[88]. «Dabei scheinen die Erinnerungen an Tacitus und dessen frische, naturglückliche Urgermanen zuweilen die Phantasie des Machiavelli unwillkürlich bestimmt und verwirrt zu haben. Jedenfalls sind ihm daraus unabweisliche Einflüsse angeflogen, die ihn zu einer so wunderbaren, schon mit der damaligen Wirklichkeit durchaus nicht mehr harmonisirenden, sondern zu einer politischen Fata Morgana verflüchtigenden Malerei verführen konnten.» Theodor Mündt, Niccolò Machiavelli und das System der modernen Politik: Berlin, Otto Janke, 1861, pag. 218.
[89]. «Man weiss in der That kaum, wodurch Machiavelli darauf geführt werden konnte, die Deutschen seiner Zeit auch in ihren Lebenssitten in einem so fabelhaften, der Wirklichkeit nirgend entsprechenden Lichte, zu sehen. Ein Original zu seinen Schilderungen konnte er selbst nicht gesehen, noch aus irgend einer anderen Mittheilung übernommen haben, etc.» Ibid., a pag. 220. — A questi scritti bisogna aggiungerne ora un altro: Rudolf Sillib, Machiavellis stellung zu Deutschland, di pag. 65: Heidelberg, 1892.
[90]. Relazioni degli Ambasciatori Veneti, Serie I, vol. VI.
[91]. Il Burckhardt, come abbiamo già detto, fu dei primi ad avvedersene nel suo libro, Die Cultur der Renaissance in Italien, dritte Auflage: Leipzig, 1877-78, volumi due. Egli infatti, alludendo al Machiavelli scrive: «Seine Gefahr liegt nie in falscher Genialität, auch nicht im falschen Ausspinnen von Begriffen, sondern in einer starken Phantasie, die er öffenbar mit Mühe bändigt.» Vol. I, pag. 82.
[92]. Pubblicato in Parigi e Firenze, Molini, 1837.
[93]. Il Quirini nella sua Relazione più sopra citata, a pag. 15, esamina gli uomini d'arme tedeschi e li paragona agl'Italiani, discutendo in che sono superiori, in che inferiori, per concludere con una osservazione, la quale in bocca d'un ambasciatore veneziano, officialmente proferita, dimostra come gl'Italiani avessero cominciato a perdere la stima di se stessi: «Tutti questi tali uomini alemanni sono naturalmente più feroci dei nostri, e manco stimano il pericolo della morte che non fanno gl'Italiani; non sono però nè così prudenti ed ordinati come questi, nè così esperti.»
[94]. Qui allude, io credo, alle piccole industrie, sin d'allora largamente diffuse nella Svizzera.
[95]. Anche nelle altre sue opere il Machiavelli più volte esalta la Germania. Nei Discorsi (lib. I, cap. LV) ricorda una legge vigente in alcune di quelle repubbliche, secondo la quale era affidato alla buona fede dei cittadini il dichiarare quale era la loro fortuna, e pagare in proporzione la tassa, senza alcun sindacato, e senza che da ciò nascesse alcuno inconveniente, tanta era, secondo lui, la lealtà di quei cittadini. Il Mundt a questo proposito ripete qualche altro suo sarcasmo. Ecco però le parole di un antico scrittore tedesco a questo proposito: «Egregia vero laus ab homine extero, et eo qui institutorum et morum civilium diligens esset atque elegans spectator. Saepius autem illae res Germanorum prae patriis laudare solitus erat. Quod valde probat tributi a civibus accipiendi ex fide iuventum, ad Norimbergensium praeclaram civitatem, in primis, opinor, pertinet: qui illum conferendi in publicum modum appellant die Losung, et praecipuae dignitatis magistratum, quaestores ad id constitutos, die Losunger. Aliqua facultatum pars iureiurando promissa, pro censu cuiusque pecunia aestimato, aerario inseritur, sed clanculum: ne scilicet modus divitiarum aut inopiae cuiusque, utrumque autem sedulo occultare solent cives, facile reliquis pateat.... Nobilem illum adeo et memoratu dignum morem a Vuagenscilio, in elegante copiosaque eius de hac urbe commentatione, nusquam descriptum extare, dolendum est.» Joh. Frid. Christii, De Nicolao Machiavelli libri tres: Lipsiae et Halae Magdeb., 1731, pag. 108.
[96]. Opere, vol. IV, pag. 153-160.
[97]. Ibidem, pag. 168-173.