[434]. Infatti egli, che fu il primo a cercare nel Principe le imitazioni da Aristotele, dice: «Wenn die Wiederholungen aristotelischen Sätze von grosser Merkwurdigkeit sind, so sind die Abweichungen beinahe noch von einer grösseren.» Queste parole si leggono a pag. 169 della sua critica degli storici italiani del secolo XVI, messa in appendice all'opera: Geschichten der romanischen und germanischen Völker, pubblicata prima nel 1824, poi nel 1874 a Berlino. Nella seconda edizione il Ranke riconosce, assai più che nella prima, il valore affatto originale e indipendente del Principe.
Il Burd che più di tutti ha ricercato nel Principe le imitazioni dagli antichi, conchiude riconoscendone tutta l'originalità: «In any case, the value of The Prince is quite unaffected by its superficial resemblance to ancient writings.» Op. cit., pag. 173.
[435]. Il primo a sostener questa opinione fu il Leo, nella prefazione (pagina XX) alla sua traduzione delle lettere del Machiavelli. A proposito degli Svizzeri, dei quali il Machiavelli era grande ammiratore, il Vettori, gli scriveva il 20 agosto 1513: «Se voi leggerete bene la Politica e le repubbliche che sono state, non troverete che una repubblica come quella, divulsa, possa fare progresso.» Al che il Machiavelli rispondeva il 26 dello stesso mese: «Nè so quello si dica Aristotele delle repubbliche divulse; ma io penso bene quello che ragionevolmente potrebbe essere, quello che è, e quello che è stato.» Opere, vol. VIII. pag. 89 e 90. Il Leo da questa risposta deduce, che il Machiavelli non poteva allora aver letto la Politica di Aristotele, altrimenti avrebbe saputo che in essa non si parla, nè poteva parlarsi delle repubbliche divulse, e conclude che il paragone tra Aristotele e Machiavelli (fatto due anni prima, cioè dal Ranke nel 1824): «muss mit Bestimmtheit zurückegewiesen sein.» Vedi, Die Briefe des florentinischen Kanzlers und Geschichtschreibers Niccolò Machiavelli an seine Freunde aus dem Italienischen übersetzt von D.r H. Leo: Berlin, Dümmler, 1826. Ma in verità la conclusione che il Leo tira dalle premesse è arrischiata. Anche avendo letto la Politica, poteva il Machiavelli non ricordarsi bene se in essa parlava o no delle repubbliche divulse. Le due lettere provano però che l'opera di Aristotele era allora assai nota e diffusa.
Un altro scrittore più recente, che si è pure occupato delle relazioni fra Aristotele e il Machiavelli, crede che questi abbia conosciuto la Politica solo di seconda mano, non sapendosi altrimenti spiegare come mai egli, che tanto amava citare esempî storici, «non si sia almeno una volta» valso di quelli assai notevoli e adatti che si trovano nella Politica. E ne conchiude che, non ostante la somiglianza, «dürfen wir Rankes Behauptung, Aristoteles sei die Quelle für Machiavelli gewesen, nicht für bewiesen halten.» W. Lutoslawski, Erhaltung und Untergang der Staatverfassungen nach Plato, Aristoteles und Machiavelli. Breslau, Koebner, 1888, pag. 132-3.
[436]. Basta aprire la Politica di Aristotele per persuadersene. Vedi a questo proposito l'opera: Die Staatslehre des Aristoteles in historisch-politischen Umrissen von prof. Wilhelm Oncken, zwei Hälfte: Leipzig, Engelmann, 1870 e 1875. È dello stesso autore un opuscolo intitolato: Aristoteles und seine Lehre vom Staat. Berlin, 1870.
[437]. Queste idee che si posson dire elementari, si trovano nei trattati più noti. Vedi: Théorie générale de l'État par M. Bluntschli, trad. de M. A. de Riedmatten. Paris, Guillemain, 1877. Nel lib. I, cap. III, l'autore espone l'Histoire du développement de l'idée de l'État. E più estesamente ancora ragiona delle differenze che passano fra lo Stato del Medio Evo e quello dei tempi moderni, in un suo discorso: Ueber den Unterschied der mittelalterlichen und der modernen Staatsidee. Ein wissenschaftlicher Vortrag gehalten zu München, am 5 februar 1855. München, 1855. Vedi anche: Theodore D. Woolsey, Political Science or the State theoretically and practically considered. Part II, chap. I: Opinions on the Nature and Origin of the State: London, Sampson Low.
[438]. Roberto von Mohl, nel suo eccellente lavoro: Die Machiavelli-Literatur, che fa parte della sua grande opera: Die Geschichte und Literatur Staatswissenschaften (Erlangen, Enke, 1855-58, in tre volumi), dopo altre considerazioni sul Machiavelli, aggiunge: «Zweitens aber ist seine Methode eine treffliche. Seit Aristoteles war er wieder der erste, welcher die inneren allgemeinen Gründe der von der Geschichte erzählten, oder von ihm selbst erlebten und beobachteten Thatsachen aufzusuchen sich bemühte, und aus den einzelnen Erscheinungen auf die Ursache schloss. Diess ist allerdings noch nicht vollendete und am wenigsten systematische Wissenschaft, allein es ist die einzig richtige Grundlage für eine Erfahrungslehre, wie diess die Staatskunst ist oder wenigsten sein soll.» Vol. III, pag. 539.
[439]. Questo fu assai bene osservato dall'Oncken, che perciò appunto avrebbe, secondo noi, dovuto riconoscere più esplicitamente anche il cammino fatto dalla scienza politica nel Rinascimento.
[440]. Il Fabricius (4ª ediz.: Amburgo, 1793) cita (III, 309) una edizione s. l. et a. dell'Etica, della Politica e dell'Economia, tradotte dal Bruni, e dice: hanc editionem esse forte omnium primam, saltem ante annum 1477, a Io. Mentlim excusam. Altrove (III, 308) ricorda un'altra edizione: Aristotel. Politicorum, libri VIII, Leonardo Aretino interprete. Florentiae, 1478, in-fol. Dal 1480 al 90 molte nuove edizioni della Politica, tradotta dal Bruni e da altri, in diverse lingue, vennero alla luce in Italia e fuori.
[441]. Opere, vol. III, pag. 1.