Che consumati ci hanno già è più anni.

E quando il Duca d'Atene venne a furor di popolo cacciato, egli scriveva una sua ballata, in cui, pieno di gioia, esclamava:

Viva la libertà

Ch'ha rinfrancato il Comun di Fiorenza![240]

Di questa libertà, che andava ad irreparabile rovina, importava assai poco al poeta cortigiano Pistoia.

Ma anche nel secolo XV assai diverso da lui fu Matteo Maria Boiardo, che nacque poco dopo di Luigi Pulci, e del quale tre città si contesero l'onore d'essere state la culla. Questa disputa sorse probabilmente perchè egli, di famiglia reggiana, nacque a Scandiano, e fu educato a Ferrara.[241] Scrittore erudito di egloghe latine, di liriche italiane affettuose e gentili, traduttore dal greco, era un nobile signore ed un nobile carattere; viveva presso gli Este, ma non amava punto la vita di Corte, perchè, come egli stesso scriveva,

Ogni servir di cortigiano

La sera è grato e la mattina è vano.

Fu governatore di Modena e poi di Reggio-Emilia; ebbe altri ufficî importanti; ma sebbene li adempiesse tutti con onore, la sua testa, più che alla politica o all'amministrazione, era vòlta a pensare, a fantasticare di eroi e di racconti cavallereschi. Narrano che, vagando un giorno pei campi, si stillasse il cervello cercando il nome da dare ad uno de' suoi eroi, quando a un tratto gli venne in pensiero di chiamarlo Rodomonte, e la sua allegrezza allora fu tale, che tornò correndo a Scandiano, per farvi sonare a distesa tutte le campane. Credeva sinceramente nella cavalleria, e sperava vederla di nuovo fiorire in Italia. Compose la tela del suo poema, valendosi di racconti che appartenevano a cicli diversi. Grande ammiratore della Tavola Rotonda, cogli eroi di Carlo Magno mescolò quelli di Artù, che secondo il Boiardo, era più grande, perchè non aveva come Carlo il cuore chiuso alla passione d'amore, sorgente d'ogni grandezza. Il suo Orlando infatti è l'eroe d'una virtù che trova nell'amore la prima origine e l'ultimo compenso. Molti episodi sono di sana pianta creati da lui, che ingenuamente credeva e viveva nel mondo evocato dalla propria fantasia, il che forma ad un tempo il suo pregio ed il suo difetto. Egli riesce più sincero e più affettuoso; ma il raccontare seriamente e senza alcuna ironia, avventure impossibili, lo rende necessariamente meno moderno del Pulci. Questi scolpisce assai meglio la individualità de' suoi personaggi; il Boiardo invece descrive meglio il turbinìo generale dei fantastici eventi, con i quali però i suoi eroi s'immedesimano per modo da annebbiare qualche volta la precisione de' loro lineamenti. Troppo spesso bevande incantate ridestano o spengono l'amore, armi incantate dànno la vittoria o la morte. Il Pulci cerca la realtà psicologica anche in mezzo agl'incantesimi; il Boiardo anche in mezzo alla realtà invoca il fantastico ed il soprannaturale. Ma in compenso di ciò v'è sempre ne' suoi eroi e nel suo poema qualche cosa di nobile e di generoso, che manca negli altri. Egli loda ed ammira sinceramente la virtù, esalta il conforto che viene agli animi nobili dall'amicizia:

Potendo palesar l'un l'altro il core,