[544]. Lettera del 13 novembre.
[545]. In una lettera del 18 novembre, il Buonaccorsi gli dice: «Avendo tanta fermezza che non vi basta una hora ad stare in uno saldo proposito.» Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 16. Ser Agostino Vespucci da Terranova gli scriveva il 14 ottobre: Vides igitur quo nos inducat animus iste tuus equitandi, evagandi ac cursitandi tam avidus. Ivi, cassetta III, n. 38: Appendice, documento XIX.
[546]. Il Buonaccorsi, il 18 ottobre 1502, gli scriveva ad Imola, che la Marietta chiedeva di lui e si doleva che, avendo promesso di stare assente soli otto giorni, tardasse poi tanto. Essa non voleva scrivergli, «et fa mille pazzie...; sicchè tornate in nome del diavolo.» Carte del Machiavelli, cass. III, n. 5. Ed in un'altra del 21 dicembre 1502 gli diceva: «Mona Marietta riniega Iddio, e parie avere gettato via la carne sua e la roba insieme. Per vostra fe', ordinate che l'abbia le dotte (sic) sua, come l'altre sue pari, altrimenti non ci si harà patientia.... Io sono successo nel luogo vostro, quando questi Dieci fanno certe cenuzze, ecc.» Ivi, cassetta III, n. 17: Appendice, documento XIX.
[547]. Lettera del 13 novembre 1502.
[548]. Lettera del 14 dicembre. Il 27 giugno 1502 il vescovo Soderini aveva scritto da Urbino alla Signoria, che il Duca gli aveva detto, che «quanto alle cose dell'arme, di qui si regolava Roma, e non da Roma qui.» Opere (P. M.), vol. IV, pag. 19.
[549]. Il 22 novembre scriveva da Imola: «Oltre al vedere di non poter fare cosa utile a cotesta Città, vengo in mala disposizione di corpo, e due dì fa ebbi una gran febbre, e tuttavolta mi sento chioccio. Di più, le cose mia non hanno costì chi le rivegga, e perdo in più modi.» Anche da molte lettere degli amici suoi risulta che era costretto allora a fare debiti. Ed in una del 6 dicembre (la prima di quel giorno) egli scriveva, pregando al solito di avere licenza, «per tòrre questa spesa al Comune, e a me questo disagio, perchè da dodici dì in qua io mi sono sentito malissimo, e se io vo facendo così, dubito non avere a tornar in cesta.»
[550]. Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 30. Il dì 11 ottobre aveva scritto allo stesso: «Il discorso vostro et il ritratto non potrebbe essere suto più approvato, et conoscesi quello che sempre io in spetie ho cogniosciuto in voi, una necta, propria et sincera relatione, sopra che si può fare buono fondamento.» Ivi, cassetta III, n. 12: Appendice, documento XIX. Le medesime cose scrivevano i Dieci, il Soderini, molti amici. Vedi fra le altre le lettere del Soderini, in data 14 e 28 novembre, Opere (P. M.), vol. IV, pag. 169 e 201.
[551]. La lettera di M. Virgilio è scritta in data 7 novembre 1502, e trovasi fra le Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 32. In essa dice che mal volentieri gli scrive queste cose, perchè «mi truovo con le faccende mie, con le tue e con la lectione addosso.» Il che prova, come altrove dicemmo, che il primo Segretario continuava ancora ad insegnare nello Studio. Appendice, documento XIX.
[552]. La lettera del gonfaloniere Soderini, scritta il 21 dicembre, trovasi anch'essa fra le Carte dei Machiavelli, e fu pubblicata nelle Opere (P. M.), vol. IV, pag. 243. Vedi anche la lettera dei Dieci pubblicata nello stesso volume, a pag. 239-41.
[553]. Il 27 ottobre 1502 gli ambasciatori fiorentini in Francia, Luigi Della Stufa e Ugolino Martelli, gli scrivevano: «Di voi avemo qualche compassione, che avete lasciata la donna e la casa come noi, se non giudicassimo che la profondità delle faccende di là vi debbino avere oggimai infastidito, e che volentieri relassiate l'animo e riposiate il corpo; che il mutare aria e vedere altri volti e massime di cotesta qualità, suole assottigliare la mente; e però ce ne rallegriamo con voi, e vi confortiamo che, avanzandovi tempo, non vi rincresca scriverci qualche cosa.» Opere (P. M.), vol. IV, pagine 133-34.