Fu tuttavia un lavoro che potè occuparlo poco tempo, nè molto l'occuparono altre piccole faccende. Ricevette allora varie lettere, una fra le altre del cardinal dei Medici, in data dell'ultimo di luglio, la quale incominciando con le parole: Spectabilis vir, amice mi carissime, gli raccomandava di far cacciare da Lucca tre studenti dell'università di Pisa, già mandati via di là per cattiva condotta.[106] Gli amici degli Orti Oricellari gli scrivevano lettere ora serie, ora facete, pregandolo di tornare presto, e più vive premure gli facevano i figli, in nome loro e della madre Marietta.[107] Ma il Machiavelli non si poteva muovere, se prima non veniva a qualche conclusione l'affare di cui era incaricato, e quindi profittò del tempo che gli restava libero, per comporre un altro suo breve lavoro, che è assai noto, e che da lui fu intitolato Vita di Castruccio Castracani. Il 29 agosto lo mandava di là all'amico Zanobi Buondelmonti, al quale ed a Luigi Alamanni, suoi amicissimi, lo aveva dedicato. E già il 6 settembre il Buondelmonti gli rispondeva d'averlo ricevuto e letto con l'Alamanni ed altri, ai quali tutti era molto piaciuto.[108]
È notissimo che questo lavoro dette anch'esso occasione a dubbi e dispute non poche. Chi lo chiamò un romanzo, chi una imitazione della Ciropedia di Senofonte, chi altro. Certamente esso non è una storia, come può accorgersene chiunque lo paragoni per poco con la narrazione autentica dei fatti più conosciuti ed accertati. L'autore compose la biografia d'un personaggio ideale, cui diede il nome di Castruccio Castracani, e la ricavò in parte dalla vita di questo capitano, quale ci è data nelle storie e biografie; ma in parte non piccola ancora dalla vita d'Agatocle, narrata nei libri XIX e XX di Diodoro Siculo, aggiungendovi anche fatti che sono addirittura di sua propria invenzione. Castruccio, in vero, fu un figlio legittimo della nobile famiglia Antelminelli, nacque nel 1281, ed andò ben presto col padre Geri in esilio ad Ancona. Restato senza genitori, fu a combattere in Fiandra insieme con Alberto Scotti e Musciatto Franzesi, al soldo di Filippo il Bello. Nel 1310 combatteva in Lombardia, a favore dei Visconti. Il Machiavelli, invece, comincia coll'affermare, che gli uomini straordinari sogliono aver quasi tutti bassa ed oscura origine, perchè la fortuna vuol mostrare la sua potenza, e poi aggiunge, che un canonico Castracani ed una sua sorella Dianora, i quali vivevano insieme, trovarono nel proprio giardino un bimbo abbandonato, che allevarono in casa loro, e fu questi il celebre Castruccio. Mostrando egli attitudine alle armi, venne da messer Francesco Guinigi educato e condotto poi a combattere in Lombardia, dove sin dall'età di 18 anni cominciò a mostrare il suo valore. Il canonico e la sorella sono personaggi immaginari del tutto, come immaginario è il fatto del bimbo trovato nel giardino. Nell'età di 18 anni Castruccio era inoltre fuori d'Italia, nè si trova un Francesco Guinigi, cui si possano attribuire i fatti narrati dal Machiavelli. Invece Agatocle, secondo Diodoro Siculo, fu dal padre abbandonato, e dopo alcuni giorni la madre lo prese e menò dal proprio fratello, che lo allevò. Venne più tardi protetto da un nobile che gli diè grado nell'esercito, nel quale Agatocle subito fece prova del suo valore.
Prosegue il Machiavelli raccontando come, tornato che Castruccio fu dalla Lombardia a Lucca, messer Francesco Guinigi morì e lasciò un figlio di tredici anni, di nome Paolo, nominando Castruccio tutore di esso, ed amministratore de' suoi beni. Paolo è personaggio immaginario come il padre e come tutto l'episodio, imitato anche questo da Diodoro, il quale narra in fatti che Agatocle sposò la vedova del suo protettore, e così di povero divenne ricco. Il modo con cui Castruccio, a poco a poco, prima coll'aiuto d'Uguccione della Faggiola signore di Pisa, poi contro la volontà di lui, riuscì a farsi padrone di Lucca, è narrato dal Machiavelli con maggiore verità. Ma la battaglia di Montecatini, nella quale i Fiorentini furono disfatti, e Castruccio combattè tanto valorosamente sotto gli ordini d'Uguccione, che per ciò appunto ne ingelosì e gli fu nemico, è descritta in un modo affatto arbitrario. Il Machiavelli fa ammalare Uguccione, che invece si trovò a comandare l'esercito, e ciò per dare il comando a Castruccio, cui attribuisce, a suo modo, tutto un disegno immaginario di battaglia. Divenuto Castruccio signore di Lucca, e capo dei Ghibellini di Toscana, per la morte d'Uguccione, segue la narrazione del modo con cui egli soppresse una ribellione in quella città.
