A questo punto gl'interlocutori fanno una domanda simile ad un'altra, che il Machiavelli s'era già fatta nei Discorsi. Aveva in essi domandato: perchè mai gli antichi ebbero maggiori libertà, maggiori virtù politiche dei moderni? E la risposta era stata: perchè ebbero governi repubblicani, e perchè le religioni pagane esaltavano la forza, l'amor di patria, anche la ferocia dell'animo, quando invece il Cristianesimo pensa al cielo più che alla terra, ed esalta la mansuetudine al di sopra della forza. Solo fra gli Svizzeri ed i Tedeschi si trovano ancora esempî dell'antica virtù. E nell'Arte della Guerra Cosimo Rucellai domanda del pari: quale è la cagione per la quale l'Europa ebbe in antico tanti gran capitani, e così pochi ne ebbero l'Asia e l'Africa, così pochi se ne hanno oggi per tutto? «Gli antichi,» risponde Fabrizio Colonna, «ebbero in Europa molti principati o repubbliche, che, combattendo fra loro, educavano le virtù militari; i popoli dell'Oriente ebbero invece solo uno o due grandi imperi. L'Africa, per questo rispetto, si trovò in condizioni più fortunate, a cagione della repubblica cartaginese. Dalle repubbliche escono più uomini eccellenti che dai regni, perchè in quelle il più delle volte si onora la virtù, ne' regni invece si teme; onde ne nasce che nelle une gli uomini virtuosi si nutriscono, negli altri si spengono.[148] Quando poi in Europa, cresciuto l'impero romano, e divenuto signore del mondo, non vi furono più nemici da temere, allora la virtù militare scomparve per le ragioni stesse che l'avevano spenta fra i popoli dell'Oriente. I barbari, è vero, la divisero di nuovo; ma la virtù che una volta è venuta meno non rinasce così facilmente. Oltre di che, come fu già osservato, il Cristianesimo è più mite delle religioni pagane, e sotto di esso le cose non procedono perciò con l'antica ferocia.[149] Inoltre abbiamo ora grandi regni, che non temono i vicini, e piccole città, che si accostano ai potenti per farsi difendere da essi; così manca occasione a quelle lotte, che promuovono la virtù militare. Considerate la Magna, nella quale per essere assai principati e repubbliche, vi è assai virtù, e vedrete come tutto ciò che nella presente milizia è di buono, dipende dall'esempio di quei popoli, i quali, essendo gelosi dei loro Stati, temendo la servitù, che altrove non si teme, tutti si mantengono sicuri ed onorati.»[150]
In fine del secondo libro, Cosimo ricorda a Fabrizio, che della cavalleria non ha ancora parlato. E questi risponde, che ha taciuto, perchè essa ha minore importanza della fanteria, e perchè era allora in assai migliori condizioni. «Se non è più forte dell'antica, le è certo pari.» La vorrebbe perciò poco o punto mutare. Porrebbe fra i cavalleggeri qualche scoppiettiere, più per far paura ai paesani, che per produrre effetto reale. Vorrebbe per ogni battaglione 150 uomini d'arme e 150 cavalli leggieri; vorrebbe diminuito molto il numero eccessivo in Italia dei cavalli e dei carri, che portavano le armi e gli arnesi della cavalleria. Nè altro aggiunge. Gli studî, la principale esperienza del Machiavelli, e quindi le proposte che faceva, si riferivano quasi sempre alla fanteria.
