Francesco Vettori in Roma oratore,
a' dì 18 di gennaio 1513.[778]
Spectabili viro Nicholò Machiavelli,
in Firenze.
4[779] A' dì 9 di febraio 1513.[780]
Compar mio caro. Non risponderò in questo principio a l'ultima ho da voi, ma seguirò dove io lasciai, che credo fussi, in sul ripugnare all'amore quanto potevo. Nè credete pensassi che non bene conveniant maiestas et amor, perchè a me pare havere più maiestà quando sono Francesco in Firenze, che hora qui sendo oratore. Ma consideravo che ho 40 anni, ho donna, ho figluole maritate e da marito; non ho però roba da gittare; ma che sarebbe ragionevole che tutto quello potessi risparmiare lo serbassi pelle figluole; e quanto vile choxa sia lasciarsi vincere alle voluptà; et che costei era qui vicina, et che in essa spenderei a ogni giorno, n'harei mille fastidi; oltre a questo, per esser bella et giovane et galante, havevo a pensare che, come piaceva a me, piacerebbe anchora a altri e d'altra qualità non sono io, in modo la potrei goder pocho et ne starei in continua gelosia. Et chosì, andandomi raggirando questi pensieri pel capo, fermai il proposito levarmela in tutto dall'animo; e in questa fantasia stetti dua giorni. E già mi pareva essere confirmato in modo da non esser rimosso di mia oppenione. Accadde che il terzo giorno la madre venne a parlarmi, da sera, e menò seco la figla; e io ch'arei giurato difendermi da huom coperto d'arme, con parole et con atti fu' legato. La madre parlò di sue faccende, poi s'uscì di camera, e me la lasciò sola al fuoco: nè io potetti fare non parlassi seco e li tochassi le mani e 'l collo: e mi parve sì bella e sì piacevole che tutti e' propositi havevo facto, m'uscirono del capo, e deliberai darmi in preda a essa, e che mi governassi et guidassi chome li pareva. Nè vi voglio dire quello sia subcesso poi: basta che mi è achaduto e fastidi et gelosia più non stimavo. La spesa è bene insino a qui stata minore, ma l'animo è stato sempre in angustia. E quanto più li parlo, più li vorrei parlare, e quanto più la veggo, più la vorrei vedere. Pure mi è venuto a proposito, che Piero mio nipote ci sia venuto: perchè prima veniva in chasa a cena come li pareva; hora non vien più; e potrebbesi anchora spegnere il fuoco, che non credo però sia apichato in modo che questa aqua non lo debba extinguere. Ma, Nicolò mio, voi non vedesti mai colli ochi la più bella choxa: grande, ben proporzionata, più presto grassa che magra, biancha con un colore vivo, un viso non so se è affilato o tondo, basta che mi piace, galante, piacevole, motteggievole, sempre ride, pocho accurata di sua persona, sanza aque o lisci in sul viso: dell'altre parte non voglo dire dire nulla, perchè non l'ho provate quanto desidererei. Nè crediate però che in su questo non habbi havuto da Filippo e Giuliano qualche riprensione o voglam dire amorevole monitione; e io ho risposto loro quello mi par sia vero, che mai è da riprendere uno quando tu pensi che lui conosca d'errare, perchè questo non è altro che accrescerli passione, nè per quello si ritrahe o rimuove dell'errore....
A chi vive l'intervengono diversi casi; e però non mi maraviglo che la Riccia sopra ira habbi biasimato il consiglo de' savi:[781] nè credo per questo non vi porti amore, et che non v'apra quando volete; perchè la reputerei ingrata, dove insino a hora l'ho iudicata humana et gentile. Et son certo che Antonfrancesco non l'ha facta superba; el quale mandò qui un suo frate, per un benificio, che m'ha decto che lui non dorme più a chasa sua, ma a un orto presso a Bernardo Rucellai, che si chiama la Riccia, e lo fa per havere più commodità di studiare.... Non voglo dimenticare Donato. Io sempre sono stato più rispiarmatore de' danari d'altri che de' mia, e però non ho usata la sua commessione. Io vorrei che Donato intendessi da Iacopo Gianfigliazi, se lui crede che Lorenzo lo facci imborsare chome mi promisse. Se lo crede, non entriàno in spendere più che quello s'è speso insino a hora. Se non lo crede, usereno questi rimedii che lui mi scrive. Et chome fia imborsato, pensereno al farlo vedere;[782] e credo ci riuscirà. Sì che pensate se vi piace questo modo, che io farò quello vorrete. Nè altro v'ho a dire su per questa. Christo vi guardi.
