Voi sapete che io mi dilecto un pocho delle femmine, e più per stare a cianciare con esse che ad altro effecto; perchè sono horamai tanto oltre che pocho altro posso fare che parlare. Sapete anchora quanto Filippo[768] habbi l'animo alieno da esse; e avanti che lui ci venissi, perchè l'habitatione mia è alquanto fuori di mano, spesso qualche cortigiana veniva a vicitarmi, per vedere la chiesa e l'orto apichati cholla chasa dove habito.[769] Non mi acorsi, quando Filippo giunse, mandare a significare loro che non fussino tanto ardite che ci capitasseno; in modo che, dua giorni appresso lo arrivare suo, a punto in su l'hora del desinare, ne capitò in una camera, che da' famigli, secondo il consueto, era stata lasciata venire liberamente; e giunta quivi, si pose a sedere chome si fussi in casa sua, in modo che io non la seppi licentiare, nè ricoprire la choxa con Filippo, el quale gl'aperse adosso un paio d'occhi admirativi e sdegnosi. Ponemmoci a tavola, e lei a luogo suo. Desinammo, parlammo, e dopo il mangiare, lei, secondo il consueto, per l'orto a spasso se n'andò. Restammo Filippo et io; il quale mi volle cominciare a fare una oratione colle parti sua; e in questo modo aperse la bocha: — Voi non harete per male, magnifico Oratore, che, sendo io insino da pueritia,... — Ma io, cognoscendo che l'oratione haveva a essere lunga, e vedendo quello voleva dire, lo interroppi, con dire che in quelle poche parole havevo compreso la intentione sua, et che non volevo iustificarmi nè udire sua correctione, perchè ero vixuto insino a qui libero et sanza respecto alchuno, et chosì volevo fare questo resto del tempo che ci havevo a vivere: in modo, pur mal volentieri, ha aconsentito che le femmine ci venghino a lor piacere.

Ma hora vi voglio dire la perturbatione m'ha dato il Branchaccio. Credo vi sia noto quanto Iacopo Gianfiglazi mi sia amico, e per molti respecti ho causa non solo d'amarlo ma d'observarlo. Quando lui fu qui imbasciadore mi commisse certa sua causa, la quale non achade dirvi; e stimando forse havessi più faccenda non ho, commesse a ser Sano che me la ricordassi. Lui per questo, quasi ogni settimana, è venuto per parlarmi di questa materia, e qualche volta a desinare mecho. Giuliano,[770] poi che ha visto venirlo una volta et due et tre, m'ha cominciato a dire che ser Sano è un huomo infame; et che in Banchi li è suto domandato da qualche mercante di buona fama, che praticha io habbi chon esso, et che io mi doverrei guardare da simili pratiche: in modo che, a volermi excusare, sono stato forzato a narrarli per ordine tutta la trama tra Iacopo Gianfiglazi e lui. Sì che, compar mio, vedete dove io mi truovo, e chome ho a rendere ragione di ciò che parlo, e d'ogni huomo che mi viene a parlare. E voglo che mi diciate vostra oppenione: chi vi pare che mi riprenda con più ragione, o Filippo o Giuliano? E' quali non di meno ho chari, et chon tutte le loro monitioni et reprensioni, non resterò che non faccia quello mi verrà a proposito.

Voi mi scrivete, et anchora Filippo me l'ha decto, che havete composta certa opera di Stati.[771] Se voi me la manderete, l'harò chara: et anchora che non sia di tanto iudicio, che sia conveniente indichi le chose vostre, non di meno, in quello mancherà la sufficienzia et il iudicio, suplirrà l'amore et la fede: et quando l'harò vista, dirò mia oppenione del presentarla al magnifico Iuliano o no, secondo mi parrà.

El respecto che voi havete a venire qui, mi pare facile a resolvere; perchè se voi andrete a vedere una volta il cardinale de' Soderini, non vi sarà posto cura. Piero ha fermo l'animo suo, nè credo havessi caro esser vicitato, et maxime da voi: et se voi nol vicitassi, non credo vi fussi imputato a ingratitudine; perchè sono ito examinando, nè truovo che lui o suoi v'habbino facto tale beneficio, che habbiate loro havere obligo se non ordinario. L'uficio non l'havesti da loro: cominciasti a essere adoperato tre anni avanti che lui fussi gonfaloniere. In quello poi vi adoperò, lo servisti chon fede, nè di quello ricercasti altro premio che ordinario. Et però, quando habbiate a venire, non voglo che simil respecto vi ritenga; perchè d'una semplice vicitatione non sarete notato, et quando ve n'abstenessi, non sarete da nessuno riputato ingrato.

E per la lettera vostra e da Filippo intendo che voi, sendo asueto a faccende et a guadagnare, con dificultà vi riducete a starvi e logorarvi le vostre poche entrate, perchè havete pure anchora qualche vogla chome io. Siamo iti examinando, et qui a Roma non troviamo choxa à proposito vostro. È stato qualche ragionamento ch'el cardinale de' Medici habbi a essere facto legato in Francia: sopra che ho pensato, quando sia facto, parlare, per essere voi stato là et havere qualche praticha in quella Corte, et notitia de' costumi loro. Se riuscirà, col nome di Dio; se non riuscirà, non haremo perduto choxa alchuna. Chome voi m'havrete mandato quello Tractato, vi dirò se mi pare vegnate a presentarlo.

Hora vegnamo a Donato,[772] el quale desidero assai sia compiaciuto, e questo non credo durar faticha a farlo credere a voi et a lui. Chome io li scripsi, chiesi lettera, et fuori del generale, a Iuliano[773] per lui; et me la promisse largamente. E perchè Piero[774] non è molto presto allo scrivere, per le occupationi assai che ha, vi tenni uno, che vi stette tanto la scripse. E perchè spacciava una staffetta, feci fare una coverta a Donato in mio nome, e ordinai la lasciassi a Piero, che la mandassi. Maraviglomi non sia venuta. Parleronne di nuovo a Iuliano, et entrerrò, in quel modo mi dite, con Piero. Ma non vorrei che per Donato arrogessimo danno a danno, cioè che havessi a donare e non li riuscissi; perchè io non so che modo haremo a chiarirci che lui sia imborsato. Datemi notitia chome è ita la chosa di maestro Manente, ad ciò possa richiedere Iuliano et Piero di simil modo. Et pensate che io non ho a restare a fare choxa alchuna, pure che io li possa giovare.

Raccomandatemi a Filippo e Giovanni Machiavelli, e li fate mia scusa, che qualche volta, per assettare un verso s'esce qualcosa della verità, nè credecti li havessi a tornare alli orechi. E se l'ho offeso, gnene domando perdono.

El Casa è qui nella provincia sua, e credo farà qualche utile per la scarsella e anchora pel corpo; perchè con tre carlini condurrà di buone choxe. Hanno spesso diferentia lui et il Branchaccio; et io ho a mettermi di mezzo a comporli.

Del Romito non v'ho rispondere, perchè, come dite, Firenze è fondato sotto un planeta che simili huomini vi corrono, e sonvi uditi volentieri. Nè altro v'ho a dire per questa, che rachomandarmi a voi. Christo vi guardi.

Franciscus Victorius orator.