DOCUMENTO XVI.[855] (Pag. [370])

Altra lettera dei Dieci allo stesso. — 12 luglio 1502.

Antonio Thebaldutio, Commissariis[856] in castris. Die xii (iulii). — Noi haviamo diferito il rispondere alle vostre ultime de' 10, ad questa mattina, per essere stati tutto el giorno di hieri occupatissimi in cose di gravissima importanza, et pertinenti tucte alla salute nostra et confusione delli inimici. Et venendo a' particulari delle vostre lettere, intendiamo el disegno vostro dello alloggiare sopra li inimici, havendo le forze chieste più volte de' 3000 fanti, giudicando che quelli fussino necessitati o appiccarsi con voi al disavvantaggio, o ad ritirarsi in Arezo, il quale disegno vostro non ci potrebbe più piacere, nè ve ne potremo più commendare. Ma ad intelligentia vostra vi si fa intendere, come la Maestà del Re Cristianissimo ha preso questa difensione nostra sopra di sè, et ha deliberato questa volta, con honore et reputatione sua, levarci el nimico da dosso, et restituirci el perso. Et però, oltre ad coteste lance et alle 150 che si debbono questo giorno trovare presso ad Bologna, egli ha mosso Messere della Tramoio,[857] uno de' primi capitani del Regno, con dugento altre lance et 15 carra d'artiglieria, et con questi el Balì di Digiuno con 4000 Svizeri, le quali forze et aiuti fieno qua subito. Et perchè noi havemo ad concorrere alla maggiore parte di questa fanteria; et perchè oltre ad questo ci correrà addosso infinite spese di vectovaglie, provisioni et altre cose consuete, delle quali non si può manchare, havendosi ad servire de' capitani, ci pare da fare masseritia et restringersi da ogni banda. Et però verrete temporeggiando le cose di costà, come vi si scripse per l'ultima nostra, et el Signore franzese intracterrete o con questo adviso, quando e' vi paressi, monstrandoli la voglia del Re essere che si temporeggi infino che le sue forze venghino, o vero, se in questo modo vi paressi da alterarlo, piglierete qualche altro expediente come alla prudentia vostra occorrerà, per farlo quieto et patiente ad mantenersi, perchè, recando in somma el desiderio nostro, voi havete ad intractenervi et sanza spesa o con mancho che si può....

DOCUMENTO XVII.[858] (Pag. [370])

Altra lettera dei Dieci allo stesso. — 24 luglio 1502.

Antonio Thebaldutio, Commissariis in castris. Die 24 (iulii). — Anchora che per la nostra di hieri vi si scrivessi lo animo nostro circha ad quello ne haveva referito Lorenzo de' Medici della pratica tenuta fra Ubalt[859] et Vitellozo; nondimancho, veduto quanto ci scrivete per la vostra di hiarsera circha la medesima praticha, et quello che Ubalt ha disegnato dire ad Vitellozo et concludere seco, ci parve necessario di nuovo farvi intendere lo animo nostro, perchè questa resolutione d'Ubalt, facta ultimamente, ci pare poco discosto da quello ha referito Lorenzo. Nè veggiamo con che honore della Maestà del Re o utile nostro la si possa fermare così, sendovi incluse conditioni, che 'l cardinale Orsino debbe prima parlare ad quella Maestà; perchè per la parte del Re ogni conditione che si mette nell'appuntamento è con poco suo honore; et per la parte nostra non veggiamo che sicurtà ci rechi rimetterci al parlamento del cardinale Orsino, per essere uno de' capi delli adversarii nostri. Per tanto non ci consentirete per la parte vostra in alcun modo, se già, come hieri si dixe, non si levassino tucte le conditioni, et che subito le terre tucte si rimettessino nelle mani di cotesti capitani, sanza riservo di alcuna cosa, et che quelli ne havessino ad fare tucto quello ne disponessi la Maestà del Re, sanza mettervi alcuna conditione o interpositione di tempo, perchè ad questo modo venemo ad restare solo ad discretione di quella Maestà, il che ci sarebbe grato per essere sempre suti disposti riconoscere el bene et il male da quella. Pure, quando voi vedessi cotesti capitani vòlti ad alcuna cosa contro ad questo nostro disegno et opinioni, vedrete, sanza consentirvi, di non li alterare; ma li anderete temporeggiando prudentemente.

Piaceci bene sommamente questa ultima vostra conclusione et resolutione facta di uscire in campagna, perchè ci veggiamo più beni; el primo, che Vitellozo si perderà quella reputatione che li ha dato questo abboccamento; el secondo, che si salverà buona parte di questi grani di Val di Chiana, che ne vanno tucti in quello di Siena; l'altro, che voi viverete con più facilità, potendovi provedere da quelli castelli et terre, che sono pieni di vectovaglie; et oltra queste comodità che sono certe, potrebbe seguirne dal farsi innanzi molto honore et molto utile, che la occasione ne potrebbe arrecare per la reputatione che si adquisterebbe d'essere in compagnia....

Havendo[860] scripto fino qui, ci è suto referito di luogo che noi li prestiamo fede assai, come Perugia è in arme per esservisi achostato el duca Valentino colle sue genti, et volere entrare dentro, et li Perugini non lo volere acceptare; il che quando fussi vero, che lo crediamo in maggior parte, vi debba dare tanto più animo allo andare avanti, perchè tucto torna in preiudicio di Vitellozo, per essere una medesima cosa Giovan Paolo et lui, come sapete.

DOCUMENTO XVIII.[861] (Pag. [379])

Lettera dei Dieci al Soderini, cui si partecipa la sua nomina a Gonfaloniere a vita. — 23 settembre 1502.