[322]. Di ciò abbiamo parlato più a lungo nel nostro libro: I primi due secoli della Storia di Firenze, vol. due: Firenze, Sansoni, 1905. Vedi cap. 3 e 4, e la nota 2 a pag. 188 e seg.

[323]. Pare che, sebbene qui il Machiavelli avesse dinanzi a sè quasi unicamente il Villani, pure continuasse di tanto in tanto a gettar qualche sguardo anche alla storia di Flavio Biondo. Parlando in fatti della nuova costituzione fiorentina, egli dice: «Con questi ordini militari e civili fondarono i fiorentini la loro libertà. Nè si potrebbe pensare quanto di autorità e forze in poco tempo Firenze si acquistasse; e non solamente capo di Toscana divenne, ma in tra le prime città d'Italia era numerata, e sarebbe a qualunque grandezza salita, se le spesse e nuove divisioni non l'avessero afflitta.» Opere, vol. I, pag. 70. E Flavio Biondo, a pag. 299, dopo avere esposta la riforma, osserva: «Crevitque mirum in modum, sub ea libertate populi fiorentini, simul cum potentatu audacia, adeo ut finitimos Hetruriae populos contraria sentientes, aut foederibus sibi coniungere, aut viribus domare coeperit.»

[324]. Opere, vol. I, pag. 78.

[325]. Opere, vol. I, pag. 79.

[326]. Ibidem, pag. 84.

[327]. Opere, vol. I, pag. 118-120.

[328]. Opere, vol. I, pag. 121 e seg.; Villani, Cronica, vol. IV, lib. XII, cap. 15; 16, 17, 18.

[329]. Opere, vol. I, pag. 129.

[330]. Ibidem, pag. 137.

[331]. Secondo ciò che dice nel Proemio, il secondo libro avrebbe dovuto arrivare invece fino al 1375.