[104]. Qui si può notare un primo errore, giacchè erano 90 e non 72, e coi supplenti, cui accenna anche il Machiavelli, formavano un Consiglio di 120. Così almeno dice lo Statuto del 1446, che era allora sempre in vigore.
[105]. Qui le stampe dicono un Potestà fiorentino, ma è certo un errore, invece di Potestà forestiero. Da tutti gli ufficî che in Lucca si dovevano dare ad un forestiero, erano sempre esclusi i Fiorentini e i loro sudditi.
[106]. Questa lettera fu due volte pubblicata, in due forme diverse, nelle Opere (P. M.). Nel vol. I, pag. LXXXVIII, la stampa è abbastanza corretta, tranne la data, Ex Florentia, ultima iunii MDXXX, che è errata. Invece nel vol. VI, a pag. 210, è corretta la data, Ex Palatio fiorentino (l'originale però dice, Ex Florentia) ultima iulii MDXX, ma la lettera poi ha parecchi errori. E così pure è detto erroneamente, che essa si trova nelle Carte del Machiavelli, cassetta V, n. 51, quando si trova al n. 41, com'è ricordato nel vol. I.
[107]. Diamo in Appendice, doc. VIII, una lettera del 30 luglio, scritta da Bernardo Machiavelli al padre in Lucca, e nel doc. IX una allo stesso di Filippo de' Nerli, in data 1º agosto 1520. Diverse altre del medesimo tempo furono pubblicate nelle Opere (P. M.).
[108]. La lettera del Buondelmonti trovasi fra le Carte del Machiavelli, cass. V, n. 43, e fu pubblicata nelle Opere (P. M.). vol. I, pag. LXXXVII.
[109]. Opere, vol. II, pag. 413.
[110]. Ibidem, vol. II, pag. 414.
[111]. Per la vita di Castruccio si possono fra gli altri consultare la biografia latina, scritta da Niccolò Tegrimi, stampata la prima volta a Mantova per M. Dominicum Rocociolam 1496, ristampata a Parigi nel 1546, e poi nel 1742 a Lucca insieme con la versione italiana; Le attioni di Castruccio Castracane degli Antelminélli, signore di Lucca, etc.: Roma, presso gli eredi Gigliucci; Pignotti, Storia della Toscana, libro III, in fine. Il signor F. L. Polidori pubblicò un Esame critico della vita di Castruccio Castracani, nella sua edizione delle Opere minori del Machiavelli (Firenze, Le Monnier, 1852), pag. 33 e segg. In questo esame egli si fermò principalmente a notare gli errori storici che si trovano nel lavoro del Machiavelli, cosa cominciata a fare assai prima anche da altri.
Era stato già da molti osservato, che in questo lavoro del Machiavelli si trovavano imitazioni dall'antico. Crediamo però che il prof. C. Triantafillis sia stato il primo a dimostrare come la narrazione fosse in gran parte imitata dalla Vita d'Agatocle, narrata da Diodoro Siculo. Vedi Sulla vita di Castruccio Castracani scritta da Niccolò Machiavelli, ricerche di C. Triantafillis. Questo lavoro, pubblicato nell'Archivio Veneto, tomo X, parte I, anno 1875, venne poi ripubblicato in opuscolo a parte: Venezia, tipografia del Commercio, 1875.
[112]. Il Menagio, nella Biblioteca del Fabricio, aveva affermato che i detti memorabili dal Machiavelli attribuiti a Castruccio erano presi dagli Apoftegmi di Plutarco; ma il prof. Triantafillis ne trovò undici evidentemente copiati dalla Vita d'Aristippo di Diogene Laerzio, autore (è bene notarlo) già tradotto dal Traversari nel secolo XV. Giacomo Leopardi, nei Pensieri, vol. VII, p. 310, osserva che questi detti erano tutti o quasi tutti gli stessissimi «che il Laerzio, ecc., riferiscono di filosofi antichi, mutati solo i nomi.»