Nel terzo libro si ordina l'esercito, per poter venire a giornata col nemico. Il più grande errore che si possa commettere, secondo il Machiavelli, è quello di dare all'esercito, come facevano al suo tempo, una sola fronte, una sola linea di battaglia, obbligandolo così ad un impeto e ad una fortuna sola. Questo avveniva perchè non si sapevano imitare i Romani, «i quali dividevano la legione in Astati, Principi e Triarî. I primi erano nella fronte, con ordini spessi; i secondi seguivano più radi, in modo da potere all'occorrenza ricevere i primi, quando questi dovevano retrocedere; i terzi, più radi ancora, per ricevere i primi ed i secondi. I Greci, armati di lunghe lance, non avevano questo modo di rifarsi; ma il soldato che cadeva, veniva sostituito da chi gli era dietro, e così le file restavano sempre piene, salvo l'ultima che andava diradando. Siffatto ordine imitarono in principio anche i Romani; poi non piacque loro, e divisero le legioni in coorti o in manipoli, perchè giudicarono, che quel corpo avesse più vita, che aveva più anime, ed era composto di più parti, ciascuna delle quali per sè stessa si reggesse.[151] Gli Svizzeri sono tornati alla falange greca, e dividono il loro esercito in tre grossi battaglioni, che scalano così: il secondo a destra e dietro al primo; il terzo più indietro ancora, a sinistra. I primi, ritirandosi, non possono essere ricevuti nei secondi e terzi; ma questi s'avanzano, invece, a soccorrere i primi, quando è necessario. E però, come la solidità delle falangi dovette cedere di fronte alla mobilità ed articolazione della legione romana, così i grossi battaglioni svizzeri debbono cedere di fronte alla nostra Ordinanza, pronta a combattere da ogni lato; a rifarsi tre volte, quando deve retrocedere; a prendere ogni forma; a resistere contro i cavalli con la picca, contro i fanti con la spada.»[152]
Il Machiavelli compone il suo esercito normale di quattro battaglioni, diviso ciascuno in dieci battaglie, come dieci erano le coorti della legione descritta da Vegezio. In tutto sarebbero 24,000 fanti e 1200 cavalli; ma egli dice che, per maggiore semplicità, fa i suoi ragionamenti solo su due di essi, o sia 12,000 fanti e 600 cavalli, potendo con facilità le stesse osservazioni applicarsi ad un doppio numero di uomini. Pone adunque in prima linea dieci battaglie, sei in seconda, e quattro in terza, perchè la prima linea, ritirandosi, possa essere ricevuta nella seconda, e ambedue nella terza. Ogni battaglia ha le picche nelle prime linee e gli scudi nelle altre. Ai fianchi dell'esercito sono disposte le picche chiamate straordinarie, perchè da ogni lato si possa far fronte ai cavalli nemici. Pone la sua cavalleria alle ali, l'artiglieria dinanzi. Se queste battaglie, durante la mischia, si ristorano nel modo che egli ha chiamato romano, le prime ritirandosi cioè nelle seconde, ed ambedue nelle terze, dentro ciascuna di esse invece gli uomini si aiutano seguendo il modo proprio della falange greca, colui che è indietro avanzandosi cioè a prendere il posto del compagno che gli è caduto dinanzi.
I due eserciti sono ora di fronte, e Fabrizio Colonna espone come procede il suo. Le artiglierie tirano e fanno poco altro che fumo. Subito dopo i militi e la cavalleria leggiera escono sparsi per la campagna, ed assaltano il nemico, la cui artiglieria ha già tirato, ma i colpi sono passati sul capo dei fanti di Fabrizio. Le picche resistono fieramente all'assalto; quando però la mischia si stringe non possono più nulla, e si ritirano per dar luogo ai fanti armati di scudo e di spada, i quali disfanno il nemico.
