[442]. Ibidem, vol. III, pag. 5.

[443]. Opere, vol. III, pag. 6-7. L'Ellinger, pag. 13, 14 e 15, crede che il concetto dell'importanza della storia il Machiavelli l'abbia trovato in Polibio, Dione Cassio, e Isocrate. Poteva aggiungere che si trova anche in Cicerone ed in altri. Ma qui si tratta di prendere, con nuovo metodo, la storia a base della scienza politica, ed è cosa, ci pare, assai diversa.

[444]. Discorsi, lib. I, cap. II.

[445]. La somiglianza che troviamo fra la successione dei governi quale è determinata nella Scienza Nuova e nei Discorsi, non deve meravigliarci, perchè l'una e l'altra teoria è cavata dalla storia di Roma, e sono ambedue suggerite da antichi scrittori. La teoria, del resto, è in parte ammessa anche dai moderni. Sir Henry Maine, nella sua opera, Ancient Law (London, Murray, 1878; cap. I, pag. 10-11), dice: «The proposition that a historical era of aristocracies succeded a historical era of heroic kings, may be considered as true, if not of all mankind, at all events of all branches of the Indo-European family of nations.» E poco prima aveva osservato, parlando degli ottimati, i quali successero ai re: «Unless they were prematurely overthrown by the popular party, they all ultimately approached very closely to what we should now understand by a political aristocracy.»

[446]. Vol. I, nota alla pag. 303 di quest'opera. Vedasi anche nell'Appendice a questo volume, il doc. XXII. Il professor Triantafillis, nel suo scritto, Niccolò Machiavelli e gli scrittori greci (Venezia, 1875, pag. 9 e seg.) riportò il frammento originale di Polibio, la traduzione italiana del dott. J. Kohen, ed il brano del Machiavelli, per dimostrarne di nuovo la grande somiglianza coll'originale greco, già notata dal Fabricius. Noi abbiamo più sopra citato il Cod. laurenziano (40 del Plut. 89 inf.), che contiene la traduzione latina fatta dallo Zefi dei brani (fra cui quello appunto sui governi) del libro VI di Polibio. Questa parte del Codice (c. 30 a c. 47) è dei primi del secolo XVI, come crede anche il Bandini, il quale dice che lo Zefi morì nel 1442. La seconda parte, da c. 48 in poi, sembra del secolo XVI inoltrato.

Recentemente il Tommasini (II, 165 e seg., nota 1) ha con diligenza confrontato il testo di Polibio, la traduzione dello Zefi e la traduzione o imitazione del Machiavelli, dimostrando come questi s'allontanasse spesso dall'autore greco, più fedelmente riprodotto dallo Zefi. Come abbiamo più volte osservato, il Machiavelli, nel valersi continuamente degli antichi, li riassumeva, e spesso anche li modificava, per meglio valersene a sostegno delle proprie idee.

[447]. Il prof. Crivellucci, nel suo breve scritto, Del Governo popolare in Firenze (1494-5), secondo il Guicciardini (Pisa, Nistri, 1877), a pag. 102 e seg., fa qualche giusta osservazione sul modo in cui allora si diffuse tra noi l'idea del governo misto.

[448]. Discorsi, lib. I, cap. VI.

[449]. Ibidem, cap. III.

[450]. Discorsi, lib. I, cap. IX.