Poni, sed hanc statuam prius
Erexit haeres, nescius
Famae futurum et gloriae
Aut nomen aut nihil satis.
Da queste ultime parole potè forse essere suggerita la bella iscrizione che fu messa più tardi sulla tomba del Machiavelli in Santa Croce. Il figlio di Marcello Virgilio, G. B. Adriani, lo storico, ed il nipote sedettero sulla stessa cattedra del padre e dell'avo.
[380]. Molti sono i ritratti che, senza ragioni sufficienti, si dicono del Machiavelli. Ricordiamo prima di tutti il busto in marmo, con la data del 1495, che fu messo nella Galleria degli Uffizi l'anno 1824, e passò poi al Museo Nazionale, nel Palazzo del Bargello. Esso porta sempre il nome del Machiavelli, sebbene adesso ne sia generalmente negata l'autenticità. Negli Uffizi si trova ancora una maschera in gesso, che si dice formata sul cadavere del Machiavelli. Ma dai documenti che ivi si conservano, apparisce che la maschera fu rinvenuta fra il 1840 e 48, nell'armadio d'una cantina della casa abitata già dal Machiavelli (Via Guicciardini, n. 16); e che solo perciò fu supposta di lui, sebbene il gesso non abbia neppur ora l'apparenza di molta antichità, nè, che si sappia, vi sia nessuna antica tradizione, che ne ricordi l'esistenza.
Presso la Società Colombaria si trova un antico ritratto in terra cotta colorata, che da qualcuno si volle attribuire al Machiavelli. Ma la Società cominciò solamente nel secolo passato; ebbe in dono questo ritratto, senza però che nessun documento accerti che sia di lui. Il signor Seymour Kirkup, dotto Inglese, che fu anche pittore, e lungamente dimorò in Firenze, possedeva un busto in terra cotta, che egli acquistò da un rivendugliolo, e lo credeva fermamente del Machiavelli, anzi lo supponeva formato sul cadavere. Questo busto, andato in Inghilterra, dopo che il proprietario morì a Livorno, ha una qualche lontana somiglianza con quello della Colombaria, specialmente pel naso aquilino, che non hanno gli altri ritratti. Io ricordo d'aver più volte sentito dire dallo stesso signor Kirkup, non so però con quale fondamento, che quel busto era uscito dalla Colombaria, in uno sgombero che essa fece. Sembra un lavoro non finito; i capelli infatti sono messi solamente al lato destro della maschera. Forse una certa somiglianza può trovarsi fra questi due busti e la testa assai piccola, assai brutta, assai male incisa sul frontespizio della edizione delle Opere del Machiavelli, che fu fatta nel 1550, ed è chiamata la Testina.
V'è però un'altra serie di ritratti, che sono di un tipo assai diverso, e con maggiore fondamento si possono dire del Machiavelli. E prima di tutti poniamo il busto che pare in terra cotta, ma è di stucco colorito, e trovavasi nella casa dei Ricci, parenti come si sa del Machiavelli, di cui conservarono lungamente le carte. Con la morte della marchesa Ricci-Piccolellis, esso venne in eredità al conte Bentivoglio d'Aragona, e fu allora inciso ed illustrato nella Revue Archéologique (gennaio-giugno, Parigi, 1887). Io lo esaminai in compagnia d'alcuni artisti, che lo giudicarono lavoro certamente antico, ma di merito assai secondario come opera d'arte. Dalle Memorie di Scipione de' Ricci (vol. II, pag. 13, ediz. Le Monnier), risulta chiaro che questo busto, conservato religiosamente nella sua famiglia, ritenevasi formato sul cadavere del Machiavelli, e che se ne era fatta una copia in gesso, la quale fu data ad amici che volevano riprodurla. Probabilmente di essa si valse il pittore Santi di Tito (n. 1536, m. 1603), nel fare quel suo ritratto del Machiavelli, che venne più volte inciso, e che ora non si sa più dove si trovi.
Quando lo scultore Bartolini lavorava la sua bella statua, che è sotto gli Uffizi, cercò ed esaminò tutti i ritratti allora conosciuti del Machiavelli. Nel suo studio si conserva ancora un busto in gesso, che somiglia molto a quello in stucco di casa Ricci; ma è migliore assai come opera d'arte, ed io ne possiedo un calco, che feci eseguire dal formatore Nelli. Sembra un lavoro antico, che il Bartolini prescelse per eseguire la sua statua, la quale par da esso veramente ispirata. Non so come nè dove il Bartolini lo trovasse; probabilmente è il gesso di cui parla Scipione de' Ricci. Sia comunque, il busto in stucco, questo dello studio Bartolini, il ritratto dipinto da Santi di Tito e la statua dello stesso Bartolini riproducono tutti un medesimo tipo, diverso assai dal busto della Colombaria, da quello del Kirkup e dalla così detta maschera degli Uffizi. Il naso non è aquilino, ma diritto e piccolo; v'è una espressione di sottigliezza, di accortezza, quasi di furberia, tanto che, se non fosse la certezza di un'antichità più o meno remota, si direbbe un concepimento moderno del Machiavelli tradizionale.
[381]. Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 174.