Spectabili viro Nicolò di Bernardo
Machiavelli, in Firenze.
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Compare carissimo. Io lodai sempre lo ingegno vostro, e approvai il iudicio et nelle pichole chose et nelle grande. Ma il discorso che mi fate per questa ultima lettera sopra Filippo et il Branchaccio[776] m'è in pochi giorni riuscito in facto. Perchè, chome voi m'havete conosciuto, io credo più a altri che a me medesimo, e sempre voglo prima contentare ogni altro che me. E per questo, mosso dalle persuasioni mi facevono, chome vi scripsi per l'altra lettera, mi disposi a credere loro; e feci intendere in buon modo a ser Sano, che quando Iacopo Gianfiglazi mi scrivessi più choxa alchuna, manderei per lui, et che non durassi faticha a venirmi a trovare. In modo che lui, ch'è in queste chose astuto assai, chonobbe molto bene quello volevo dire. Chosì ordinai a dua femmine, che ci solevono venire spesso, che non venissino se non le faceva chiamare, perchè c'era venuto un mio parente al quale portavo reverentia, nè volevo le vedessi. Stetti in questo modo circa otto giorni, che qui non capitava se non qualche uno per sua faccende, et uno Donato Bossi, che fa professione di grammatico, con un viso austero et strano, et mai parla d'altro se non donde è decto un vocabolo o donde si forma un nome, et se il verbo s'ha a mettere in principio della clausula o in fine, et di simil chose di pocho momento et che danno fastidio assai a chi le ode. E io non facevo altro che domandarlo di queste favole, ad ciò havessi causa di parlarne più liberamente. E anchora che tal vita mi rincrescessi, la sopportavo il meglo potevo, perchè Filippo e Giuliano s'achorgessino dell'errore loro. La qual choxa intervenne presto: che una sera, standoci al fuoco, Giuliano chominciò a dire che io doverrei invitare una certa vicina ho qui, et che il non la chiamare una sera a cena dimostrava salvaticheza, la quale da molti è interpetrata in mala parte, et li huomini che stanno tanto in sul tirato sono tenuti strani et fantastichi. Ma è necessario vi narri la conditione di quella donna, perchè possiate considerare a che fine l'uno et l'altro di loro mi confortavano a invitarla.
Chome altra volta v'ho scripto, l'habitatione mia, anchor sia molto vicina al Palazo, è un pocho fuor di mano et in via non molto frequentata, e con vicini di bassa sorte. Pure a canto a essa, in una casa assai conveniente, habita una donna vedova romana et di buon parentado, che è stata et è buona compagna. E benchè sia oltre d'età, ha una figla di circa anni 20, la quale è bella per excellentia, et ha facta et fa qualche faccenda. Ha anchora un figlo d'età d'anni 14, pulito et gentile, ma di buon chostumi et honesto, chome si conviene a quella etate. E perchè le case son vicine et li orti entrono l'uno nell'altro, non s'è possuto fare non si pigli qualche praticità con decta donna, pure al largo; e spesso è venuta a ricercharmi di favore col Papa o chol Governatore; e io, in quello ho possuto, l'ho aiutata, perchè alle vedove e pupilli siamo tenuti. Questa dunque vedova mi persuadeva Giuliano che io dovessi chiamare a cena, e Filippo, rispetto a quel fanciulletto, ribadiva, allegando l'exemplo di Alexandro Nasi, che altra volta che fu a Roma lo vicitava spesso, e sempre la sera d'invernata lo trovava achompagnato da qualche vicino; e chon più altre ragione, chome sapete usa fare tanto mi seppe e lui e Giuliano dire, che io achonsenti' facessino quello paressi loro. Erano, quando facemmo tale ragionamento insieme, circa a hore dua di nocte, nè credecti però che chiamassino la sera questi vicini. E però, quando loro si partirono da me, mi posi a scrivere una lettera a' signori X, et ero in su fantasia, per ordinarla in modo che io non scoprissi però loro tutti e' disegni di N. S., perchè non sapevo se li piaceva; e anchora non volevo fussi tanto asciutta, che loro iudicassino o che io qua fussi pocho diligente o di pocho ingegno, o vero non tenessi quello conto di loro che s'appartiene, maxime sendo loro, per ogni qualità, primi huomini della città nostra. Et mentre ero in su questo ghiribizo, comparse la vicina colla figla e 'l figlo e da vantaggio un fratello d'essa, che veniva quasi per custode di questa brigata. La quale, chome hebbi veduta, ricevetti chon quello più piacevole modo mi concede la natura; che vi potete esser acorto che simili achoglenze liete et parole adulatorie non chaschono in me. Pure mi sforzai e fini' la lettera in brieve conclusione, col dire bixognava, a volere fare iudicio, aspettare la resolutione de' Svizeri, della dieta della Epifania.
