Franciscus Victorius orator Rome.
6[786] A' dì 15 di dicembre 1514.
Compare caro. Dopo un lungo silentio, in dua giorni passati ho tre vostre, una che mi domandate stamettio azurro per un paio di chalze, el quale vi manderò domani, nè ricercherò per chi lo voglate, che mi satisfarò del contentarvi; l'altra, latina,[787] me la doveva portare un Tafano, amico vostro; e donde sia proceduto, non m'è chapitato inanzi, ma me l'ha facta dare a un bottegaio, che la pose in mano a un mio famiglo. Duolmi non l'havere visto, e per aiutarlo per amor vostro, e per intendere il modo del vivere vostro, di che vi rimettete a lui. Faronne cerchare, e se lo ritroverrò, anchora che sia di pocha auctorità, gli monsterrò che la vostra lettera gli gioverà. L'altra che mi risponde a' quesiti vi feci, hebbi hieri. Anchora non l'ho monstra a Monsignor de' Medici, el quale mi commisse ve li facessi. Credo gli satisfarà, perchè satisfa anchora a me. Quando l'harò monstra, vi risponderò quello mi dirà.
Pluries cum Paulo fratre meo, qui te plurimum diligit, de te loquutus sum. Is, ut spero, intra mensem redibit, et ab illo scire poteris quantum tibi tribuam, et quantum de te cogitem. Sed, crede mihi, fatis agimur. Legi, superioribus diebus, librum Pontani De Fortuna, noviter impressum, quem ipse ad Consalvum magnum direxit: in quo aperte ostendit, nihil valere ingenium neque prudentiam neque fortitudinem neque alias virtutes, ubi fortuna desit. Rome, de hac re, quotidie experimentum videmus. Aliquos enim cognoscimus ignobiles, sine literis, sine ingenio, in summa esse auctoritate. Tamen acquiescendum est; et presertim tu hoc facere debes, qui malorum non es ignarus, et qui graviora passus es. Dabit Deus his quoque finem. Ego hic vivo et valeo, non penitus tamen. Strumma quod in collo, ut scis, habeo, in dies crescit, animique dubius sum an resecandum sit. Pontifici Maximo et reliquis nostris Medicibus sum, meo iudicio, satis gratus: tamen nihil ab illis peto. De salario mihi secundum leges concesso sumptus facio, et mense finito nihil ex illo mihi reliqui est. Ab amore emancippatus sum: in gratiam cum libris redii, et cum lusoriis cartis.
Ho richiesto il magnifico Lorenzo della faccenda di Donato, che non pensassi nè voi nè lui me l'havessi dimentichato. E lui mi ha promesso, alla tornata, farlo ritirare, et che insino a qui non s'è ritirato alchuno; et che tutti quelli che sono seduti o veduti havevon voto. Ma voi et Donato mi facesti entrare a promettere a quello amico, che pensa ogni modo, chome la chosa riesce, trarne; anchor che non ci duri faticha, perchè le lettere lui l'ha scripte, ma io l'ho domandate; et col magnifico Lorenzo ho facta l'opera io et tanto calda quanto ho possuto. Nondimeno lui sa che io ho quella lettera di Piero del Bene, de' cento ducati, perchè gnene mostrai, per farlo andare; e sa ch'ella non dura se non sei mesi, che sono presso alla fine. Et non vorrei che lui, pensando non avere a esser di meglo, s'ingegnassi guastare; che sapete quanto è facile. Però, quando a Donato paressi farla rifare, me ne rimetto in lui; faccendoli sempre intendere che un quatrino non se ne tocherà insino che l'effecto non è seguìto. E anche poi c'ingegneremo rispiarmare, se fia possibile. Ma a non volere che impedisca, bixogna poter monstrare la lettera; che non è anchora dua giorni me lo ricordò. Vostro danno che anchora non potessi tirar tucto a vostro tempo; pure potevi qualchosa, e vi lasciasti uscire e' tordi di mano.[788] Nè altro v'o ha dire, se non che mi rachomando a voi e alli altri Machiavelli. Cristo vi guardi.
Franciscus Victorius orator Rome.
Spectabili viro Nicolò Machiavelli,
in Firenze.
7[789] A' dì 30 di dicembre 1514.
Ecce iterum mihi bella movet violenta cupido,