[391]. Pier Francesco de' Medici padre di Giovanni (1467-98) era figlio di quel Lorenzo, che fu fratello minore di Cosimo padre della patria. Il padre di questi due fratelli fu, come è noto, Giovanni de' Medici vero fondatore della casa. Il ramo primogenito, cioè la discendenza di Cosimo, si estinse l'anno 1537 in Alessandro, ucciso da Lorenzino de' Medici. Dal ramo secondogenito vennero i granduchi di Toscana.

[392]. Abate Antonio Burriel, Vita di Caterina Sforza, 3 vol. in-4: Bologna, 1795; T. A. Trollope, A Decade of Italian Women: London, 1859, due volumi. — Il senatore conte P. D. Pasolini ha recentemente pubblicato un'opera in tre volumi, che tratta il soggetto ampiamente e compiutamente, con moltissimi nuovi documenti (Caterina Sforza: Roma, Loescher, 1893).

[393]. Vedi la Istruzione al Machiavelli, deliberata il 12 luglio 1499, nelle Opere, vol. VI, pag. 7.

[394]. Lettera del 17 luglio, nella Legazione a Caterina Sforza.

[395]. I Fiorentini ne avevano bisogno senza indugio, «perchè il capitano sollecita, stringe e infesta ogni ora.» Così dice la lettera del 18 luglio, firmata Marcello Virgilio. Questa ed altre dello stesso, che sono però di poca o nessuna importanza, trovansi nella Biblioteca Nazionale di Firenze (Carte del Machiavelli, cassetta II), e furono pubblicate dal Passerini, insieme con la Legazione a Caterina Sforza di Forlì, nel terzo volume delle Opere (P. M.).

[396]. Vedi la Legazione a Caterina Sforza, che è la prima in tutte le edizioni. Contiene sette lettere del Machiavelli, dal 16 al 24 luglio. Opere, vol. VI, pag. 11-31.

[397]. Per questa legazione furono dati al Machiavelli, con deliberazione del 31 agosto 1499, fiorini diciannove larghi in oro, «per rifacimento di spese fatte in andare, stare e tornare in giorni diciannove, incominciati addì 13 di luglio, e finiti per tutto il primo del presente.» Il documento fu pubblicato nelle Opere (P. M.) vol. III, pag. 32, nota 2.

[398]. «Il spettabile Ioanni mio auditore.» Vedi la lettera della Contessa in data del 3 agosto 1499, nelle Opere, vol. VI, pag. 31.

[399]. Di queste lettere, scritte dal Buonaccorsi nel luglio se ne trovano nella Biblioteca Nazionale di Firenze tre, di cui due in data del 19, una del 27. Carte del Machiavelli, cassetta II, numeri 1, 77, 78. Le diamo in Appendice, documento VI.

Biagio Buonaccorsi, fedele al Machiavelli anche quando questi cadde più tardi nella sventura, e molti lo assalivano per la pubblicazione del Principe, nacque nel 1472, e sposò una nipote di Marsilio Ficino, la quale fu poi amica della moglie del Machiavelli. Le sue poesie restano inedite nelle biblioteche di Firenze. Scrisse la Impresa fatta dai Signori fiorentini l'anno 1500 con le genti francesi, per espugnare la città di Pisa, capitano monsignor di Belmonte. Questo breve lavoro, utile per la esattezza delle notizie che dà, venne pubblicato da F. L. Polidori nell'Arch. Stor. It., vol. IV, parte II. Sono 19 pagine, precedute da una prefazione del Polidori, che in essa raccolse varie notizie intorno all'autore. Questi pubblicò, ai suoi tempi, una lettera dedicata a Girolamo Benivieni, la quale discorre del comento di Pico della Mirandola alla Canzone dell'amor divino, scritta dallo stesso Benivieni. Vedi Opere di Girolamo Benivieni: Firenze, Giunti, 1519. Ma il lavoro principale del Buonaccorsi è il Diario dei fatti seguiti in Italia, massime in Firenze, dal 1498 al 1512, durante il qual periodo di tempo, esso ed il Machiavelli stettero insieme nella seconda cancelleria della Repubblica, per uscirne insieme, quando mutò il governo. Il Diario fu pubblicato a Firenze l'anno 1568 dal Giunti, ed ha certo importanza storica, perchè composto, quantunque con assai poca arte, sulle lettere della cancelleria. Il suo stile non si può in nessun modo paragonare con quello del Machiavelli, sebbene qualcuno abbia avuto la strana idea di attribuire a lui il Diario.