La materia epica dell'Orlando Furioso non è altro che la continuazione, lo svolgimento di quella dell'Orlando Innamorato del Boiardo. Ma il modo con cui s'andò formando il poema, le sue diverse sorgenti, i caratteri, l'ironia o non ironia di esso, sulla quale tanto s'è disputato, tutto ciò, se ha un gran valore per la storia e la critica letteraria, non è quello su cui possiamo o dobbiamo fermarci ora. A noi qui importa notar solo, che l'originalità dell'Ariosto sta principalmente nella nuova forma di poesia che egli ha creata. Apriamo a caso il volume, che non ha bisogno d'esser letto di seguito, ma piuttosto gustato con intensità, a brani staccati. Ascoltiamo, per esempio, le avventure di Cloridano e di Medoro nel campo nemico. Noi subito ammiriamo la loro amicizia, la loro fedeltà; il coraggio con cui Medoro difende il cadavere del suo re:
Come orsa che l'alpestre cacciatore
Nella pietrosa tana assalita abbia,
Sta sopra i figli con incerto core,
E freme in suono di pietà e di rabbia: ecc.[35]
Medoro era già prigionero, e Zerbino, adirato pei colpi che i suoi ricevevano dal non veduto Cloridano,
Stese la mano in quella chioma d'oro
E trascinollo a sè con violenza;
Ma come gli occhi a quel bel volto mise,
Gli ne venne pietade e non l'uccise.[36]