DOCUMENTO VI. (Pag. [325])

Lettere di Biagio Buonaccorsi a Niccolò Machiavelli in Forlì. — Luglio 1499.

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Chiarissimo Niccolò. Benchè dopo la partita vostra di qui non sia accaduto cosa di molto momento, nè che io reputi degnia di vostra notitia, tamen non voglio obmectere darvi notitia come le cose vadino circa la impresa nostra di Pisa, le quali sono cominciate immodo ad riscaldare, che indubitatamente si può dire habbino ad havere quello fine che merita una impresa tanto iusta quanta è questa; perchè, come sapete, Giovanni di Dino tornò di campo, il quale era ito per intendere a punto l'animo et intentione di quelli Signori, dove si risolveranno, et circa il danaio volevono loro, et la somma de' fanti et il numero delle artiglierie et altre cose necessarie a simile expeditione; et tornò al tucto instructo et benissimo resoluto, et le cose chiese per parte del Capitano et Governatore sono state tucte approbate, perchè in vero sono state tanto giuste et tanto honeste, che ciascuno ne è rimaso contentissimo. Et perchè intendiate ad punto la somma del danaio, vogliono fra amendua di presente, cioè innanzi alla expugniatione di Pisa, e' ducati dodicimila di grossi, il che sapete quanto è stato fuora della intentione di omni uno, che si stimava molto maggiore somma. Hora la principale cosa era questa, la quale è ferma, le altre cose sono ordinarie; et di già si è incominciato ad fare li fanti, et mectere ad ordine tucte le altre cose necessarie, le quali il signore Capitano vuole che omnino sieno in campo a dì 28 del presente, che vuole il primo dì d'agosto senza manco accamparsi; et se al dì disegniato de 28 dì, non saranno le cose ad ordine, che possa uscire ad campo il dì dallui disegniato, dice non si moverà poi, se non a dì 13 di agosto: sì che qui con omni sollicitudine si attende sieno expedite il sopradecto dì 28, etc., le quali io stimo certamente saranno, in modo si sollicitano, che a Dio piaccia.

Qui ci è di nuovo come il Duca di Milano ha richiamato da Roma Monsignore Ascanio che vadia ad stare in Milano, perchè lui vuole cavalcare a' confini, et in persona trovarsi in campo. Et benchè noi non habbiamo più lettere di Francia, per esserci intercepte, etc., tamen per le private si intende il Re a dì X di questo essere arrivato a Lione, et con pompa grandissima: et il transferirsi la persona del Duca in campo è segnio che la cosa riscalda troppo, come etiam è da credere.

Da Roma ci è come lo agente del Re Federigo residente quivi, dicendo al Papa, che bisognava che Sua Santità pensassi ad rimediare alli disordini di Italia, etc., li espose, lo haveva facto et farebbe; et decto agente replicò che bisognava uscire de' generali, et che il suo Re non voleva essere giunto al sonno, et che pareva che Sua Santità più tosto cercassi la ruina d'Italia che la salute di quella, con altre parole più ingiuriose. Lui respose reprehendendolo della poca reverentia che elli usava a Sua Santità, et più oltre che il Re passerebbe in Italia, in modo sarebbe per opporsi et al Turco et a omni altro, et expugniare Milano, etc.

Da Vinegia non ci è altro: accadendo, ve ne farò parte, etc.

Scrivendo, sono comparse lettere di là, et in effecto del Turco non si intende altro, se non grande scorrerìe et prede, per non essere anchora giunta l'armata, la quale dicono è cosa grandissima, etc.

Io vi conforto ad tornare più presto potete, che lo stare costì non fa per voi, et qui è uno trabocho di faccende tanto grande, quanto fussi mai.

Tra lo havere ad scrivere fugiasco, et essere impedito quanto è possibile, non posso fare mio debito, et altro non mi accade, se non recomandarmivi, et di nuovo dirvi come le cose di Pisa si sollicitano quanto più è possibile, ad ciò sieno ad ordine a dì 28, etc. Bene valete.