E qui il Machiavelli imita di nuovo Diodoro, attribuendo al suo eroe una condotta simile a quella tenuta da Agatocle nello spegnere i propri nemici, condotta già ricordata e lodata tante volte nel Principe e nei Discorsi. Secondo Diodoro Siculo, Agatocle, formato prima, come capitano dei Siracusani, un grosso esercito, chiamò i capi del Consiglio dei seicento, sotto pretesto di ragionar con loro, e gli spense tutti. Indi sollevò contro i Grandi il popolo che li odiava, e furono così uccise da quattromila persone. Secondo il Machiavelli, Stefano di Poggio s'unì prima ai ribelli in Lucca; poi li sedò, e quando Castruccio fu tornato dal campo, si presentò a lui, mostrandogli come tutto era tranquillo per opera sua, e gli raccomandò i propri amici e parenti. Castruccio lo accolse con benevolenza e lo invitò a condur seco gli amici. Venuti sotto la data fede alla sua presenza, furono tutti presi e morti, dopo di che egli spense ancora molti altri, i quali potevano per ambizione aspirare ai primi onori, e così fu finalmente sicuro padrone di Lucca.[109]
Anche la narrazione del modo in cui Castruccio s'impadronì di Pistoia, è affatto immaginaria. Secondo il Machiavelli, egli si sarebbe messo d'accordo coi capi delle due parti che dividevano la città, facendo credere così agli uni come agli altri, che entrerebbe una tal notte per combattere gli avversarî. Invece, al momento stabilito, dato il segnale, s'impadronì subito degli uni e degli altri, facendoli tutti ammazzare. La città venne allora corsa in nome di Castruccio, e si sottomise insieme col contado, «tale,» così conchiude il Machiavelli, «che ognuno, pieno di speranza, mosso in buona parte dalla virtù sua, si quietò.»[110] Invece Pistoia fu ceduta da Filippo Tedici, che n'era capo. Sentendosi troppo debole per lottare ad un tempo contro Castruccio, contro i Fiorentini e contro i nemici interni, ingannò i secondi e s'arrese al primo, che lo fece suo capitano e gli dette in moglie la propria figliuola. Così almeno raccontano le Storie Pistoiesi, ben più credibili. Il Machiavelli, fra le altre cose, non dà a Castruccio nè moglie nè figli, quando ebbe moglie e molti figli, nove secondo il suo biografo Tegrimi.
Dopo la presa di Pistoia seguono storicamente due battaglie, che sono i fatti più importanti nella vita militare di Castruccio. La prima e principale fu quella di Altopascio (1325), nella quale i Fiorentini vennero pienamente rotti. E di questa il Machiavelli, che la descrive minutamente nelle sue Storie, non dice qui neppure una parola. Dopo varî altri fatti d'arme, Castruccio, divenuto duca di Lucca, Volterra, Pistoia, ecc., e vicario imperiale in Pisa, trovavasi in Roma, dove aveva accompagnato Lodovico il Bavaro. Ivi seppe che i Fiorentini avevano ripreso Pistoia. Corse allora a Lucca, formò un esercito, assediò Pistoia, e battè nello stesso tempo i Fiorentini, che volevano liberarla. Ma qui prese una febbre, di cui morì a Lucca. Ed anche di questo fatto militare, che è per la sua importanza il secondo nella vita di Castruccio, il Machiavelli tace affatto, per narrare invece battaglie immaginarie. Secondo lui, Castruccio, uscito di Lucca coll'esercito, incontrò i Fiorentini a Serravalle, dove è minutissimamente descritto uno scontro, che non avvenne mai, nel quale Castruccio avrebbe dato prova del suo grandissimo genio militare, rompendo il nemico. Divenuto così nuovamente padrone di Pistoia, corse verso Pisa, dove era scoppiata una congiura. Incontrò per via i Fiorentini, che lo assalirono con numerosissimo esercito, ed abbiamo a Fucecchio la descrizione minutissima di un'altra battaglia immaginaria, nella quale risplende di nuovo il genio militare di Castruccio, e i Fiorentini sono rotti un'altra volta. In queste due narrazioni, che sono smentite dalle Storie stesse del Machiavelli, si vede anche più chiaro che altrove, come nella sua Vita di Castruccio egli si fosse proposto di scrivere una specie di piccolo romanzo politico-militare, per dimostrare alcuni suoi concetti politici, e fra le altre cose, anche la grande superiorità che nella guerra i fanti hanno contro i cavalli. Ci dice infatti che Castruccio riuscì facilmente vittorioso contro i Fiorentini, perchè essi s'erano fondati sui cavalli, ed egli invece sui fanti. E questa fu sempre la teoria non senza valide ragioni sostenuta dal Machiavelli. L'aveva già prima accennata nei Discorsi; più tardi, come vedremo fra poco, l'espose a lungo e dimostrò teoreticamente nell'Arte della Guerra. Nella Vita di Castruccio cercò invece descriverla, e renderla visibile, con esempî da lui immaginati, ai quali dette un'apparenza storica, per renderli più efficaci.