Dopo che Fabrizio Colonna ha con calore e minutamente descritto questa battaglia, Luigi Alamanni domanda: «Perchè avete voi fatto tirare una sola volta le vostre artiglierie, e poi subito smettere; perchè mai avete posto quelle del nemico in modo che i colpi sono passati sul capo dei vostri? Io invece ho sentito da molti spregiare le armi e gli ordini degli antichi, dicendo che sarebbero ora inutili contro le artiglierie, le quali rompono gli ordini e passan le corazze.» «È vero,» risponde Fabrizio, «che feci tirare una volta sola, ed anche di ciò stetti in dubbio, perchè, più del percuotere il nemico coi miei cannoni, m'importa non essere io percosso dai suoi.[153] È quindi necessario andar contro alla sua artiglieria subito e con ordine rado, per non lasciargli tempo ad offendere, e perchè in ogni caso esso tiri solo contro uomini sparsi. Esitai, come ho detto, perfino a tirare la prima volta, perchè so che il fumo delle artiglierie ti leva la vista del nemico. E feci passare i suoi colpi sulla testa dei miei uomini, questo essendo ciò che di fatto segue quasi sempre. Sono in vero le artiglierie così difficili a trattare, che quando appena tu le alzi, passano sul capo al nemico, ed ogni poco che le abbassi, danno in terra. Appiccata poi che è la zuffa, riescono addirittura inutili. So bene che molti presumono essere contro le artiglierie affatto inefficaci gli ordini antichi, quasi se ne fosse ora trovato uno nuovo, che riesca utile contro di esse. Se voi lo conoscete, avrò caro che me l'insegnate, perchè infino a qui io non ce ne so vedere alcuno, nè credo se ne possa trovare. Vorrei sapere da voi, perchè i soldati a piedi dei nostri tempi portano ancora il petto ed il corsaletto di ferro, e perchè quelli a cavallo sono sempre tutti coperti di ferro? Gli Svizzeri, a similitudine degli antichi, formano battaglioni stretti di sei o ottomila uomini, e tutti gli hanno imitati. Non v'è contro le artiglierie un ordine più pericoloso che l'ordine stretto, eppure è quello che oggi prevale. Se questi modi non difendono dalle artiglierie, contro le quali non v'è rimedio che valga, essi difendono sempre dai fanti, dai cavalli, dalle picche, dalle spade, dalle balestre, ecc. Del resto, se oggi è ancora possibile mettere il campo sotto una città, di dove le artiglierie ti offendono senza essere offese, molto più possiam farlo in una pianura aperta, senza sbigottirci e senza presumere che sia possibile mai abbandonare gli ordini antichi. Questo esercito adunque manterrà sempre il vantaggio sugli altri dei nostri tempi, perchè, meglio ordinato ed armato, può fermare al primo scontro il nemico, e disfarlo poi quando si accosta; può riprendere la battaglia tre volte, senza mai confondersi; può facilmente combattere da ogni lato.»[154]
Nel quarto e quinto libro si parla dei movimenti di tutto l'esercito, tenendo sempre dietro all'esempio romano, senza che il Machiavelli possa molto aggiungere di nuovo per esperienza propria, non essendosi trovato mai nè a grandi guerre, nè fra grandi moltitudini di armati. Ed è qui che incomincia a fare uso frequentissimo di Frontino, da lui pigliando continuamente gli esempî di astuzie e stratagemmi di guerra, che suggerisce.[155] Ciò a cui ora più costantemente mira, si è il poter dare all'esercito, con grande rapidità, anche in presenza del nemico, tutte quante le possibili forme. Egli biasima però sempre il distenderne molto la fronte, giudicando che sia cosa pericolosissima.[156] Il troppo poco conto che faceva delle armi da fuoco, non gli rendeva possibile prevedere, che esse avrebbero reso necessaria una formazione sempre più larga e meno profonda.
Quando l'esercito si trovi molto scarso di cavalli, il Machiavelli consiglia di ordinarlo, potendo, fra vigne ed alberi, come fecero gli Spagnuoli alla Cerignola. Consiglia di porre la parte più forte de' suoi contro la più debole del nemico, per poter meglio, ritirandosi da un lato, circondarlo dall'altro.[157] E questa fu in ogni tempo l'arte dei grandi capitani. Alcune altre sue osservazioni possono dirsi più di senso comune che veramente di arte della guerra, sebbene anche in questa l'ingegno naturale di colui che comanda, e la sua conoscenza degli uomini ebbero ed avranno sempre una importanza superiore alle cognizioni tecniche. Il Machiavelli raccomanda il segreto in tutte le imprese militari, lo studio e la conoscenza dei luoghi, e dice che giova sopra ogni cosa saper mettere il soldato nella condizione di potersi salvar solo colla vittoria. «Le necessità possono essere molte, ma quella è più forte, che ti costringe a vincere o morire.»[158] Gli esempî che adduce in questi due libri, sono quasi tutti cavati dalla storia antica.