Francesco Victori oratore in Roma.
5[783] A' dì 27 di luglio 1514
Compar mio. Non vi maraviglate che io non v'habbi risposto a una vostra de' x di giugno, perchè aspettavo quella che voi dicevi haver lasciato in villa, e poi vi volevo rispondere. Oltre a questo, voi in essa mi parevi fuor di modo aflicto, e io non potevo consolarvi, chome harei desiderato e chome desidero, perchè non sarebbe charico nè faticha nè incomodo che per voi non piglassi. E anchora che per la mia vi dicessi il rispecto havevo havuto a non vi chiamare qua su, vi dico per questa che, quando crediate sia a vostro proposito, non guardate a quello, e vegnate liberamente chome se venissi in chasa vostra. Perchè, anchora che a me chaschino più dubbii nella mente che a tutti gli altri huomini, nondimeno mi guardo da offendere nessuno; e seguita poi che vuole.
Per la vostra de' 22 di questo, intendo quello mi scrivete circa a Donato; e però io vi voglo replicare tutto quello ho operato in questo caso, e perchè domandavo la lettera de' cento ducati. Un anno fa Donato mi scripse che desiderava esser imborsato; e chosì per sua parte ricerchai il magnifico Iuliano, e lui ne scripse a Lorenzo, nè so che effecto si facessi la lettera. Se non che, Donato mi ricerchava del medesimo; in modo che io, stimando che la lettera di Iuliano non facessi fructo, ne chiesi una al Cardinale de' Medici. Promisse farla; ma intanto Lorenzo venne qui, di dicembre passato, e alhora feci che 'l Cardinale gnene parlò, e anchora io, e lui promisse liberamente farlo imborsare. Successe poi che Donato e anchor voi pensasti che era meglo far vedere,[784] dicendo che in questo spenderesti ducati cento. Io, che non confidavo in una lettera semplice del Cardinale, ne conferi' con quello amico sapete, dicendoli: — Quando ci riesca, ne caveremo ducati cento. — Lui dixe: — Fa' che 'l Cardinale me ne dia commessione, e lascia poi fare a me. — In modo che la feci dare, non una volta ma dua; e alhora vi domandai per lettera, quando era il tempo che tochassi la Minore al nostro Gonfalone.[785] Il tempo era lungo, come, sapete in modo che alhora non si potè fare niente. Cominciai dipoi a ricordare a' Signori, e trovai l'amico non volto chome prima. Dubitai non diffidassi de' cento, con pensare che, havendogli havere da me, farei a sicurtà. E però scripsi a Donato, che ordinassi ch'e danari fussino qui. Nè questo feci perchè, anchor che io sia povero, non habbi modo a spendere cento ducati per uno amico, ma solo per poterli dire: Ecco qui la lettera d'aviso al tal banco, che mi paghi e' danari a posta mia. E accadde appunto ch'una mattina che l'amico desinava mecho, venne una lettera di Donato chon una inclusa a Piero del Bene e compagnia. Domandòmi che lettera fussi, e io gnene dissi. E subito mandai uno a portare la lettera a' Beni, a domandare se me la pagassino quando volessi. Loro risposono che la pagherebbono ogni volta, ma che non volevono stare ubrigati dua mesi, ma bastava loro stare ubrigati sei dì. Questa risposta non li satisfece; e se bene io li dixi: — Io mi farò dare e' danari, e quando la chosa fia condocta, li harete —, non li piacque, chome quello che non li voleva havere haver da me. E io in facto non ero per tochare e' danari, insino l'effecto non fussi seguìto; perchè non voglo che sia mai huomo che pensi che per simil conto mi vogla valere nè far fare nessuno. A me bastava solo ch'e' Beni dicessino che mi pagherieno e' cento ducati sempre, intra sei mesi che io li volessi; e io harei potuto monstrare all'amico mio questo, e forse si saria satisfacto. Ma loro me li volevono dare contanti; il che non era il bixogno. Nientedimeno il chaxo è qui. Di nuovo rapicherò questo filo; e se lui vorrà scrivere in nome del Cardinale, in buona hora; se non, harò a ogni modo una lettera del Cardinale a Lorenzo, e una ne scriverrò io, e vedremo che effecto farà. Non biasimerei però che Donato facessi chostì qualche opera col magnifico Iuliano, che crederrei fussi a proposito. E pensate che di quello potrò fare non ho a manchare; e sono tutto vostro e suo. Christo vi guardi.