E ogni dubbio che accada raro o spesso,

Poterlo ad altrui dir come a sè stesso.[242]

Non mancano certo neppur qui sensualità e scherzi osceni; son cose che si trovano nel poema, perchè sono nella vita. E il dare una importanza eccessiva all'amore, come sorgente d'ogni virtù, è prova del secolo in cui il poema fu scritto. In questo è però sempre un fondo di serietà morale, che dà una singolare elevatezza alla nobile parola del Boiardo, massime se si pone a confronto col continuo ridere e sorridere di tutto, che domina negli altri. È un mondo pieno di varietà, d'immaginazione, di affetto; ed in esso il poeta vive e s'illude. Ma pur troppo questa illusione doveva durar poco. Invano egli diceva:

E torna il mondo di virtù fiorito;

chè invece ogni cosa precipitava a rovina. Ben presto dovette avvedersene egli stesso; ed alla fine del secondo libro, la sua malinconia si tradisce:

Sentendo Italia di lamenti piena,

Non che ora canti, ma sospiro appena.

Ripigliò di nuovo il lavoro, e giunse al punto in cui per l'arrivo d'Orlando viene impedito ai Saraceni d'entrare in Parigi. Allora, poco prima della sua morte, che seguì la notte dal 20 al 21 dicembre 1491, i Francesi passarono le Alpi, e la penna gli cadde per sempre di mano, restando interrotto il filo del racconto con quella celebre ottava che comincia:

Mentre ch'io canto, oh Dio redentore!

Vedo la Italia tutta a fiamma, a foco.