[554]. Il Passerini, nelle sue note alla Marietta de' Ricci, romanzo dell'Ademollo, disse addirittura, che il Machiavelli, credendo d'avere nel Valentino «trovato lo strumento che mettesse ad esecuzione la sua tanto idolatrata idea della libertà ed unione d'Italia, lo istigava al tanto famoso tradimento di Sinigaglia.» (Nota 10 al cap. IV). Lo stesso ripete nelle Opere (P. M.). Questa stranissima opinione senza verun fondamento storico, sostenuta prima e dopo anche da altri, fu, tra i primi, combattuta energicamente dal Gervinus.

[555]. Una lettera di Bartolommeo Ruffini, in data del 23 ottobre 1502, diceva: «Le vostre lettere a Biagio et alli altri sono a tutti gratissime, et i motti e le facezie usate in esse muovono ognuno a smascellare dalle risa. La donna vostra vi desidera, e manda qui spesso ad intendere di voi e del ritorno.» Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 14. Lo stesso cavasi da molte lettere del Buonaccorsi: Appendice, documento XIX.

[556]. Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 6. La sua affezione pel Machiavelli era tale, che il 18 ottobre 1502, dopo avergliene scritto, aggiungeva: «Di che io non voglio mi sappiate grado, perchè volendo non amarvi e non esser tutto vostro, non lo potrei fare, forzato, dicasi, dalla natura che mi costrigne ad farlo.» Ivi, cassetta III, n. 5: Appendice, documento XIX.

[557]. Lettera del 20 novembre.

[558]. Lettera del 20 novembre. In un dispaccio del 7 agosto 1502, il Giustinian scriveva, che il Papa confessava d'essere stato trascinato a secondare Vitellozzo e gli Orsini nell'affare d'Arezzo. L'ambasciatore, sempre accortissimo, ne induceva che egli parlava così, per mettere le mani avanti, avendo forse scritto qualche lettera agli Orsini ed a Vitellozzo, la quale poteva scoprirlo.

[559]. Nel dispaccio del 13 novembre, il Giustinian scriveva che il Papa gli aveva detto che gli Orsini tentavano di continuo i Fiorentini con la speranza di dar loro Pisa, «e quei pazzi ci credono..., che per aver Pisa darìano l'anima al diavolo, abbandonerìano il Re di Franza, noi e tutto il mondo.»

[560]. Prima lettera del 6 dicembre.

[561]. Lettera del 28 novembre 1502.

[562]. Lettere di Piero Ardinghelli, Commissario fiorentino (tra i Manoscritti Torrigiani), pubblicate da C. Guasti, Archivio Storico, Serie III, tomo XIX, pag. 21 e seg.

[563]. È chiamato indistintamente messer Rimino o messer Ramiro d'Orco; il suo vero nome era Remigius de Lorqua. Vedi i Dispacci di A. Giustinian, vol. I, pag. 226, nota.