[407]. Anche questa lettera del 25 agosto diamo in Appendice, documento IX.

[408]. Vedi negli Scritti inediti di Niccolò Machiavelli, illustrati da G. Canestrini (Firenze, Barbèra, Bianchi e C., 1857), le lettere dell'8, 10 e 13 settembre, e quella del 27 ottobre 1499, a pag. 81, 82, 85 e 118.

Il Canestrini ha in questo volume ristampate le lettere scritte dal Machiavelli, quando ordinò la milizia in Firenze, che già erano state da lui pubblicate nell'Arch. Stor. It. Vi ha poi aggiunto molte altre lettere inedite. In tutto sono 264, e trattano sempre affari della Repubblica. Salvo quelle che risguardano la milizia, la scelta può dirsi fatta a caso, senza un concetto, senza un vero ordine cronologico, e senza una vera distribuzione per materie. Salta da una lettera all'altra, tralascia brani più o meno lunghi di quelle che pubblica, senza dirne la ragione, e senza neppure avvertirne il lettore. Evidentemente poi egli non conobbe o non esaminò la massima parte delle lettere d'ufficio scritte dal Machiavelli, avendone pubblicate molte che non hanno valore, e tralasciato un grandissimo numero di assai importanti.

[409]. Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 199-200.

[410]. Scritti inediti, a pag. 95. Vedi anche la lettera del 29 settembre a pag. 96, e le altre che seguono sullo stesso argomento.

[411]. Nardi, Storia di Firenze, vol. I, pag. 201 e 202. Quello stesso giorno 28 settembre, Paolo Vitelli scrisse da Cascina, dopo essere stato fatto prigione, una lettera ad un tal Cerbone da Castello, la quale si trova fra le Carte del Machiavelli, cassetta II, n. 75. Il Nardi ci dice infatti (op. cit., vol. I, pag. 204) che questo Cerbone fu preso ed esaminato, e che gli si trovarono addosso lettere e carte che si riferivano al Vitelli. Vedi la lettera in Appendice, documento X.

[412]. Opere, vol. V, pag. 364.

[413]. Archivio dei Frari, Consiglio dei Dieci, Misti, vol. 275, anno 1495-98, carte 213t. Il primo a richiamare l'attenzione su questi documenti e sulla loro importanza fu il Brosch, nell'Historische Zeitschrift del Sybel (XXXVIII, 165). Risulta da essi, che i Veneziani trattarono a lungo con Piero dei Medici per rimetterlo in Firenze con l'aiuto del Vitelli, discorrendo i modi e le condizioni. Vedi Appendice, documento XI.

[414]. Dalle notizie che il Machiavelli mandava, nell'aprile e luglio 1499, a Francesco Tosinghi, commissario nel campo di Pisa, risulta manifesto che i Fiorentini, stretti dalla Francia e dal Moro, non si dichiaravano, «temporeggiando coll'uno e coll'altro, usando il benefizio del tempo.» Vedi nelle Opere, vol. VIII, la lettera V, in data 6 luglio 1499, e le due precedenti.

La lettera del 27 settembre, da noi più sopra citata, nella quale i Fiorentini, raccomandando che si pigliasse subito il Vitelli, dicevano di esser decisi a far capire, «massime alla Cristianissima Maestà,» che volevano essere rispettati, conferma che sospettavano davvero, che il Vitelli, amico di Francia, menasse in lungo le cose, per vedere prima l'esito della guerra in Lombardia.