Il conte Passerini, prima nelle sue note al romanzo Marietta de' Ricci, dell'Ademollo, e poi nel ragionamento premesso alla nuova edizione delle Opere del Machiavelli (vol. I: Firenze, Tipografia Cenniniana, 1873), afferma che la parentela dei Machiavelli coi signori di Montespertoli fu una favola inventata ai tempi del principato, per lusingare l'ambizione dei Machiavelli, allora divenuti potenti. Ma da quanto abbiamo detto è chiaro che l'origine di tali notizie è assai più antica. Vedi ancora la Monografia storica e statistica del Comune di Montespertoli, compilata dall'avv. Marcello Nardi-Dei: Firenze, Tipografia Cooperativa, 1873. Ivi, fra le altre notizie, si cita a pag. 21 il documento che prova come, verso la fine del secolo XIV, la famiglia magnatizia dei signori di Montespertoli si spense in Ciango di Agnolo, il quale aveva nominato suoi eredi pro indiviso, Lorenzo e Buoninsegna, figli di Filippo Machiavelli.

[359]. Giovanni Villani (Cronica, vol. I, lib. VIII, cap. 80: Firenze, Coen, 1847), nel dare la nota di coloro che esularono allora, pone i Machiavelli «fra gli popolani del detto Sesto (Oltrarno), case notabili.» La stessa notizia trovasi nell'Ammirato, Delle famiglie nobili fiorentine (Firenze, 1615) a pag. 120, Famiglia Soderini.

[360]. G. Baldelli, Elogio, ecc., nella nota 1, a pag. 86 e 87, dice che i Machiavelli ebbero dodici Gonfalonieri e cinquanta Priori. Il Priorista Ricci enumera cinquantasette Priori; ma è da notare che qui i nomi d'una stessa persona si trovano più volte ripetuti, quando ebbero ripetutamente l'ufficio.

[361]. Vedi Baldelli, Elogio, ecc., e la Vita premessa alle Opere del Machiavelli nell'edizione fiorentina del 1873.

[362]. Vedi il Libro di Ricordanze di Ristoro Machiavelli, più sopra citato.

[363]. Uguali a fiorini di suggello 132, soldi 16 e denari 10, sui quali gravava una Decima o imposta di fiorini 11, 1, 5. Vedi i due documenti pubblicati dal Passerini nel primo volume delle Opere di N. Machiavelli, più sopra citato, pag. LVIII e LX. Questa edizione fu cominciata dai signori Passerini e Fanfani nel 1873. Ritiratosi ben presto il signor Fanfani, subentrò invece il signor Gaetano Milanesi, e insieme col Passerini continuarono l'impresa condotta già fino al quinto volume. D'ora innanzi, per maggiore brevità, citeremo questa edizione nel modo seguente: Opere (P. M.). — Nel 1877 fu pubblicato il vol. VI, e poi l'edizione restò interrotta.

[364]. Il fiorino d'oro ordinario, alquanto minore del fiorino largo, aveva lo stesso valore e la stessa lega dello zecchino più moderno, che può valutarsi a circa 12 lire italiane. Ritenendo, come alcuni vorrebbero, che nel secolo XV l'oro avesse un valore quadruplo di quello d'oggi, si arriverebbe ad una rendita anche maggiore delle cinquemila lire. È, in ogni modo, un calcolo assai lontano da ogni precisione matematica, essendo ben noto quanta incertezza, a questo proposito, vi sia anche fra i più autorevoli scrittori.

[365]. Discorso del senatore G. B. Nelli, con la Vita del medesimo: Firenze, eredi Paperini, 1753, pag. 8. La libreria Nelli pare che andasse dispersa, e però non ci fu possibile trovare questi scritti della madre del Machiavelli.

[366]. C'è un piccolo brano autografo d'una traduzione molto libera di Vittore Vitense (Historia persecutionis vandalicae). Il Passerini, senza darne prova, lo dice scritto prima del 1494; e veramente, non sapendosene nulla, può mettersi nell'anno che si vuole; può credersi anche lavoro giovanile. Lo diamo in Appendice, doc. III. Francesco Palermo lo pubblicò assai scorrettamente in un opuscolo, che restò quasi ignoto: Niccolò Machiavelli e il suo centenario, con una sua versione non mai pubblicata: Firenze, tip. Bencini, 1869. Il Codice Ricci contiene una Risposta fatta ad uno ambasciatore pel re di Francia, che non ha nome di autore, sebbene vi sia la data del 1495, e da qualcuno siasi, senza ragione, voluta attribuire al Machiavelli.

Questo Codice Ricci, che già abbiamo citato e citeremo più volte, è una raccolta di lettere e di altri scritti del Machiavelli, insieme con molti documenti che a lui o alle sue opere si riferiscono, ma che non sono scritti da lui. Il Ricci copiò e raccolse tutto ciò, aggiungendovi di suo prefazioni, osservazioni, comenti. Di questa raccolta si trovano nella Bibl. Nazionale di Firenze l'autografo e due copie del secolo passato. Un'altra copia più antica delle due fiorentine, trovasi nella Bibl. Barberini in Roma, ed un frammento se ne trova nella Corsiniana della stessa città. Questi codici differiscono pel diverso ordine in cui sono disposti i documenti, il che ha reso necessaria qualche differenza di forma nelle prefazioni e comenti del Ricci. L'autografo (che solo in parte è autografo) non segue l'ordine cronologico, che è invece serbato nelle due copie fiorentine.