[564]. Lettera del 14 dicembre 1502, da Cesena.

[565]. Lettere del 20 e 23 dicembre.

[566]. Giustinian, dispaccio 29 dicembre, e nota allo stesso.

[567]. Lettera del 26 dicembre, ultima fra quelle scritte da Cesena.

[568]. Lettera del 23 dicembre 1502. — Il signor E. Alvisi nel suo libro Cesare Borgia (Imola, Galeati, 1878) ha pubblicato importanti documenti, i quali provano che veramente questo messer Ramiro aveva oppresso le popolazioni, andando qualche volta al di là, ed anche contro gli ordini del Duca.

[569]. Lettera del 26 dicembre. Nel Principe (cap. VII) il Machiavelli, accennando a questo fatto, dice che il Duca volle liberarsi dall'accusa di crudele, venutagli dall'operare di messer Ramiro, dopo che questi lo aveva liberato dai nemici. Vedi anche Dispacci di A. Giustinian, vol. I, pag. 293.

Nella stessa lettera il Machiavelli ringraziava i Dieci di avergli mandato i 25 ducati d'oro e le 16 braccia di dommasco nero, di cui s'è detto più sopra. Al quale proposito il Buonaccorsi gli scriveva il 22 dello stesso mese: «Voi sgallinerete pure un farsetto di questo drappo, tristaccio che voi siete.» Vedi nelle Opere la nota, a pag. 332 del vol. VI.

[570]. Ugolini, Storia dei Conti e Duchi d'Urbino, vol. II, pag. 106-115.

[571]. Lettera del 31 dicembre 1502.

[572]. La lettera veramente dice solo che furono fatti morire, ma è noto che vennero strangolati, e lo afferma altrove anche il Machiavelli. Nel cap. VIII del Principe, egli narra che Oliverotto da Fermo, allevato da suo zio Giovanni Fogliani, e mandato a militare sotto Paolo e poi sotto Vitellozzo Vitelli, era divenuto il primo uomo nella milizia di quest'ultimo. Volendo impadronirsi di Fermo, dove molti erano scontenti dello zio, si mise prima d'accordo con alcuni della città, e poi gli scrisse che voleva tornare a riveder lui e la terra natale. Entrò con 100 cavalli, e fu ricevuto con grande onore per opera dello zio; dette un solenne desinare a lui ed ai primi uomini di Fermo, e poi li fece tutti uccidere.