Secretario, Maiori honorando.
Alli Signori Dieci.
In Firenze.
DOCUMENTO XIV.[852] (Pag. [362])
Lettera dei Dieci al Vicario di Scarperia. 7 maggio 1502.
Iuliano Caffino, Vicario Scarperie. Die vij maii. — Tu ci hai scripto più lettere piene di tante exclamationi et tante paure, che le sarebbono sute troppe havendo el campo intorno, et in terra cento braccia di muro. Et perchè sappia da quello che tu ti hai ad guardarti, et quanto habbino ad ire in su e' tuoi sospecti, el campo del Valentinese è ad Medecina, e' Franzesi se ne sono iti verso Lombardia, et noi teniamo buona amicitia con el Duca et col Papa. Ma tucti e' sospetti che si hanno, sono perchè, sendo nel campo del Valentinese Orsini et Vitegli, pensiamo che, sendo inimici nostri, potrebbero di furto fare qualche insulto ad qualche nostro luogo, nè si crede che per altri conti o per altra via possiamo essere offesi. Et sta' di buona voglia, che non ha ad venire costì campo ordinato et con artiglierie et altri instrumenti atti ad expugnare una terra come è cotesta; et se pure e' vi havessino ad venire, l'artiglierie non volano, hanno ad passare li monti, et per certo noi el doverremo intendere, et intendendolo, vi provederemo; sì che non è necessario sbigottire a cotesto modo li subditi nostri, ma confortarli ad stare alla vista et a' passi, et ricorrere così quando tu li chiamerai, et fare la nocte qualche guardia, per guardarsi da' facti; et mostrare di essere huomo, et conoscere di essere in una terra che habbi bisogno del campo ad perdersi, et non ne andare preso alle grida. Noi ti haviamo voluto dire questo, acciò che tu ti conforti et conforti e' sudditi nostri, perchè noi non siamo per abbandonarli, quando tu et loro faranno loro debito, come speriamo....
DOCUMENTO XV.[853] (Pag. [370])
Lettera dei Dieci al Commissario Giacomini Tebalducci. 1º luglio 1502.
Commissario generali, Antonio Iacomino. Die prima iulii 1502. — Hiarsera ti si scripse quello ci occorreva in risposta di più tua; haviamo dipoi ricevute l'ultime di hieri, et per quelle inteso cosa che ci satisfa, et questo è come Anghiari si tiene, et come e' nemici non lo possono molto sforzare per mancamento di palle, etc. Et havendo dipoi ricevuto una lettera da M.re di Volterra,[854] el quale pochi dì sono mandamo ad Urbino ad el Duca Valentinese, della quale ti mandamo copia, et per quella intenderai quello che lui giudicha et advisa delle genti di quello Duca. El quale adviso, quando fussi vero, ci renderebbe più sicuri, et più facile ci farebbe la recuperatione delle cose nostre. Ma desidereremmo bene che la perdita di quelle non fussi maggiore che la si sia suta infino ad qui, ad ciò che si cominciassi dipoi più facilmente ad racquistare la reputatione, et non si continuassi in perderla. Et per questo, se si possessi soccorrere Anghiari o monstrarli qualche speranza di soccorso, ci sarebbe sopradmodo grato, et tornerebbe molto approposito alle cose nostre: il che ci fe' più desiderare uno adviso haviamo hauto da huomo prudente, che ci scrive dalla Pieve ad San Stephano, significandoci prima come gli Anghiaresi si difendono ingenuamente: et che se si mandassi un cento cavalli et qualche fante, admonendogli che facessino spalla ad quelli della Pieve et ad altri del paese, sarebbono per molestare intanto e' nemici, che sarebbono necessitati levarsi da campo. Et per questa cagione ci è parso mandarti la presente volando, ad ciò veggha quello si può fare in questa cosa, et non manchi del possibile. Et ad noi pare che, havendo hora la gente franzese alle spalle, si possa governare le cose costì più audacemente, et con più fiducia mettersi avanti; et però di nuovo ti ricordiamo, se possibile è, se non in facto, saltem in demostratione, rincorare quelli nostri fedeli d'Anghiari, sì per dare animo loro ad stare forti, sì etiam per non lo tòrre ad li altri, et per non dimostrare ad li subditi nostri che noi li lasciamo in preda et sì vilmente nelle mani d'un semplice soldato: et di questo ne aspectiamo risposta, et lo effecto se li è possibile.
Noi attenderemo ad sollecitare e' Franzesi, e' quali fieno ad Sexto domani ad ogni modo, et di mano in mano li respigneremo secondo che ad voi occorra o al capitano di epsi, con el quale speriamo di essere domattina ad Lugo. Scriverete oltre ad di questo ad Poppi, alla Pieve, et se voi potete, ad Anghiari et al Borgo, confortando, monstrando gli aiuti propinqui et che presto con loro satisfactione et danno delli adversarii saremo liberi da ogni molestia. Bene valete.