E così ancora nel sesto libro, dove discorre del modo d'alloggiare l'esercito, cerca attenersi ai Romani, quantunque sia pur necessario che se ne allontani più d'una volta, a cagione delle mutate condizioni dei tempi. Il Colonna comincia col riconoscere che sarebbe stato forse più opportuno «alloggiare prima l'esercito, per farlo poi muovere e finalmente combattere.» Ma volendo egli dimostrare come poteva, camminando, ridurlo a un tratto dalla forma tenuta nell'avanzarsi a quella della zuffa, fu indotto a cominciare dall'ordinario a battaglia più presto che poteva.[159] E viene ora a parlar degli alloggiamenti, senza molto aggiungere di nuovo, che meriti particolar menzione. Qui egli ordina non più due, ma quattro battaglioni, cioè tutto quanto l'esercito normale di 24,000 fanti e circa 2000 cavalli. Come i Romani componevano il loro esercito di 24,000 fanti, e nei casi estremi non superarono, secondo il Machiavelli, quasi mai il numero di 50,000, «coi quali poterono vincere 200,000 Francesi, così debbono fare i moderni.[160] I popoli dell'Oriente e quelli dell'Occidente fecero, è vero, la guerra con le moltitudini armate; ma questi si fondarono tutti sulla loro naturale e selvaggia ferocia, quelli sulla grande reverenza e passiva obbedienza ai loro re. Per i popoli meridionali in Italia ed in Grecia, dove mancano così la naturale ferocia, come la passiva obbedienza, fu necessario ricorrere alla disciplina, la quale ha tanta forza, che con essa i pochi e bene ordinati poterono vincere il furore e la ostinazione dei molti. Gli antichi fecero ogni cosa meglio di noi, massime nella guerra, e chi vorrà imitarli non deve formare eserciti troppo numerosi, perchè si disordina la disciplina e si genera confusione.»[161] A mantenere con sicurezza questa disciplina, propone che la pena ed in parte anche il giudizio sieno dati popolarmente, come avevano fatto i Romani e come facevano gli Svizzeri, presso i quali chi violava la disciplina veniva ammazzato dai propri compagni d'arme. «E ciò,» egli dice, «è assai bene considerato, perchè il reo non troverà mai difensori in coloro che lo avranno punito.»[162] Fra i consigli o suggerimenti dati in questo libro, ve n'è qualcuno che torna a ricordarci quanto, così nella guerra, come nella pace, la moralità di quei tempi fosse diversa dalla nostra. Il Machiavelli dice, per esempio, che alcuni abbandonavano il campo con tutti i viveri al nemico, per poi sorprenderlo quando s'era ripieno di vino e di cibo, ed aggiunge, senza altro osservare, che qualche volta, per meglio riuscire, si avvelenavano prima i vini.[163]
Il valore di quest'opera si rialza di nuovo nel settimo ed ultimo libro, nel quale l'autore espone alcune idee assai notevoli intorno alle fortificazioni, e poi conclude. Le fortificazioni erano da un pezzo materia di studî, fatti in Italia e fuori da valenti ingegneri civili e militari. Ma l'uso delle artiglierie rendeva adesso necessaria anche in ciò una trasformazione radicale. Le antiche mura assai alte venivano facilmente abbattute dai cannoni, e le altissime torri non facevano più danno al nemico, perchè su di esse non potevano portarsi le artiglierie, nè il gettar sassi o altro noceva a chi poteva ora tenersi lontano. Si cercavano quindi costruzioni più basse e più solide, sulle quali fosse possibile portare i cannoni. Di tutto ciò il Machiavelli aveva avuto qualche esperienza, così al campo di Pisa, come nell'apparecchiare la difesa di Firenze e di Prato contro gli Spagnuoli nel 1512. Più tardi, quando però il suo libro era stato già scritto, dovè occuparsene di nuovo col celebre Pietro Navarro, per apparecchiare la difesa della sua città nativa contro l'esercito di Carlo V.