Manderaci le listre de' disubbidienti nell'ultima mostra, et serberatene copia, et da decti disubbidienti trarrai la pena di 20 soldi per ciascuno; et così finirai di risquotere da quelli disubbidienti che ti lasciò l'antecessore tuo, et ci farai rimettere e' danari riscossi infino ad qui.
2 Ad Agnolo da Ceterna. — 31 luglio 1507.[700]
Noi intendiamo quello che tu ci advisi per la tua de' 28; et circha alli accordi che tu hai facti costà, per le questione che vi sono nate. Te ne commendiamo assai, et così seguirai per lo advenire; et quando non potessi comporre alcuna cosa, ce ne adviserai, perchè sopra ad ogni altra cosa desideriamo che cotesti nostri stieno uniti et in pace. Quanto ad Andrea del Bororo preso per condannagione dal podestà del Monte, scriviamo al podestà che lo rilaxi, perchè presupponiamo che tu dica el vero, che fussi condannato avanti che tu li dessi l'armi. Et però farai fede per via di testimoni a decto podestà, del dì che tu li desti le armi, et guarderai di dire la verità, acciò che non potessi accusarti di fraude, perchè l'ordine nostro lo fa securo delle condannagioni che li haveva dal dì che prese le armi indreto. Et quanto ad quello che tu desideri d'intendere come ti habbi ad governare, ti significhiamo che gli scripti non hanno altro privilegio, se non che sono securi dalle condannagioni vechie, et possono portare l'armi. In tucte l'altre cose eglino ànno ad essere tractati da' rectori et da ogni altro magistrato come se non fussino scripti.
Dispiaceci che sieno adoperati da' rectori ad fare le executioni; et però quanto adpartiene ad te, lo prohibirai loro per parte nostra, et noi anche ne advertireno e rectori.
3 A Giovencho de' Medici, potestà di Prato. 3 novembre 1507.[701]
Havendoci facto constare et bene certificato Antonio di Zanobi del Papa, trombetto che fu di don Michele, havere impegnato una sua trombetta per dua ducati d'oro per li sua servitii, et parendoci ragionevole che si vaglia sopra la roba di decto don Michele, voliamo che del cavallo morello che è di don Michele, el quale detto trombetto ti ha facto staggire in mano, tu facci una delle dua cose, o che tu lo consegui a decto trombetto per stima, faccendoti pagare indreto quello più fussi stimato da due ducati in su, o veramente tu lo facci vendere allo incanto. Et del retracto ne darai dua ducati d'oro ad decto Antonio trombetto, et el restante serberai appresso di te per satisfare ad delli altri creditori di don Michele: et ad noi darai ad adviso di quello harai facto. Vale.
DOCUMENTO III. (Pag. [53])
Lettera dei Dieci a Giovanbattista Bartolini. 27 novembre 1506.[702]
Havendo noi inteso hieri per la tua de' 24 et per una del commissario di Libbrafacta in conformità della tua, come el Volterrano fu taglato ad pezi in casa quelli della Chiostra, poi che fu condocto prigione in Pisa; ci dette assai dispiacere tale caso, sì perchè noi amavamo el Volterrano, sì perchè e' ci dispiacque el modo della morte sua, parendoci apto crudele et non conforme a' buoni tractamenti facti da noi alli prigioni che de' Pisani habbiàno et habbiamo hauto sempre in mano. Et perchè ogni huomo conosca che, come noi non siamo per incrudelire qua a' nostri nemici, così non siamo per lasciare impunite le crudeltà loro, facemo questa mattina impiccare alle finestre del palazzo del Capitano nostro Giovanni Orlandi et Miniato del Seppia. Diamoti questo adviso ad ciò lo pubblichi, et che s'intenda in Pisa come e' loro cittadini non sono stati morti da noi, ma da la crudeltà che è stata usata contro a' nostri; et che l'intendino, poichè li usono male la nostra humanità, che e' si diventerà della natura loro. Bene vale.