[198]. Questo scritto autografo si trova nelle Carte del Machiavelli, cassetta I, n. 63. Vedi Appendice, doc. XII. Ne fu pubblicato un brano dal signor Amico nella sua Vita di N. Machiavelli, a pag. 269. Egli lo crede un abbozzo di lettera scritta al cardinal Soderini, quando fu la prima volta istituita l'Ordinanza. Leggendolo con attenzione, si vede però che non è una lettera, ma una proposta indirizzata al cardinal de' Medici, per ricostituire l'Ordinanza.
[199]. Filippo de' Nerli, Commentarî, pag. 137-8.
[200]. Nardi, vol. II, pag. 83-4. Di tutto ciò parla minutamente anche Iacopo Pitti, nella sua Storia fiorentina, lib. II, pag. 122. (Arch. stor. it., vol. I). Dice che era apparecchiata la Provvisione per la riforma, ed a pag. 124 la riepiloga, dando un sunto di quella stessa che era stata scritta dal Machiavelli, il che ci conferma che questi ne aveva ricevuto commissione dal Cardinale.
[201]. Nardi, Storia, vol. II, pag. 85; Capponi, Storia della repubblica di Firenze, vol. II, pag. 336; Pitti, Storia fiorentina, pag. 125.
[202]. «Ma non riuscendo l'impresa del signor Renzo..., si trovarono poi Zanobi e Luigi implicati in quella congiura, senza poterla eseguire, e dubitando, essendosene troppo allargati, che ella non si scoprisse; però amendue erano tanto più di quelli che assai sollecitavano il cardinale de' Medici, perchè si mettessero in esecuzione i disegni di sopra narrati, e que' vani parlamenti, che andavano attorno per la nuova riforma del governo, parendo loro, se tale effetto seguiva, d'assicurarsi de' pericoli che portavano scoprendosi la loro congiura, la quale male si poteva più mandare ad effetto.» Nerli. Commentarî, pag. 138.
[203]. Nardi, Storia, vol. II, pag. 89.
[204]. Furono pubblicati da Paolo Piccolomini nel Giornale Storico della letteratura italiana, 1902, vol. XXXIX, pag. 327 e segg.
[205]. Et mortuus non posset damnari, dice la sentenza. Vedi i Documenti su questa congiura pubblicati nel Giornale Storico degli Archivi Toscani, vol. III, pag. 123 e segg.: Firenze, Vieusseux. La sentenza relativa a Piero Soderini trovasi a pag. 133-4. Egli morì e fu sepolto in Roma. Nel coro della chiesa del Carmine a Firenze, che era stato costruito dalla sua famiglia, si vede un monumento fatto da Benedetto da Rovezzano, che il Soderini avrebbe, così almeno si dice, destinato a sè stesso.
[206]. A. D'Ancona, Origini del teatro italiano, vol. II, pag. 456 n. ed altrove, 2ª edizione: Torino, Loescher, 1891; A. Solerti, La rappresentazione della Calandria a Lione nel 1548, nella Raccolta di Studi critici dedicata ad Alessandro d'Ancona, Torino, Loescher, 1901.
[207]. Vedi il prologo della Calandra nel Teatro italiano antico, vol. I, pag. 195-7: Milano, Società tipografica dei Classici italiani.