[514]. «Et è fama publica che li abbi avuti in premium sanguinis, perocchè per molti evidenti segni se tien ch'el cardinale sia morto ex veneno, e che questo Sebastian era stato el manigoldo....: el Papa lo ha ricevuto inter familiares.» Antonio Giustinian, Dispaccio del 20 luglio 1502. Vedi anche quello del 19.

[515]. Dispaccio del 24 luglio 1502.

[516]. Dispaccio del 29 luglio.

[517]. Dispaccio del 27 luglio.

[518]. Dispaccio del 22 luglio 1502.

[519]. A questo proposito la buona Isabella Gonzaga scriveva al marito: Si dice che il Re di Francia vuol farvi cavalcare contro il Duca, ma a me par che bisogna andar molto cauti, «perchè adesso non se sa di chi fidarsi,» e fra poco si potrebbe di nuovo vedere il Re d'accordo col Duca. (Lettera 23 luglio 1502). E non s'ingannava. Ella però non si esprimeva così per simpatia che avesse verso il Valentino. Quando, infatti, i Faentini difendevano valorosamente il loro Signore, aveva invece scritto al marito: «Piacemi che li Faentini siano tanto fedeli et costanti alla defensione del suo Signore chè recuperano lo onore de Italiani. Così Dio gli conceda gratia di perseverare, non per augurar male al Duca Valentino, ma perchè quel Signore nè il suo fedele popolo non meritano tanta ruina.» (Lettera 20 aprile 1501). E il 3 luglio dello stesso anno scriveva, che per l'anniversario della battaglia di Fornuovo aveva ordinato, «sii celebrato uno officio per le anime di quelli nostri valorosi homini, quali persero la vita per salvare Italia, siccome prudenter et pie mi ha commesso V. E.» Un tale linguaggio è molto nobile, e però tanto più notevole nel secolo dei Borgia e di Lodovico il Moro. Queste lettere furono anch'esse, insieme con le altre, già citate, pubblicate dal D'Arco nell'Arch. Stor. It., Appendice, vol. II. — Altre lettere e documenti importanti hanno ora date alla luce i signori A. Luzio ed R. Renier, nel loro libro: Mantova e Urbino — Isabella d'Este ed Elisabetta Gonzaga: Torino, Roux, 1893.

[520]. Questa espressione si trova nella lettera scritta il dì 11 ottobre da Giovan Paolo Baglioni, uno dei congiurati, a messer Vincenzo conte di Montevibiano, ultimo che tenesse l'ufficio di Podestà in Firenze. Vedila insieme con altre pubblicate dal Passerini, Opere (P. M.), vol. IV, pag. 94 e seg.

[521]. Questa data si cava dalle lettere sopra citate. V'erano però state altre precedenti riunioni preparatorie, come apparisce dagli storici e dalla Legazione stessa del Machiavelli al Valentino in Romagna.

[522]. Lettere del Baglioni sopra citate.

[523]. Voleva dire che si obbligavano ad assoldarli, ma ancora non li avevano pronti; e però il Valentino, come vedremo, di ciò li canzonava.