La fortuna intanto, eterna dominatrice delle cose umane, continua il Machiavelli, come aveva sinora favorito Castruccio, volle, per dimostrare sempre meglio la propria potenza, troncarne a un tratto la vita, con una febbre che lo colpì dopo l'ultima sua gloriosa battaglia. Presso a morire, egli chiamò l'ipotetico suo successore, Paolo Guinigi, e gli tenne questo discorso: «Se avessi saputo, che la fortuna voleva troncare a mezzo il mio cammino, ti avrei lasciato più piccolo Stato e meno nemici. Ma essa vuole essere arbitra di tutto, e non mi ha dato tanto giudizio da conoscerla prima, nè tanto tempo da poterla poi superare. Io non presi moglie per dimostrarmi grato al sangue di tuo padre, che mi aveva protetto. Ora tocca a te cercar di mantenere il regno che ti lascio, e che acquistai con la guerra.» Paolo non ebbe però nè la virtù nè la fortuna di Castruccio, e subito perdette il regno. Così ci narra il Machiavelli; ma anche questo è un romanzo, perchè, come abbiamo già detto, Castruccio lasciò invece molti figli, e furono essi che ebbero lo Stato, e che per la loro incapacità lo perdettero.[111] Questa singolare biografia, che incomincia e finisce con l'esaltare l'onnipotenza della fortuna, ha come in appendice una serie di detti memorabili attribuiti a Castruccio. Si credette da molti che fossero quasi tutti cavati dagli Apoftegmi di Plutarco; ma fu invece dimostrato recentemente che sono in parte non piccola cavati dalla Vita d'Aristippo, scritta da Diogene Laerzio.[112]
Da tutto quello che abbiam detto, ci par che risulti chiaro quale scopo ebbe il Machiavelli nel comporre il suo scritto. Trovandosi a Lucca, meditò, com'era suo costume, sulla storia di quel paese, e naturalmente si fermò sopra il carattere e le avventure di Castruccio, ardito soldato, accorto politico, che fondò uno Stato nuovo, e fu un personaggio del genere del Valentino. E come questi, trasformato dalla fantasia del Machiavelli, era divenuto un suo ideale politico, così anche Castruccio, che più facilmente poteva essere trasformato, perchè più antico, divenne un altro suo ideale politico-militare. Facendone l'eroe d'un singolare romanzo storico, volle in lui personificare alcune delle idee espresse nel Principe e nei Discorsi, ma più ancora le teorie più tardi da lui esposte nell'Arte della Guerra. Dove la storia di Castruccio non bastava, gli attribuì fatti ricavati dalla vita d'Agatocle, e dove neppur questa era sufficiente, supplì colla sua immaginazione, che del resto fu quella che riunì e compose tutto a suo arbitrio. Può ben essere, come da molti si è ripetuto, che la Ciropedia di Senofonte o altri scritti dell'antichità dessero il primo suggerimento alla composizione di questo scritto. La vita di Castruccio fu sin dal principio, a cominciare dallo stesso Tegrimi, circondata da leggende. Il Machiavelli, ricordandola nei suoi Discorsi,[113] la dice scritta da lui per dimostrare quali sono le qualità che hanno, e che, per riuscire nelle loro imprese, è necessario abbiano i principi conquistatori. È certo in ogni caso, che la Ciropedia o altri lavori poterono dargli solo un qualche suggerimento intorno al genere del lavoro ed al modo di condurlo. Quanto alla sostanza, agl'intendimenti di esso, ai precetti che suggerisce, la Vita di Castruccio è tutta propria del Machiavelli e del suo tempo.
Non vi è quindi da maravigliarsi, se uno scritto composto con tali intendimenti ed in tal modo, desse occasione a molte dispute. I dubbî sullo scopo e sull'indole di esso cominciarono in fatti sin dalla sua prima apparizione, e persisterono sempre. Anche nella lettera più sopra menzionata di Zanobi Buondelmonti, questi diceva d'aver subito letto con piacere il nuovo lavoro del Machiavelli, insieme con molti amici degli Orti Oricellari, e tutti lo incoraggiavano a scrivere storie, «perchè voi qui vi alzate con lo stile più che non fate altrove.» Mentre però tutti erano in ciò d'accordo, «ciascuno si fermava e dubitava circa all'istoria ed alla esplicazione dei sensi e concetti vostri.» Osservava inoltre, e non senza ragione, che i detti da lui attribuiti a Castruccio parevan troppi, tanto più che alcuni di essi erano stati ad «altri antichi e moderni savi attribuiti.»[114] La narrazione della sua Vita di Castruccio procede veramente con una rapidità, con una evidenza e freschezza di stile che trascina, come gli seguiva ogni volta che, sotto una o un'altra forma, presentava e descriveva l'immagine de' suoi ideali prediletti.