Compater, ecce iterum torqueor igne novo.
Veramente che Ovidio dixe bene che l'amore procedeva da otio. Io che non ho faccenda, vorrei fare chome Mino da Siena, e sto tanto ochupato in questo, che non vi riscrivo chome sarebbe il debito mio. L'una et l'altra lettera vostra circa e' quesiti vi feci, hanno visto il Papa e il Cardinale di Bibbiena e Medici, e tutti si sono maraviglati dello ingegno e lodato il iudicio. E anchora che non se ne chavi altro che parole, e per la mala sorte et perchè io non sono huomo che sappi aiutare gli amici, nondimeno, essere in buona oppenione delli huomini grandi qualche volta vi potrebbe giovare. Io volevo contradire a qualche ragione delle vostre, per passar tempo et darvi materia di scrivere; ma ochupato, chome dicho di sopra, ho posto da chanto lo scripto che havevo chominciato; e forse lo finirò un'altra volta, e manderovelo.
Io non so se havesti il panno per le chalze, che lo mandai pel prochaccio, e ordinai lo lasciassi a chasa Simon chavallaro, e poi a Filippo del Benino che ve lo facessi intendere, nè da lui ne ho risposta, in modo dubito non l'habbiate havuto. Sì che rinvenitelo, che non vorrei per niente, in una choxa m'havete chiesto da cento anni in qua, mancharvi.
Hebbi la vostra sopra il caso di Donato e la sua a' Beni, chon l'ordine di Piero. Diteli che Lorenzo m'ha promesso, chome torna, ritirarlo, e poi farlo vedere. Se lo farà, la experienza lo monstrerrà. A me ha promesso chosì, e avanti si parta, gliene ricorderò: e perchè voi mi chonoscete, lo potete far certo, che se non me l'havessi promesso, non lo direi: perchè mio chostume non è empiere li amici di vane speranze. A danari chon l'amico fareno il meglo potreno; che, ancora non s'habbi adoperare, sendo privato di speranza potrebbe cerchare d'impedire. E però lo terrò chon qualche apicho, che credo sia chosì a proposito. Nè per questa ho da dire altro. Christo vi guardi.
Franciscus Victorius orator Rome.
[Spectabili vi]ro Nicholò Machiavelli,
in Firenze.
DOCUMENTO XXII. (Pag. [289] e [471])
Si epiloga la disputa sollevata intorno all'ipotesi che il Machiavelli conoscesse il greco, rispondendo alle ultime osservazioni fatte per sostenere questa ipotesi.[790]
Da qualche tempo il professor C. Triantafillis ha sollevato una nuova questione letteraria, che ha richiamato l'attenzione del pubblico. Egli vorrebbe provare, contro l'opinione finora prevalente fra i dotti, che il Machiavelli conobbe il greco, e lesse gli scrittori della Grecia nella loro lingua originale. Se ciò gli riuscisse, sarebbe certamente utile, come è sempre utile ogni verità accertata, e cadrebbero molte considerazioni fatte da autorevoli scrittori sulle conseguenze che portò nelle opere del Machiavelli la sua ignoranza del greco. Oltre di ciò, a risolvere il problema che si era proposto, il professor Triantafillis, che è nato in Grecia, doveva necessariamente ricercare quali autori greci il Machiavelli aveva, nella lingua originale o nelle traduzioni, letti, studiati, imitati o anche copiati. Nessuno potrà negare che queste indagini sono utili, e che il professor Triantafillis meriti perciò di esser molto lodato. Ma ha egli risoluto il problema che s'era proposto? Che cosa ha trovato di nuovo? Ecco quello che ci proponiamo ora di esaminare, e lo faremo con tutta la franchezza e con tutta la deferenza dovute ad un uomo che si sforza di trovare la verità.