[131]. Opere, vol. IV, pag. 209-10.

[132]. Opere, vol. IV, pag. 218. Ecco le parole di Vegezio: «Sit ergo adolescens, Martio operi deputandus, vigilantibus oculis, erecta cervice, lato pectore, humeris musculosis, valentibus brachiis, digitis longioribus, ventre modicus, exilior cruribus, suris et pedibus non superflua carne distentis, sed nervorum duritia collectis.» F. Vegetii, op. cit., lib. I, cap. VI, pag. 9. Anche le parole del Machiavelli, che, nel brano qui sopra riportato, accennano alle qualità morali del soldato, sono imitate dallo stesso autore. Qui ed altrove egli lo ricorda, come sempre, indirettamente, senza mai nominarlo. Nel cap. VII, Vegezio continua: «Iuventus enim, cui defensio provinciarum, cui bellorum committenda fortuna est, et genere, si copia suppetat, et moribus debet excellere. Honestas enim idoneum militem reddit. Verecundia dum prohibet fugere, facit esse victorem. Quid enim prodest si exerceatur ignavus? si pluribus stipendiis moretur in castris? Nunquam exercitus profecit, tempore cuius [belli] in probandis tironibus claudicarit electio.» È il concetto, e spesso anche son le parole medesime adoperate dal Machiavelli.

[133]. Opere, vol. IV, pag. 212-16.

[134]. Il concetto politico ed il concetto militare del Machiavelli, come abbiam detto, s'immedesimano sempre e ne formano uno solo, il secondo essendo conseguenza logica del primo. L'esercito popolare, nazionale porta di necessità la preponderanza della fanteria. Anche le trasformazioni militari sono nella storia conseguenza delle trasformazioni sociali e politiche. Vedi a questo proposito: L. Blanch, Della scienza militare, considerata ne' suoi rapporti colle altre scienze e col sistema sociale. Discorsi nove: Napoli, Porcelli, 1831.

[135]. Che, oltre Livio, Cesare ed i soliti autori noti al Machiavelli, questi si fosse valso nell'Arte della Guerra principalmente di Vegezio, era stato già da molti osservato. Il primo però, che io sappia, il quale notò l'uso frequentissimo che, nella stessa opera, il Machiavelli fece di Frontino, è stato il signor Burd. Dopo il suo pregevole lavoro, da noi più volte citato, nel quale cercò le fonti antiche del Principe, ne ha fatto un altro simile sull'Arte della Guerra: The literary sources of Machiavelli's «Arte della Guerra» together with some illustrative diagrams. È uno studio assai pregevole, nel quale sono messe in luce moltissime imitazioni da autori greci e latini, che erano rimaste finora inosservate. Citiamo, fra molte altre, non poche imitazioni da Polibio. In fine del lavoro sono aggiunte alcune tavole, che danno chiara e precisa idea dell'ordinamento militare proposto dal Machiavelli, correggendo le inesattezze che si trovano in quelle stampate nelle edizioni delle Opere. Questo lavoro sarebbe utilissimo anche per una nuova edizione dell'Arte della Guerra. Il signor Burd, con una cortesia, di cui non sapremmo abbastanza ringraziarlo, volle permetterci di farne uso, inviandoci dall'Inghilterra il manoscritto. Nel ringraziarlo, noi facemmo voti che, a benefizio degli studiosi, le sue nuove ricerche venissero ben presto date alla luce. E più tardi, d'accordo col collega O. Tommasini, ci riuscì di farle pubblicare, tradotte in italiano, col titolo, Le Fonti letterarie di Machiavelli nell'«Arte della Guerra», fra le Memorie della classe di scienze morali storiche e filologiche, vol. IV, Parte I. Seduta del 21 maggio 1896.

[136]. Arte della Guerra, lib. II, nelle Opere, vol. IV, pag. 231. Qui, si è valso di Polibio, che descrive a lungo la falange greca (XVIII, 12-16). Nella pagina precedente (230), in cui parla delle armi dei Romani, si valse di Polibio e forse anche, come suppone il Burd, di Giuseppe Flavio. È singolare poi, come osserva lo stesso signor Burd, che mentre il Machiavelli ha certamente preso la descrizione dello scudo da Polibio, di cui ripete le parole, ponga la spada (gladius hispaniensis) del legionario, non a destra come dice Polibio, e come usava generalmente, a cagione dello scudo; ma a sinistra, come dice Giuseppe Flavio (Bell. Jud., III, 55), e come i monumenti provano che usava a suo tempo.

[137]. Fra le altre cose, dice di non ricordare che, nella battaglia di Pydna (168 a. C.) fra L. Emilio Paolo e Perseo, figlio di Filippo V re di Macedonia, si parli di scudo. Ma da Livio (XLIV, 36-43), che il Machiavelli ben conosceva, apparisce che coloro i quali portavano la sarissa, avevano anche uno scudo leggiero, il che vien confermato da Plutarco (Aem. Pau., 16-23), che il Machiavelli pur conosceva. Ed è però che, come diciamo nel testo, più di un moderno trovò difficile capire in che modo si potessero adoperare insieme lo scudo e la lunghissima sarissa.

[138]. Arte della Guerra, lib. II, pag. 230-39. Le osservazioni sulla cavalleria, che si trovano a pag. 239, son fra quelle che al maggiore Jähns sembrano tali, che potrebbero essere scritte da un tattico moderno.

[139]. Se si paragona Vegezio, lib. I, cap. IX-XVIII, pag. 12, 13, 14, 19, con l'Arte della Guerra del Machiavelli, lib. II, pag. 243-45, si vedrà chiaramente l'imitazione e spesso anche la traduzione.

[140]. Arte della Guerra, pag. 246.