Lo strepito dell'armi e de' cavalli
Non potè far che non fosse sentita
La voce d'un Cappon fra cento Galli.
Ma quando essi si debbono ritirare dall'Italia, ed al Taro passano, respingendo l'esercito della Lega, Firenze non sa più separarsi dalla loro alleanza, e «col becco aperto aspetta sempre che qualcuno venga d'oltr'Alpe a portarle la manna nel deserto.» Invece fu ingannata, e per tutto le si levarono contro nemici, che ne misero a pericolo l'esistenza, specialmente quando essa si lasciò «dominare e dividere dalle dottrine di quel gran Savonarola, che, afflato da virtù divina, l'avvolse colla sua parola.» Nè vi sarebbe stato più modo a riunirla, conclude egli cinicamente:
Se non cresceva o se non era spento
Il suo lume divin con maggior foco.
Seguono i guai della guerra nel Casentino, della guerra di Pisa, ed il Machiavelli accenna chiaro al tradimento di Paolo Vitelli «cagion di tanto danno.» Egli continua ricordando le guerre di Lombardia e la ribellione di Arezzo, al quale proposito esalta anche più del dovere la virtù e prudenza di Piero Soderini, che trovavasi allora Gonfaloniere, non però ancora a vita. Descrive poi i fatti di Romagna, rappresentando il Valentino e i suoi capitani come serpenti avvelenati che si lacerano, rivolgendo l'un contro l'altro i denti e gli ugnoni. Il Duca è fra essi il basilisco che, soavemente fischiando, li attira nella sua tana e li uccide. E mentre di nuovo i Francesi scendono in Italia, per tornare all'impresa di Napoli, «lo spirito glorioso di papa Alessandro è portato fra l'anime dei beati, e ne seguono i passi tre sue indivisibili ancelle: lussuria, crudeltà e simonìa.» Giulio II venne allora eletto «portinar di Paradiso;» i Francesi furono disfatti, ed il Valentino ebbe finalmente dal Papa e da Consalvo la punizione
Che meritava un ribellante a Cristo.
Per dieci anni, conchiude il Machiavelli, tornando di nuovo serio e grave, il sole ha girato su questi eventi crudeli, che tinsero il mondo di sangue. Ora esso raddoppia l'orzo ai suoi corsieri, perchè presto seguiranno altri fatti, in paragone dei quali parrà nulla tutto ciò che è avvenuto sinora. La fortuna non è ancora contenta; la fine delle italiche guerre non è ancora vicina. Il Papa vuol ripigliare le terre della Chiesa; l'Imperatore vuole essere coronato; la Francia si duole del colpo avuto; la Spagna tende lacci ai vicini, per assicurarsi quello che ha preso; Firenze vuole Pisa; Venezia ondeggia fra la paura e l'ambizione di nuove conquiste; onde facilmente si vede che la nuova fiamma, una volta riaccesa, arriverà fino al cielo. Il mio animo resta tra la speranza ed il timore,
Tanto che si consuma a dramma a dramma,