Chosì Giuliano colla figlia femmina si messe a cianciare, e Filippo col maschio; e io per dare loro più commodità, chiamai la vedova e il fratello da canto, e li cominciai a domandare di certo piato hanno; ad ciò che, occupati in questo parlare, dessino tempo a coloro e intanto anchora fussi l'hora della cena. Nè potevo però fare che qualche volta non porgessi l'orecchio a quello diceva Giuliano alla Costantia (che chosì ha nome), ch'erano le più suave parole che voi udissi mai, lodandola della nobiltà, della belleza, del parlare e di tutte le parte si può lodare una donna. Filippo anchora chol maschio non si stava con certe parolette acomodate chol domandare se studiava, se havea maestro, e per entrare più adentro, interrogava se dormiva chon esso, in modo che spesso il vergognoso fanciullo abassava il viso senza risponderli. Venne il tempo della cena, la quale facemo allegramente. Dopo essa, ci ponemmo al fuoco, dove consumammo il tempo in dire novelle, in fare a' propositi, in besticci, o a che è buona la paglia. Ma haresti riso che pocho avanti cena, per interrompere non dirò la nostra, ma la loro quiete, ci capitò Piero del Bene, el quale harei desiderato non fussi entrato in camera. Ma non so dispiacere nè simulare; in modo che lui entrò. Ma acortosi essere racholto da Filippo e Giuliano con mala cera, stette pocho a partirsi. Passammo questa sera dolcemente, e circa a meza nocte le vicine si partirono, e noi restati n'andammo a dormire. Ma, Nicolò mio, non posso fare non mi dogga con esso voi, che per volere contentare li amici sono diventato quasi prigione di questa Constantia. Prima veniva quando una femmina e quando un'altra, e io non ponevo loro affectione: non di meno con esse passavo fantasia. È venuta questa, che ardirò di dire che voi non vedesti mai più bella femmina colli ochi, nè più galante, la quale havevo ben veduta prima, ma discosto; ma sendosi poi appressata, m'è tanto piaciuta che non posso pensare a altri che a lei. E perchè ho veduto qualche volta innamorato voi, e intexo quanta passione havete portata, fo quanta resistentia posso in questo principio. Non so se sarò tanto forte, e dubito di no; e quello seguirà, in questo caso vi scriverrò.
Ho visto e' capitoli dell'Opera vostra,[777] e mi piacciono oltre a modo; ma se non ho il tutto, non voglio fare iudicio resoluto.
A Donato scripsi della settimana passata quanto mi ochorreva sopra il caso suo. Non di meno, se li achade altro, non mancherò. È ben vero che il caso di maestro Manente è più facile, perchè lui vinse nello squittino, e questo è certo.
Filippo non appruova che voi diciate si getti alle charogne, perchè dice sempre haver volute chose perfecte; et che voi siate quello che vi mettete ogni choxa avanti sanza distintone.
Havevo pensato far questa lettera più lunga, ma per fretta l'ho abarlozata; che leggo tanto volentieri le vostre lettere, che mi pare ogni dì mille di rispondervi, per haverne da voi, al quale mi rachomando. Cristo vi guardi.