le Opere del Machiavelli, senz'altra indicazione, intendiamo riferirci sempre all'edizione colla data d'Italia, 1813.

[356]. Questo nome si trova scritto, anche dallo stesso Machiavelli, in modi diversi: Malclavellus, Maclavellus, Machiavegli, Machiavello, Machiavelli. Si trova anche Maclavello, Macciavello e Malclavelli.

[357]. La casa, in cui il Machiavelli visse e morì, è quella che in Via Guicciardini ha ora il numero 16.

[358]. Nella Marucelliana di Firenze (Cod. 229, A, 10) trovasi un Quaderno di ricordanze di Ristoro di Lorenzo di Niccolò Machiavelli, il quale Niccolò, figlio di Alessandro, fu più volte dei Signori e dei Dieci, e fu contemporaneo del Nostro, ma di un altro ramo della stessa famiglia. Qualche volta è stato confuso l'uno con l'altro, e ne sono seguìti molti errori. Il Quaderno di ricordanze di Ristoro incomincia col primo settembre 1538, e contiene, fra i conti di casa, alcune notizie importanti, parte delle quali copiate da più antichi libri di famiglia. Così vi si trovano notizie raccolte da Lorenzo Machiavelli, ed altre ancora più antiche, cavate da un Ricordo di Bernardo di Niccolò Machiavelli, scritto l'anno 1460. Ed è appunto in questo Ricordo, che il padre del nostro Machiavelli, nove anni prima che nascesse il figlio, dava la genealogia della famiglia. Parte di queste notizie vennero confermate da Giuliano de' Ricci nel suo Priorista, che trovasi manoscritto nella Nazionale di Firenze, e discorre anch'esso molto della famiglia Machiavelli. (Vedi nel cit. Priorista: Quartiere Santo Spirito, Sesto d'Oltrarno, Machiavelli).

Il ramo della famiglia, cui il nostro Machiavelli appartenne, si estinse nel principio del secolo XVII, in Ippolita d'Alessandro di Bernardo, terzo figlio di Niccolò. Sposata a Pier Francesco de' Ricci, nel 1608, Ippolita morì nel 1613. Baccia, figlia del Machiavelli, aveva assai prima sposato un altro de' Ricci (Giovanni), e fu così madre di Giuliano, l'autore del Priorista, e raccoglitore di notizie e carte attinenti al suo illustre antenato, le quali insieme con molti scritti di lui riunì in un codice, noto col nome di Codice Ricci, del quale parleremo più oltre. (Vedi Baldelli, Elogio di Niccolò Machiavelli: Londra, 1794, pag. 86 e 87). Un altro ramo de' Machiavelli si estinse a Firenze nel 1727 in Francesco Maria de' Machiavelli. Di essi furono eredi i Rangoni di Modena, che si chiamarono perciò Rangoni-Machiavelli.