Florentiae, die prima quaresimae 1508.[698]

Quem nosti.

Confortate, vi prego, messer Gandino ad rendere quelle bestie sanza andare più oltre, chè non è cosa l'habbi ad richire, et faranne piacere a più d'uno.

Postscripta. Ho ricevuto la vostra de' 20; et circa li scoppiettieri io ho facto el debito in questo come nell'altre cose vostre. Ma bisogna scriviate quanti ne sono presi, quanti morti, et come la cosa sta, chè qui si spasima. La mancia andrà domattina ad casa, et con lo amico farò il debito che fino ad qui non ho potuto. Et quell'altra faccenda non è anchora iudicata. Non so quello ne habbi ad essere.

Niccolao Maclavello Secretario fiorentino

suo plurime honorando in Castris.

DOCUMENTO II. (Pag. [53])

LETTERE DEI NOVE DELLA MILIZIA.

1 Al Vicario di Pescia, Berto da Filicaia. — 2 giugno 1507.[699]

Don Giliberto spagnolo, nostro conestabole, ci scripse per una sua lectera, come el Papa da Fordigla da Uzano, havendo abbassato dopo certe parole uno spiede per darli, et lui defendendosi colla spada, et correndo ad quel rumore un suo garzone, ferì decto Papa; donde noi ti commettemo, facessi d'averlo nelle mani. Venne di poi hieri al magistrato nostro un fratello del Papa, et ci ha referito questo caso al contrario, et dice in sustanza che 'l Papa fu assaltato dal conestabole et dal suo garzone; et facendoci intendere come decto garzone era in Firenze, parendoci approposito, infino che noi intendessino bene la cosa, di haverlo nelle mani, lo facemo pigliare. Et desiderando hora intendere la verità del caso, ti scriviamo la presente, et voliamo che tu intenda quello che dice l'una parte et l'altra, et che tu esamini dipoi e' testimoni che n'allegano, et veggha con ogni debita diligentia d'intendere la verità di questo caso: et intesola, ci manderai per iscriptura tutto quello ne harai ritratto et quanto più presto potrai.