ed in mezzo a tutto ciò sempre un gusto squisito, uno spirito che s'inebbria, anche nella vecchiezza, in una voluttà sensuale ed artistica, uno scetticismo profondo che ride d'ogni cosa.
Nelle liriche si manifesta veramente tutto quanto il genio letterario dell'autore, e si vede più chiaro ancora che in quelle del Poliziano, l'immagine del Rinascimento. Le sue donne, dice il Carducci, denudano ridenti ogni loro bellezza in cospetto del sole e dell'amore. «E con quel suo riposato senso di voluttà e di sincero godimento della vita, il Pontano, in latino, è il poeta più moderno e più vero del suo tempo e del suo paese.»[222] Leggendo le odi, è davvero mirabile il vedere come in quel suo latino egli si muova agile e felice, quasi navighi a seconda d'un fiume; e come il suo italiano napoletano cerchi infondere giovane sangue nel vecchio idioma, anche quando lo altera un po' troppo:
Amabo mea chara Fanniella,
Ocellus Veneris, decusque amoris,
Iube isthaec tibi basiem labella
Succiplena, tenella, mollicella,
Amabo, mea vita, suaviumque,
Face istam mihi gratiam petenti, etc.[223]
Egli ride e motteggia; canta la ninna nanna; s'inebria nella voluttuosa bellezza, fra le molli braccia delle Ninfe, che l'accolgono in riva al mare, in presenza della natura, in mezzo ai fiori. E questo è il suo mondo, il mondo del Rinascimento. Tutte le città, le ville, le isole dei dintorni di Napoli, le strade, le fontane, personificate in esseri fantastici, camminano, danzano intorno al poeta. Le Ninfe Posilipo, Mergellina, Afragola, Acerra, Panicocolis studiosa lupini, e Marianella che canta accompagnando Capodimonte,
et cognita bucellatis